Il 18 novembre al Teatro Rossini in Piazza S. Chiara 14 (Roma) si è tenuto lo spettacolo “Il boato di un no”, un’opera drammaturgica scritta da Barbara Amodio e tratta dal libro La mia parola contro la sua di Paola Di Nicola Travaglini. Lo spettacolo teatrale ha voluto porre al centro del palcoscenico il tema del pregiudizio, del consenso e del senso di colpa di molte donne in rapporto ad una violenza subita. Il pregiudizio, in particolare, è il tema centrale del libro di Di Nicola Travaglini che ha – secondo la società – più valore del giudizio.
L’Associazione Culturale Ideerranti ha presentato questa serata ringraziando personalmente lo staff e la responsabile della gestione del teatro, Alessandra Crisari, la compagnia “Le nuvole Teatro” diretta da Gianni Afola e Barbara Amodio, colei che ha reinterpretato ed elaborato La mia parola contro la sua insieme a Leila e Sara Shirvani, due giovani e brillanti musiciste (violoncello e pianoforte). La serata del 18 novembre ha visto nella prima parte della serata la rappresentazione de Il boato di un no con Barbara Amodio, Leila Shirvani e Sara Shirvani. Successivamente, durante la seconda parte dello spettacolo, è salita sul palco la giudice Paola Di Nicola Travaglini, nonché autrice del libro e Tiziana Torres.
Il boato di un no
Nello storico Teatro Rossini, nei pressi di Torre Argentina, Il boato di un no è stato un grido, una forte rappresentazione di quello che la donna subisce e ha sempre subito a causa dei pregiudizi e di una cultura patriarcale che ancora oggi è molto presente.
Barbara Amodio ha saputo rappresentare magnificamente e in modo incisivo la condizione della donna attraverso un monologo, parole e realtà scritte dalla giudice nel suo libro, ma rappresentate in modo artistico e scenico dalla Amodio. Accompagnata dalle due sorelle Shirvani, Leila (violoncello) e Sara (piano), straordinarie musiciste che hanno reso la sua interpretazione ancora più emozionante.
Barbara Amodio, Leila Shirvani e Sara Shirvani entrano in scena con un vestito da sposa, rappresentazione della donna pura e casta ma con mani legate da un nastro rosso e sguardo abbassato. Dopo essersi liberate del nastro, si apprestano ad occupare la loro postazione con l’inizio dell’esibizione. L’attrice Amodio ha reso le parole del libro un’opera teatrale, rappresentando la continua lotta di quegli stereotipi da cui la donna ancora oggi cerca di combattere e di non sentirsi rappresentata.

La mia parola contro la sua
Con la chiusura de Il boato di un no, è iniziata la seconda parte della serata in cui sono salite sul palco la giudice Paola Di Nicola Travaglini e Tiziana Torres per parlare del libro La mia parola contro la sua da cui è stata tratta l’opera Il boato di un no e porre qualche riflessione e approfondimento a riguardo. La Torres ha posto alcune domande alla giudice che le hanno permesso di approfondire alcune argomenti da lei trattati nella sua opera come i pregiudizi che ancora oggi mettono in dubbio i comportamenti della donna vittima di violenza e l’inadeguatezza in ambito giuridico di relazionarsi con la vittima.
Infine, la Di Nicola ha parlato anche della nuova approvazione alla Camera della legge 609bis, dove “senza consenso diventa stupro”. Il femminicidio – dice la giudice – è un fenomeno. Ci sono dati di violenze molto superiori rispetto al singolo caso di un uomo ucciso. Inoltre, si definisce femminicidio e violenza di genere l’uccisione di una donna in quanto donna. “Noi parliamo di violenza maschile contro le donne, perché i dati ci dicono che l’80% delle donne uccise sono uccise in contesti affettivi o di relazione familiare. L’80% degli uomini che sono uccisi lo sono in contesti di criminalità”, afferma Paola Di Nicola Travaglini.
Un tema importante e per niente scontato che ha trattato la giudice Di Nicola è l’atteggiamento giuridico verso chi ha subito la violenza. C’è una mancata preparazione da parte della magistratura nel parlare e porsi alle vittime, ponendo anche domande del tipo “Come era vestita?” o “Perché ha bevuto?”, mettendo in dubbio la vittima. Grazie all’approvazione della riforma dell’articolo 609bis, queste domande – dice Paola Di Nicola Travaglini – non dovranno più essere poste alla vittima, ma saranno rivolte all’imputato come “In che modo ha ottenuto il consenso di quella donna?”. È un passo importante per la difesa delle donne che hanno subito violenza.
La serata è terminata, infine, con il caso della prostituzione minorile nel quartiere Parioli di Roma che ha visto la giudice al centro dell’indagine nel 2014. Dopo aver ripercorso la vicenda, il fatto più eclatante è stato la negazione del risarcimento culturale. “La restituzione di quello che ha tolto alla ragazza”- afferma la Di Nicola- attraverso l’acquisto di libri e film di donne che parlano di donne, stabilito dalla stessa giudice. L’imputato disse che avrebbe preferito risarcire la vittima con un pagamento in denaro.


