Il suicidio rappresenta un indicatore critico dello stato di salute mentale di una popolazione e un rilevante problema di sanità pubblica a livello globale. La sua incidenza riflette l’interazione complessa tra fattori individuali, sociali, economici e culturali, ed evidenzia l’ampiezza dei bisogni non sempre intercettati dai sistemi di cura.
Un pensiero suicida.
È così che 7mila persone si sono rivolte nel 2023 al Telefono Amico, riferendo il loro malessere, ma soprattutto cercando aiuto. Quasi 800mila le persone, secondo il Manuale MSD, che ogni hanno si suicidano ed è una tra le dieci cause di morte dei giovani tra i 10 e 14 anni e tra i 25 e i 34 anni. Tuttavia, il livello massimo lo raggiungono gli over 85.
I tentativi di suicidio sono maggiori nei giovani (100 tentativi) dai 15 ai 19 anni e le ragazze sono coloro che tentano più volte tale passo. Le donne ci provano una media di due o tre volte in più rispetto agli uomini, ma sono questi ultimi a compiere l’atto fatale (probabilità di morte 4 volte più elevata).
Il suicidio giovanile: quarta causa di mortalità
Il suicidio giovanile, dopo un calo verso gli anni 90, ha avuto una ripresa esponenziale. Oggi, secondo i dati Unicef, è la quarta causa di mortalità al mondo negli adolescenti. In particolare, la fascia dei ragazzi di età tra i 15 e i 19 anni presenta i numeri più alto. Nel 2021, secondo il rapporto di Eurofound, i decessi per suicidio (18,9%) hanno superato quelli per incidenti stradali (16,5%) nella fascia di età tra i 15 e i 29 anni.
Questi dati emersi attraverso rapporti e studi servono soprattutto a prevenire e a sottolineare il malessere giovanile globale, una malattia silenziosa e subdola che non ha inizio con il suicidio, essendo la punta dell’iceberg, ma da altri fattori.
Come è stato riportato prima, secondo il Manuale MSD, il livello massimo generale dei suicidi lo raggiungono gli over 85. Tuttavia, anche in altre fasce di età adulta (tra i 25 e 34 anni e tra i 75 e gli 84 anni) ci sono dati su decessi per suicidio piuttosto alti. A tal riguardo, Unicef afferma che circa la metà dei problemi sulla salute mentale in età adulta, in realtà, si manifesta durante l’età infantile.
Il suicidio è solo l’atto finale di un malessere già presente in età giovanile: durante la Settimana Europea della Salute Mentale (19-25 maggio), l’organizzazione di volontariato ha ricordato che nel 2022 in 43 Paesi dell’OCSE e dell’UE un giovane su sei nella fascia di età tra i 10 e i 19 anni ha sofferto di un disturbo mentale diagnosticabile.
Il malessere o il benessere mentale è una causa-effetto della qualità della propria vita data dall’istruzione, dai rapporti interpersonali, dal livello della qualità socio-economica e culturale. Secondo Unicef, tra il 2018 e il 2022 nella maggior parte dei paesi i bambini e le bambine che presentavano un’elevata soddisfazione per la vita sono diminuiti. Le ragazze, in particolare, sono coloro che hanno una soddisfazione minore della propria vita rispetto al genere maschile.
Il suicidio: l’atto visibile di un problema più grande
Il suicidio è un atto visibilmente estremo dato da una sofferenza profonda e da una crisi psicologica grave. Prima di parlare di disturbi mentali correlati, ci sono altre cause che possono portare a tentativi o al suicidio stesso.
Riguardo a motivazioni di tipo socio-economico e culturale è stato notato che persone con un reddito basso e di conseguenza una qualità della vita scadente sviluppano un malessere psicologico che può innescare meccanismi di non ritorno. Nei ragazzi e nelle ragazze, inoltre, il bullismo è una tra le cause del suicidio (dipende dalla gravità del fenomeno e da altri fattori come bassa autostima, solitudine, ansia e depressione).
I disturbi mentali che contribuiscono al passo ineluttabile sono maggiormente quelli che presentano la fase depressiva come la depressione, il disturbo bipolare e la schizofrenia; anche individui con disturbi che presentano impulsività e atti aggressivi, come il disturbo borderline di personalità e disturbo antisociale di personalità, presentano un rischio maggiore di suicidio.
La depressione può essere aggravata anche dall’assunzione di sostanze come droghe e alcol, aumentando così la probabilità dell’atto suicidario. È stato notato nel Manuale MSD come anche in persone con diabete, sclerosi multipla, tumori e gravi infezioni aumentino i rischi verso il suicidio. Si è visto che malattie come AIDS, epilessia del lobo temporale o un trauma cranico possono influenzare direttamente la funzione cerebrale, aumentando così il rischio di farla finita.
Un rapporto significativamente complesso è quello tra antidepressivi e depressione. È stato riscontrato un aumento di pensieri e tentativi di suicidio dopo la prescrizione e assunzione degli antidepressivi in soggetti sia giovani sia adulti. Tuttavia, dopo la decisione di diminuire la prescrizione di tali medicinali e diagnosticare meno la depressione a bambini e ai giovani sono incrementati temporaneamente i casi di suicidio.
I medici, quindi, raccomandano sia ai familiari sia ai pazienti di alcuni rischi che possono presentarsi con l’assunzione. Cercano di stabilire dosi che possono causare meno rischi; programmano visite più frequenti; avvertono il paziente e familiari di essere più accorti ad eventuali cambiamenti e peggioramenti, soprattutto in casi urgenti di chiamare il medico che ha prescritto l’antidepressivo o di richiedere l’assistenza altrove.
Oltre ai farmaci sono indicati anche terapie cognitivo-comportamentale, terapie dialettico comportamentale e determinate terapie familiari. Prima di assumere farmaci o altre sostanze, bisogna che i soggetti predisposti e le persone a loro vicine riconoscano il rischio di alcuni cambiamenti e peggioramenti ed iniziano ad intraprendere un percorso di terapia. In seguito, se necessario ed ascoltando il proprio medico, assumere una terapia farmacologica personalizzata.


