Parlare di stereotipi di genere significa affrontare quelle convinzioni che, spesso inconsapevolmente, continuano a influenzare i rapporti tra uomini e donne nella società italiana. Nonostante negli ultimi anni si siano fatti importanti passi avanti, la fotografia scattata dall’ISTAT tra maggio e luglio 2023 dimostra che questi pregiudizi sono ancora radicati e incidono profondamente anche sulla percezione della violenza di genere.
Più di una persona su due – il 58,8% della popolazione tra i 18 e i 74 anni – condivide almeno uno stereotipo sui ruoli maschili e femminili. È un dato che varia molto in base al territorio e al livello di istruzione: al Sud e tra le persone meno istruite le convinzioni tradizionali sono più diffuse, mentre calano nelle regioni del Nord-Est, con punte minime in Friuli-Venezia Giulia. Alcune idee, seppur in calo rispetto al passato, rimangono tenaci: quasi un terzo degli italiani continua a pensare che “gli uomini siano meno adatti alle faccende domestiche” o che “per l’uomo sia più importante avere successo nel lavoro”, mentre quasi il 28% ritiene che sia compito dell’uomo mantenere economicamente la famiglia.
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Stereotipi di genere: quasi un intervistato su 2 minimizza la violenza sessuale
Il quadro diventa ancora più delicato quando si entra nel terreno della violenza sessuale. Quasi la metà degli intervistati (48,7%) condivide almeno uno stereotipo che tende a minimizzare o giustificare la violenza. Un uomo su dieci, ad esempio, pensa che le accuse di violenza sessuale siano spesso false, mentre un 7% crede che nei “no” di una donna si nasconda in realtà un “sì implicito”.
Ancora più inquietante è il dato secondo cui circa il 20% degli italiani ritiene che l’abbigliamento di una donna possa provocare la violenza, e più di un intervistato su dieci attribuisce una responsabilità alla vittima se questa si trova in stato di ebbrezza o se ha accettato un invito.

L’indagine mostra anche come, nonostante una crescente sensibilità, resista una certa tolleranza verso la violenza all’interno della coppia. Il 7,4% degli intervistati ritiene accettabile che un ragazzo possa schiaffeggiare la fidanzata se lei flirta con un altro, e il 6,2% giustifica “uno schiaffo ogni tanto”. Più diffuso ancora è il controllo ossessivo: quasi il 18% degli italiani considera normale che un partner controlli il cellulare o i social dell’altro, un atteggiamento che tra i più giovani viene percepito addirittura come una forma di affetto o gelosia.
Qual è l’opinione dei giovani sulla violenza di genere?
Proprio i giovani rappresentano uno degli osservatori più interessanti della ricerca. Se da un lato i ragazzi e le ragazze tra i 14 e i 19 anni attribuiscono grande valore al sostegno reciproco, alla sincerità e alla fedeltà nelle relazioni, dall’altro quasi un terzo continua a considerare la gelosia una prova d’amore.
Il dato, più forte tra i maschi più giovani, suggerisce che il lavoro culturale da fare sia ancora enorme: la costruzione di relazioni sane deve passare anche attraverso l’educazione affettiva e la decostruzione di stereotipi che, seppur in forma diversa, continuano a tramandarsi di generazione in generazione.
Ci sono però anche segnali incoraggianti. Sempre più persone riconoscono che la violenza non è un fatto privato ma sociale, e che nasce da un’idea distorta della donna come proprietà dell’uomo. L’83% degli intervistati individua in questo atteggiamento una delle cause principali della violenza.
Inoltre, cresce la consapevolezza e cala il silenzio: il 31% degli italiani ritiene che oggi le donne parlino più facilmente delle violenze subite, grazie anche al ruolo dei media, delle campagne di sensibilizzazione e dei centri antiviolenza.
Come sradicare i pregiudizi?
I dati ISTAT raccontano insomma un’Italia in movimento: più consapevole, più pronta a condannare la violenza, ma ancora intrappolata in pregiudizi che legittimano, minimizzano o giustificano comportamenti inaccettabili.
Per sradicarli non bastano le leggi: serve un impegno culturale costante, fatto di educazione, informazione e testimonianze. Perché la violenza non nasce dal nulla, ma germoglia in quelle convinzioni che ancora oggi attribuiscono all’uomo un ruolo di superiorità e alla donna una responsabilità che non le appartiene.




