Di diritto nella storia e nella leggenda. E forse anche di più. Jannik Sinner, domenica 13 luglio, ha compiuto un’altra impresa eccezionale. A soli 23 anni e 331 giorni, trionfando sulla gloriosa erba verde di Wimbledon, è entrato nel pantheon dello sport nazionale. Per la prima volta, dal 1877 ad oggi, nell’albo d’oro dei vincitori all’All England Club c’è il nome di un italiano. Sinner ha reso possibile ciò che sembrava solo un sogno, qualcosa di inarrivabile e che in passato l’Italia ha solo sfiorato con Matteo Berrettini.
Battendo in finale Carlos Alcaraz con il punteggio di 4-6, 6-4, 6-4, 6-4, il ragazzo di San Candido ha potuto stringere tra le sue mani quella coppa d’argento dorato che per chi impugna una racchetta rappresenta la massima aspirazione.
Dopo averci portato sulla luna, tanto per citare le parole di Paolo Bertolucci dello scorso novembre, quando il numero 1 delle classifiche trionfò alle ATP Finals di Torino, Sinner ci ha fatto compiere un viaggio verso pianeti ignoti. Non rossi come Marte o la terra del Foro Italico e del Roland Garros, ma verdi e viola, come i colori dei Championships.
Wimbledon, fino a domenica scorsa, era un territorio inesplorato. Per certi versi, rappresentava l’Iperuranio. Invece, verso le nove di sera italiane, quando a Londra il sole tramontava e l’afa veniva smorzata, Sinner ha trasformato un’idea in materia.
Al secondo match point ha chiuso i giochi, ma non gli occhi. Quindi, ha disteso il suo sorriso ed alzato le braccia al cielo in segno di vittoria, prima di piegarsi sulle ginocchia. Una sorta di inchino di fronte ai Reali di Inghilterra e a tutti quegli atleti, in primis il suo rivale, che avevano già inciso il loro nome nella storia di questo meraviglioso torneo.
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A Wimbledon Sinner si prende la rivincita su Alcaraz
Per l’ennesima volta, il nostro alfiere ha dimostrato a tutto il mondo come si possa crescere dopo una dolorosa battuta d’arresto. Se la vittoria a Torino ha rappresentato il degno superamento della delusione provata un anno prima contro Djokovic, il trionfo di Wimbledon ha le sue radici rosso-brune nelle finali di Roma e Parigi perse contro Carlos Alcaraz.
Le due sconfitte subite da Sinner sulla superficie più lenta avrebbero potuto lasciare uno squarcio nell’anima e non una semplice lesione. Quei tre match point sciupati al Roland Garros avrebbero potuto minare e scalfire la solidità mentale di chiunque e togliere certezze.
Invece, l’azzurro ha ricordato a tutti perché è il numero 1 del mondo dal 10 giugno 2024. È un gigante sotto ogni punto di vista. Non si abbatte mai. Dopo un errore, anche banale, o una sconfitta, ha la capacità di resettare tutto in un nanosecondo e di ripartire, facendo leva sulle sue certezze e sulla capacità di trarre il massimo degli insegnamenti da ogni partita e da ogni singolo punto. Così ha fatto a Wimbledon, un torneo che l’ha visto soffrire solo contro Dimitrov.
Resiliente, resistente alle noie fisiche, inarrestabile nel suo gioco e problem solver. L’altoatesino trova sempre una soluzione. Chiedere a Shelton e Djokovic per conferma. Lo statunitense, nel corso della conferenza stampa dopo i quarti di finale, ha dichiarato di non aver mai visto nulla di simile. Il serbo, invece, ha capito che in questo momento può essere il terzo della classifica. Può giocare e vincere ancora contro chiunque, ma per battere l’italiano e lo spagnolo deve raschiare il fondo del barile. I suoi super poteri nulla possono contro Sinner ed Alcaraz.
