Il salto a metà del calcio femminile italiano: invenduti i diritti tv della Serie A

Solo alcune settimane fa, su risorse.news, vi avevamo raccontato il successo della Nazionale di Calcio Femminile all’Europeo. Avevamo analizzato le parole e il sentire della Capitana Girelli e l’entusiasmo attorno a una squadra che ha dimostrato di avere capacità, grinta e cuore. 

“Non dimenticateci” avevano detto le azzurre al termine dell’esperienza internazionale, dopo la sconfitta con l’Inghilterra campione. Un invito e la speranza che il numero in crescita di telespettatori e di tifosi sugli spalti non fossero un’illusione, ma finalmente la presa di coscienza che il calcio è di tutte e tutti, che si tratta di uno sport come gli altri e per cui nessun genere debba arrogarsi il diritto all’esclusività. Né per la parte giocata, né per quella che la domenica affolla gli stadi. 

E invece, dopo un passo in avanti importante, subito una regressione: i diritti tv della Serie A femminile sono rimasti invenduti. 

Serie A femminile: un diamante che non splende

Succede che mentre la Divisione Serie A Femminile Professionistica dichiara invenduti i diritti tv durante la finestra di tempo ad hoc, l’Italia si candidi come Paese ospitante per gli Europei del 2029. Due notizie tra loro dissonanti. 

La prima mette in luce le titubanze relative all’intero prodotto: dunque, non se ne fa un discorso tecnico, né di qualità del gioco, ma proprio di interessi. Gli stessi che smuovono miliardi di euro nella controparte maschile. Nessuna realtà ha ritenuto di voler acquisire i diritti e farsi pioniera, puntando verso il futuro, quello che poi in realtà si sta avviando, anzi già lo è, in moltissimi altri Paesi nel mondo. 

Perché comunque non si disperdano l’entusiasmo e l’interesse acquisiti, le società, come determinato nel comunicato stampa ufficiale, stanno “avviando negoziazioni volte ad assegnare i diritti audiovisivi relativi a tale competizione entro termini che ne garantiscano opportuna visibilità”. Un passaggio che lascia l’amaro in bocca, perché avrebbe potuto essere tutto diverso; non si doveva arrivare a faticare per far brillare un diamante dalla dignità già lesinata. 

 

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A niente sono bastati gli elogi del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, né del numero uno del CONI, Luciano Buonfiglio, che tra l’altro era stato molto preciso nell’indicare la strada: “Avete dato un segnale importante e lo dimostra il fatto che siete state seguite da oltre 4 milioni di italiani. Oggi siete una delle selezioni da battere e quindi bisogna porsi dei nuovi obiettivi: c’è il Mondiale e poi bisogna andare alle Olimpiadi”.

Quei 4 milioni di telespettatori, però, hanno convito il Bel Paese a candidarsi come Nazione ospitante per gli Europei di Calcio Femminile del 2029, insieme a Polonia, Portogallo, Germania e la candidatura congiunta di Svezia e Danimarca.

Un bel segnale, certo, soprattutto per la UEFA che si trova a dover considerare l’Italia come un punto di riferimento per una delle manifestazioni più prestigiose del mondo calcistico. Sarebbe stato un bel segnale anche per le calciatrici professioniste, le aspiranti tali, e le e gli appassionati di calcio femminile, se solo non ci fosse stato l’intoppo dei broadcaster silenziosi

I diritti tv e le piattaforme di streaming nel calcio femminile

Come spesso accade, l’Italia sta alla finestra. Non perché non abbia i numeri per giocarsela, sia chiaro, ma perché talvolta manca di lungimiranza, resta ancorata a retaggi e sistemi che se hanno funzionato sempre, continueranno a farlo. Ebbene, non sempre è così. Le cose, per loro natura, cambiano, evolvono, si trasformano. Lo dice la scienza, lo dice la fede, lo dice la vita. 

Allora, mentre ancora c’è da superare il preconcetto della telecronaca al femminile “starnazzante” (come spesso capita di leggere nei commenti pubblicati sui social), della “lentezza” dei passaggi tra le giocatrici, delle gambe “troppo muscolose per una donna tanto da sembrare un uomo” e del fuorigioco comprensibile solo se si appartiene al genere maschile, il resto del mondo va avanti. Promuove il calcio femminile, evidenzia le potenzialità di uno sport che non per forza debbano eguagliare quello in versione maschile, ma svilupparne delle proprie. 

