Metodo FAFO: “Non fai come dico? Affronti le conseguenze delle tue scelte”

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Educare i bambini ed essere genitore non è mai stato semplice. Tuttavia, rispetto al passato c’è stata un’evoluzione netta del sistema educativo. Oggi si parla di metodo FAFO (Fucking Around and Find Out), ossia “mettiti alla prova e scopri da te che conseguenze possono avere le tue azioni”. 

Questo metodo secondo alcuni studiosi non è la soluzione alla correzione di un comportamento educativo che ha accompagnato la GenZ, segnati da ansia e fragilità a causa della iperprotezione genitoriale. Infatti, secondo Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta italiano, il metodo FAFO dovrebbe essere un incentivo per i genitori del terzo millennio nel perdere quel comportamento definito “elicottero/spazzaneve”.

Com’è nato il metodo FAFO

La genitorialità FAFO adotta un comportamento che predispone i propri figli alla totale libertà nell’affrontare e fare esperienza. Talvolta, anche con la presenza di pericoli, senza l’intervento di un adulto. Ma come è nato il metodo FAFO? È un trend diventato virale grazie ai social, in particolare sulla piattaforma Tik Tok. Secondo le sostenitrici, nonché mamme di questo trend, il proprio bambino o bambina deve affrontare le conseguenze di una propria scelta, anche se spiacevoli e dolorose per imparare a crescere.

Secondo la psicologa clinica britannica Elina Telford, questo comportamento aiuta il cervello ad apprendere, un’occasione di resilienza, indipendenza e problem solving. Tuttavia, alcuni genitori e la psicologa stessa  lo ritengono un metodo pericoloso, poiché i bambini non riescono ad anticipare causa ed effetto. Il genitore che adotta il principio FAFO lancia un avvertimento al figlio e poi lo lascia alle conseguenze della sua scelta. 

Il Dott. Ross Greene, psicologo infantile e ex docente della Harvard Medical School, ha affermato di non credere alle conseguenze imposte dagli adulti, ritenendole inappropriate. Punizioni fisiche, come schiaffi e sculacciate, quando le conseguenze naturali falliscono, sono del tutto inutili. 

Abbiamo compreso che la FAFO è nata per soppiantare il comportamento iperprotettivo genitoriale che ha causato ansie alla GenZ. Tuttavia, secondo Greene, non bisogna concentrarsi sulle conseguenze per crescere al meglio il proprio figlio, ma gli adulti dovrebbero lavorare con i bambini per risolvere questi problemi di fondo (“andare contro al proprio genitore”; “non dare ascolto” ecc..). 

Su Independent, il Dott. Greene afferma: “Una buona genitorialità consiste nel notare quando i propri figli hanno difficoltà a soddisfare un’aspettativa e collaborare con loro per capire cosa li ostacola e risolvere insieme il problema.” – conclude – “Le persone che sono rigide e orientate alle conseguenze lo definirebbero passivo. Non c’è niente di passivo in questo. Non soddisfa nemmeno i criteri di una genitorialità gentile. Gentile non è abbastanza attivo per me. I bambini hanno problemi, e se tutto ciò che facciamo è imporre conseguenze al loro comportamento, stiamo perdendo l’occasione“.

Metodo Montessori

Totalmente contrario al metodo Fafo è il metodo Montessori. Un’educazione, strutturata e proattiva, che supporta i bambini disponendo il luogo di esplorazione sicuro e preparato attraverso la guida degli adulti. Non si tratta, quest’ultimo, di un metodo iperprotettivo, ma di un metodo che dà libertà e sicurezza al piccolo per permettergli non solo di fare esperienza e crescere, ma anche in totale sicurezza.

Il metodo FAFO e l’iperprotettività possono essere entrambi influenze negative per la crescita infantile, poiché possono intaccare la percezione del pericolo del bambino. Se da un lato si lascia troppo andare il bambino (senza linee guida di un adulto), questo avrà problemi legati all’autostima, alla frustrazione e all’insicurezza; dall’altra la troppa protezione fa crescere il piccolo in una condizione di distorsione del pericolo, anche in casi in cui non è presente.

Il sistema educativo passato  

Prima del nuovo approccio FAFO, com‘era l’educazione un tempo? La vita e l’educazione di anni passati erano diverse ed erano dipese anche dalle risorse che una persona aveva. Tuttavia, essendo genitori di altri tempi, le finalità nell’educazione erano diverse. Si nota una differenza ad esempio tra l’educazione del dopoguerra e l’educazione impartita sulla GenZ. 

Paolo Ragusa, formatore, counselor e mediatore di comunità spiega a tal riguardo: «I genitori di una volta in linea generale erano genitori non interessati ai bambini: potrebbe sembrare un’espressione forte, ma sta a significare che non si occupavano della loro felicità, si prendevano solo cura del loro venire al mondo e del loro “stare” nel mondo, soddisfacendo i bisogni essenziali». Oggi, invece, secondo Ragusa, i genitori sono più interessati ai propri figli, più empatici e connessi verso di loro. 

Sempre Ragusa afferma che i papà e le mamma del periodo moderno tendono a trascorrere molto tempo mentalmente e fisicamente con il proprio figlio: « […] si tratta di un tempo che usano per esprimere il loro interesse nei confronti dei piccoli, un tempo che possiamo chiamare “espressivo”, indirizzato principalmente a far vivere ai genitori delle emozioni». Questo però porta ad un’educazione “alla pari”, ad una sorta di scambio emotivo. Il bambino dovrebbe, invece, poter contare sulla fermezza del genitore, il quale in alcuni casi deve saper porre dei limiti. 

Il metodo FAFO da trend virale a impronta reale, ma con quale esito?

Il metodo FAFO, trend virale, criticato da molti ma stimato da altre persone, se da una parte potrebbe essere un sistema che comporta risultati positivi nell’apprendimento educativo dei bambini, dall’altra non sempre ha dimostrato esiti positivi. In passato sono stati effettuati numerosi studi sui bambini e sulla loro percezione del pericolo (determinata anche da stimoli) come l’esperimento del piccolo Albert (il comportamento degli esseri viventi può essere influenzato tramite stimoli) e l’esperimento del precipizio visivo (dimostra la percezione della profondità nei bambini e negli animali).

Questi studi sono stati realizzati e guidati da psicologi per comprendere al meglio la percezione del pericolo di un bambino e il suo comportamento di fronte ad esso. Sistemi educativi e trend come FAFO non sono del tutto approvati, poiché non essendoci una figura adulta che segue i propri figli comporterebbe rischi.

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