Sinner e Alcaraz, due talenti destinati a dettare legge nel tennis
Sinner contro Alcaraz, come ci aveva fatto capire la sapiente matita di Grant Greunhaupt, l’autore dell’iconico poster di Wimbledon nel 2023 (i due tennisti venivano raffigurati, insieme ai grandi campioni dei Championships, ai piedi della scalinata in legno dell’All England Club), è il presente e sarà il futuro del tennis. È rispetto e sana rivalità. È dualismo e duopolio. Più avanti, forse, ci sarà anche spazio per un’amicizia al di fuori dei tabelloni tennistici. Per ora, è il meglio che il tennis mondiale possa offrire. Sinner contro Alcaraz rappresenta la finale che tutti vorrebbero vedere.
Il murciano, avanti nel testa a testa per 8 match a 5, non è l’alter ego dell’altoatesino e neppure la sua nemesi. Alcaraz è qualcosa di più. È l’altra faccia della medaglia. Se Sinner è costanza, risposta e concentrazione, lo spagnolo è manualità, creatività e rapidità. Entrambi, come li ha definiti sulla Gazzetta dello Sport Marco Bucciantini, sono due giocatori ipermetropi.
Attenzione, non si tratta di un difetto, ma di una qualità. I primi due tennisti delle classifiche ATP riescono a vedere molto bene ciò che accade lontano, dall’altra parte del campo. Per certi versi, grazie alle loro capacità, sono dei visionari. Disegnano traiettorie ed imbrigliano l’avversario di turno a suon di cannonate precise da fondo campo con il dritto ed il rovescio (Sinner) o di smorzate, volée e palle corte mortifere che lasciano di stucco il dirimpettaio (Alcaraz).
Benvenuti nel regno di Sincaraz
Ormai è chiaro: l’epopea dei fab four (Federer, Nadal, Djokovic e Murray) è archiviata, con buona pace del gigante serbo ancora presente nel circuito internazionale. Dopo un 2024 in cui il classe 2001 di San Candido ed il 2003 di El Palmar si sono equamente divisi i 4 tornei del Grande Slam, il 2025, se mai ce ne fosse stato bisogno, ha ufficializzato il regno di Sincaraz.
Due campioni destinati a regalarci storie e finali leggendarie. Due talenti che non si soffermeranno mai troppo su ciò che hanno fatto, conquistato o compiuto, ma che, alimentandosi della loro rivalità, proveranno a migliorarsi ancora. Anche di quello 0,01%, come promesso da Sinner a margine della vittoria londinese, che fa tutta la differenza del mondo. Tra loro e, ancor di più, nei confronti degli altri avversari.
Un Campione di umanità, un orgoglio di tutta l’Italia
Sinner è nell’esclusiva top list del suo sport e nel gotha dello sport italiano. Ciò che impressiona di più è la sua crescita costante e continua dal punto di vista tecnico, ma anche la sua capacità di rimanere sempre calmo e lucido, anche di fronte alle avversità, e pure la sua maturità nel prendere decisioni complicate per la sua evoluzione di atleta (leggasi la scelta di separarsi da alcuni membri dello staff).
L’uomo, invece, anche se può contare più coppe, trofei e milioni di dollari in banca, rimane sempre lo stesso: genuino, onesto intellettualmente e ancorato a quei nobili valori, come la sportività, il sacrificio e l’abnegazione, che mamma Siglinde e papà Hanspeter gli hanno sempre insegnato e che ora, grazie alle dirette televisive in chiaro delle sue finali, diffonde a chi lo osserva da uno schermo.
Forse non ci rendiamo ancora conto della portata della vittoria di Sinner a Wimbledon. Paragonarla ad un successo ad un Mondiale o ad una straordinaria medaglia olimpica non ha senso. Il successo all’All England Club è qualcosa di unico, meraviglioso e leggendario. Che possa essere replicato in futuro è possibile. Del resto, questa è l’epoca del regno di Sinner e di Alcaraz.
Immagine di copertina: ID Shutterstock 2418657393 | Fotografo: Victor Velter