Basta guardare ai vari Sky e Dazn in versione internazionale che hanno effettivamente acquisito i diritti delle prime divisioni al femminile, ma anche allo slancio delle piattaforme streaming come Netflix e Disney Plus che si sono aggiudicate rispettivamente la Fifa Women’s World Cup del 2027 e del 2031, e la UEFA Women’s Champions League 2025/2026. 

“La FIFA e Netflix – si legge nel comunicato ufficiale – hanno firmato un accordo storico relativo ai diritti esclusivi negli Stati Uniti che rappresenta un annuncio epocale per il calcio femminile. La FIFA Women’s World Cup sarà la prima competizione acquisita integralmente da Netflix, rafforzando ulteriormente lo status del torneo come il più grande evento sportivo femminile al mondo e offrendo una piattaforma eccezionale per promuovere il calcio femminile”.

C’è una falla: gli altri Paesi non potranno avere accesso alla visione. Nel comunicato si specifica infatti che l’accordo “include anche Porto Rico e copre tutte le lingue, con un doppio telecast di alta qualità previsto sia per le trasmissioni in inglese che in spagnolo negli Stati Uniti”.

Negli USA, comunque, il movimento del calcio femminile è da anni considerato tanto serio da essere equiparato a quello maschile, e lo si percepisce non solo dal gioco, dalla regolamentazione delle società sportive, dalle possibilità offerte alle giocatrici, ma anche dalla consistenza degli stipendi.

In Europa il discorso è più complesso, il panorama è ancora eterogeneo; basti pensare allo stipendio percepito dalla Capitana azzurra Girelli, che ammonta a 200 mila euro annui, rispetto a quello percepito della centrocampista spagnola Bonmatí che si traduce in oltre un milione di dollari.

Va specificato che il caso Girelli, insieme a pochi altri, è decisamente una mosca bianca. Di norma, il lordo per le professioniste italiane si aggira intorno ai 30 mila euro a stagione. Dipende certo dai club e dal livello, ma insomma i numeri sono davvero lontanissimi da quelli tanto celebri del calcio maschile. 

Infantino: “Un momento epocale per i diritti mediatici femminili

Forse questa frase avrebbe dovuto essere evidenziata un po’ di più, considerando l’esito dei diritti invenduti in Italia. Infantino, il numero uno della FIFA, l’aveva pronunciata in occasione dell’acquisizione del Mondiale da parte di Netflix e aveva aggiunto: “Come marchio di prestigio e nuovo partner a lungo termine della FIFA, Netflix ha dimostrato un forte impegno nella crescita del calcio femminile. Questo accordo invia un messaggio chiaro sul valore reale della FIFA Women’s World Cup e del calcio femminile a livello globale”.

La partnership tra FIFA e Netflix – aveva aggiunto – rende questa giornata davvero storica per le trasmissioni e per il calcio femminile. Oltre a trasmettere i tornei, Netflix svolgerà un ruolo chiave nel portare il fascino del calcio femminile a un pubblico di milioni di persone nei mesi precedenti entrambi i tornei finali, permettendoci così di aumentarne ulteriormente l’attrattiva“.

Anche Disney Plus ha fiutato il cambiamento è ha acquistato i diritti della UEFA Champions League Femminile 2025/2026. 

Karl Holmes, il Direttore generale Disney+ EMEA, dello stesso avviso di Infantino, in occasione della firma ha infatti evidenziato come: “La UEFA Women’s Champions League è il massimo in termini di performance calcistica, dedizione e passione”.

Basti pensare che fino ad ora è stata la piattaforma Dazn a trasmettere le gare a un solo pubblico europeo.

Bene, da quest’anno saranno milioni – guardando al numero spaventoso di abbonati di Disney Plus (124,6 milioni) – a potersi appassionare al calcio femminile, ai tornei vari tifando per il team più compatto o quello più “forte”, alle nuove leggende donna per le bambine che sognano ancora Beckham (un film precursore, forse mai stato così attuale).

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