La proroga dell’IVA per sport e terzo settore non è un miraggio

L’entrata in vigore del nuovo regime IVA per sport e no-profit non avverrà il 1° gennaio 2025. A confermare lo slittamento, come riportato da Italia Oggi e da importanti organismi che operano nel comparto, arrivano le parole del Viceministro al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Maurizio Leo, che all’assemblea della CIA – Agricoltori italiani ha ribadito quanto annunciato qualche giorno prima da Maria Teresa Bellucci, Viceministro al Ministero delle Lavoro e delle Politiche sociali con delega al terzo settore. Il dialogo serrato tra MEF e MLPS dovrebbe scongiurare uno scenario che metterebbe sotto pressione, non solo fiscale, tutte quelle realtà che svolgono una funzione sociale delicata ed importante per la coesione del sistema Paese.

Per il 2025 non ci sarà il passaggio dal regime di esclusione ad esenzione IVA

Gli enti di terzo settore e le associazioni e società sportive dilettantistiche possono tirare un sospiro di sollievo. Il passaggio dal regime di esclusione a quello di esenzione IVA, voluto dal legislatore per rispondere ad una procedura d’infrazione avviata dalla Commissione europea nei confronti dell’Italia, non si materializzerà con il cambio del calendario. Per il momento, sono congelati tutti quegli adempimenti, come l’apertura della partita Iva ed il registratore di cassa, solo per citarne due, che avrebbero potuto mettere in ginocchio soprattutto quei piccoli sodalizi che promuovono il bene comune, le discipline sportive, i corretti stili di viti e la cultura o che favoriscono l’aggregazione, il benessere e la socialità.

Un anno di tempo ancora per vagliare correttivi e dialogare con Bruxelles

Nel frattempo, il Governo si sta dedicando ad approfondire la questione. Sono al vaglio dei Ministeri competenti tutti quei paletti ed indicatori che potrebbero stabilire in futuro quale realtà rimarrà nell’ambito dell’esclusione e quale no. Una differenziazione potrebbe riguardare la grandezza dell’organizzazione no-profit o delle associazioni sportive. Quelle più piccole saranno sicuramente più tutelate.

La partita però è doppia. Oltre che sul fronte nazionale, dove si vagliano correttivi e regole per l’esclusione dell’IVA, si gioca anche sul campo europeo, visto che si tratta di un tributo armonizzato a livello continentale. Con Bruxelles il dialogo dovrà essere costruttivo e conciliante. Il ruolo del nuovo commissario Raffaele Fitto potrebbe facilitare l’operazione del Governo italiano ed aprire qualche breccia nelle ferree regole europee.

Per i prossimi 12 mesi, Bruxelles permettendo, non dovrebbero esserci sorprese. Ci sarà tutto il tempo per comprendere meccanismi e criteri che stabiliranno quali realtà dello sport e del terzo settore saranno soggette al regime di esclusione e quali a quello di esenzione dell’imposta sul valore aggiunto.

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