L’Italia urbana non ce la fa. Il quadro che emerge dalla trentaduesima edizione del rapporto “Ecosistema Urbano”, realizzato da Legambiente e Ambiente Italia, con la collaborazione de Il Sole 24 Ore, è quello di un Paese sempre più affaticato. La media dei punteggi, che tiene conto di 19 indicatori distribuiti in 6 aree tematiche (aria, acque, rifiuti, mobilità, ambiente urbano, energia) è scesa al 54,24%, un risultato lontano anni luce dagli obiettivi di sostenibilità.
In un contesto globale dove gli studi scientifici mostrano l’allarmante accelerazione dei cambiamenti climatici, l’Italia, vero e proprio hot-spot climatico, si rivela particolarmente vulnerabile. Ma è nelle aree urbane che l’impatto è già drammatico, con ondate di calore, piogge intense e fenomeni estremi sempre più frequenti. La risposta delle amministrazioni però, come si legge nel report, è lenta e frammentata.
La classifica: nord in vantaggio, divario storico con il sud
La classifica conferma l’ormai consolidato divario geografico e dimensionale. A guidare la graduatoria si trovano quasi esclusivamente realtà di medie dimensioni del Nord, capaci di mantenere, se non migliorare, i loro standard.
Le città modello del nord
In testa alla speciale “classifica” ci sono le città modello, poche e concentrate. Trento torna al primo posto (79,78%), seguita da Mantova e Bergamo, che completano un podio di città lombardo-trentine, esempio di efficienza nel trasporto pubblico, gestione dei rifiuti e pianificazione degli spazi.
Le tre eccellenze, tuttavia, sono isolate e non bastano a nascondere le debolezze sistemiche. Persino nelle città più virtuose si registrano problemi: Trento sconta elevate perdite idriche, mentre Mantova e Bergamo, pur migliorando in molti indicatori, pagano un prezzo altissimo per la pessima qualità dell’aria, specialmente per l’ozono, tipica della Pianura Padana.
Nonostante questi risultati, l’analisi complessiva mostra che nessuna città capoluogo riesce a rispettare tutti i nuovi valori guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la qualità dell’aria, e nemmeno la città prima classificata riesce a sfiorare l’80% del punteggio massimo.
Il dramma in coda
Il vero dramma climatico e non si consuma invece nella coda della classifica: nelle ultime dieci posizioni si contano ben nove città del Sud Italia. Reggio Calabria chiude la classifica, preceduta da Vibo Valentia e Crotone. Queste città pagano anni di mancate risposte, evidenziate da dati critici in settori fondamentali, come la scarsa offerta di trasporto pubblico, perdite idriche che toccano il 66% (Vibo Valentia) e tassi di motorizzazione privata tra i più alti d’Europa (Vibo Valentia con 80 auto ogni 100 abitanti).
La situazione è aggravata dalla persistente assenza di dati sulla qualità dell’aria in molti capoluoghi meridionali, che nasconde l’entità reale dell’emergenza. Cosenza, pur perdendo posizioni, si conferma l’unica eccezione meridionale, piazzandosi al sedicesimo posto.
Al di là delle differenze regionali, l’Italia intera non riesce a sconfiggere le emergenze urbane storiche. Il parco auto circolante è in inesorabile crescita, mentre diminuiscono gli spazi per pedoni e ciclisti, a riprova di come le nostre città siano “enormi garage a cielo aperto”. Inoltre, sebbene la raccolta differenziata superi il 65%, a questa si accompagna un preoccupante ritorno all’aumento della produzione complessiva di spazzatura.
Best Practice e strategie di resilienza
La sfida climatica richiede di superare le mancate risposte strutturali e di adottare soluzioni innovative per la rigenerazione urbana e l’adattamento ai fenomeni estremi.
Per vincere la sfida climatica e sociale, la chiave risiede nel recupero dell’esistente, evitando l’ulteriore consumo di suolo e combattendo il degrado. In Italia, le aree industriali e artigianali dismesse, che l’Istat stima occupino circa il 3% del territorio nazionale, sono oggi una risorsa strategica. Il loro riuso, in alternativa alla nuova edificazione, permette di ridurre le emissioni e di riconvertire il suolo impermeabilizzato in nuove funzioni ecosistemiche.
Si pensi alla creazione di parchi urbani, alla gestione sostenibile delle acque piovane o alla produzione di energia rinnovabile, come l’agrivoltaico urbano sperimentato a Pescara. Esempi virtuosi di riconversione di ex fabbriche si trovano a Milano con l’Ex Ansaldo e a Torino. Tuttavia, questi interventi restano limitati a causa degli alti costi di bonifica e normative urbanistiche rigide che impediscono i necessari “rammendi” del tessuto urbano.
Il raffrescamento climatico e la lotta alla disuguaglianza
Contro l’effetto isola di calore, che rende le città letali per le fasce più fragili, è fondamentale agire con misure di raffrescamento e combattere la “cooling poverty” (povertà di raffrescamento), la disuguaglianza termica che colpisce i quartieri meno abbienti. La campagna “Che Caldo Che Fa!” di Legambiente ha mappato queste criticità, promuovendo interventi di adattamento.
La risposta più efficace e a basso costo passa per le Nature-based Solutions e per le infrastrutture verdi e blu. Interventi come l’aumento delle aree verdi, l’uso di tetti verdi o la creazione di vasche e fontane sono strumenti essenziali per il raffrescamento e per la gestione delle acque meteoriche, agendo come baluardo contro il rischio idrogeologico.
La lezione europea
A livello internazionale, le città mostrano la strada per la resilienza. Copenaghen ha trasformato l’Enghavepark (un parco pubblico della capitale danese) in un bacino idrico di oltre 22.000 metri cubi per affrontare piogge estreme e siccità, integrando funzioni ricreative. Analogamente, Cardiff ha detombato un canale storico, creando un nuovo habitat acquatico e deviando l’acqua piovana dalla rete fognaria.
In ottica di contrasto al calore, Atene e Anversa stanno mappando le disuguaglianze termiche e imponendo tetti verdi e parcheggi permeabili con apposite normative comunali, usando al contempo sistemi di allarme precoce. Inoltre, Parigi sta convertendo i cortili delle scuole, rimuovendo il bitume e aggiungendo verde, per creare “oasi di fresco” a tutela dei bambini. L’esperienza di Siviglia, con le sue tradizionali ombreggiature delle vie cittadine affiancate da grandi progetti come il Metropol Parasol, dimostra come la tradizione possa fondersi con l’innovazione per mitigare gli effetti del sole.
L’Italia, dunque, deve dotarsi di una strategia articolata che comprenda la mappatura desmesse, incentivi economici per la bonifica, e l’adozione di un Piano di Adattamento efficace. Solo così le nostre città potranno diventare più vivibili, giuste e preparate ad affrontare il futuro climatico.


