Intervista a Differenza Donna. In prima linea per contrastare la disinformazione e la violenza sulle donne

Lo scorso 24 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, si è tenuta la conferenza “GenZ- giovani voci per relazioni libere” organizzata da Differenza Donna. Le voci che hanno parlato sono state quelle della responsabile Alessia Di Innocenzo, della presidente Elisa Ercoli e della giornalista e presidente di Assist Luisa Rizzitelli Garribba. Per l’occasione è stato presentato uno studio che è stato svolto per dare voce alle persone tra i 14 e i 21 anni. Differenza Donna ha indagato sulla loro conoscenza in merito a tematiche riguardanti la violenza maschile contro le donne e di genere, gli stereotipi, il concetto di consenso, l’educazione sessuo-affettiva, la sessualità e la pornografia. Dopo l’esposizione dell’analisi effettuata dalla Di Innocenzo, Risorse.news ha voluto intervistare la responsabile.   

Intervista ad Alessia Di Innocenzo di Differenza Donna

Come primo passo, consiglia ad una donna che sta subendo violenza o ha subito violenza di denunciare o di chiedere aiuto ad un centro antiviolenza come Differenza Donna? 

Alessia Di Innocenzo [ADI]: «Allora, spesso la comunicazione, soprattutto negli ultimi tempi, ha veicolato l’informazione che bisogna prima denunciare e poi rivolgersi al centro antiviolenza. Per noi, come per Differenza Donna, invece, è fondamentale avere una consapevolezza rispetto al proprio percorso e al motivo per cui si denuncia. Molto spesso le donne non ce lo hanno perché c’è una disinformazione e questo verte sulla responsabilità sociale rispetto a questi temi.

Quindi, è fondamentale prima accedere a un centro antiviolenza e avere tutte le informazioni necessarie e, poi, sporgere denuncia, affinché ci sia una consapevolezza rispetto al reato o ai reati che si stanno denunciando.»

Differenza Donna
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Rispetto agli anni precedenti, le violenze denunciate sono aumentate? 

[ADI]: «Allora, durante la fase del Covid noi di Differenza Donna abbiamo cominciato a lavorare molto. Il periodo del lockdown quindi, con donne costrette a vivere all’interno delle proprie mura domestiche, ha fatto sì che ricevessimo tantissime richieste di aiuto. Come centro antiviolenza, abbiamo promosso delle campagne di comunicazione di un certo tipo e delle misure di allontanamento sempre più urgenti e più strette. I centri antiviolenza, che sono nati negli anni 90 in Italia, hanno favorito l’emersione rispetto al fenomeno della violenza maschile contro le donne.

Non possiamo pensare che prima dei centri antiviolenza non esistessero prevaricazioni, stupri e minacce, anzi.. La storia ci dice che le disparità di genere e la violenza maschile contro le donne rappresentano un fenomeno radicato e strutturale all’interno delle nostre società. I centri antiviolenza hanno fatto sì che se ne parlasse, che emergesse questo dato e che le donne potessero rivolgersi finalmente a associazioni specializzate. Dobbiamo però sottolineare che ancora c’è un sommerso molto grande

Noi lavoriamo molto, tante donne si rivolgono a noi, ma come dato strutturale rispetto al tema dobbiamo favorire ancora di più l’emersione. Quindi è sbagliato dire che ci sono più violenze. Adesso se ne parla di più, finalmente – aggiunge Alessia Di Innocenzo – e quindi più casi vengono scoperti, perché le donne hanno la possibilità di parlarne nei centri antiviolenza e con le associazioni specializzate.»

Nel caso in cui un’amica o un familiare o una persona vicina stia subendo una violenza, come ci si deve comportare nei suoi confronti? 

[ADI]: «Questa è una domanda molto importante, perché tante amiche, donne, anche familiari, ci contattano per chiedere informazioni. È fondamentale che ci sia una conoscenza pubblica e culturale rispetto a questo fenomeno, perché molto spesso le ragazze e le donne uscite dalla violenza hanno un senso di colpa introiettato dall’uomo maltrattante. 

Quindi, è l’uomo che responsabilizza la donna di una questione che lei ha subito come vittima e questo ovviamente è quello che ha fatto tutto il sistema patriarcale per millenni. È importante che chi si confronta con le ragazze e le donne rispetto a questi temi abbia una conoscenza di un certo tipo, perché poi possa indirizzarle ai luoghi preposti, ai centri antiviolenza che hanno ovviamente una professionalità capace di trattare con la giusta sensibilità il tema della violenza.

Succede spesso, inoltre, che quando parliamo con le giovani generazioni o con le donne che si rivolgono ai centri antiviolenza ci dicano di aver provato a parlarne con dei familiari e degli amici. Purtroppo, però, si vedono addossate le responsabilità della violenza subita, attraverso frasi come “Come ti sei comportata”, “Come eri vestita”, “Ma tu che avevi fatto”,  “Ma adesso rovini una famiglia per uno schiaffo”, “È il papà dei tuoi figli”. 

La continua banalizzazione della violenza è un problema molto grande che abbiamo per il contrasto della violenza di genere. Purtroppo, non c’è una consapevolezza diffusa, quindi, ci possono essere delle donne e degli uomini che non essendo consapevoli rispetto a questo tema vanno a banalizzare la violenza, colpevolizzando le donne che l’hanno subita.»

Quali saranno i prossimi progetti per la Differenza Donna? 

[ADI]: «Sicuramente come Differenza Donna continueremo nell’apertura dei centri antiviolenza. Dobbiamo incidere sulle giovani generazioni con programmi di formazione nelle scuole e nelle università, sviluppando altresì un approccio di ricerca scientifica sempre più attenta, quantitativa e qualitativa rispetto al fenomeno.Tutto questo lo possiamo fare lavorando anche con la rete antiviolenza. Infatti, Differenza Donna forma tutti i giorni migliaia di persone appartenenti a enti, aziende e forze dell’ordine, tutte figure che dovrebbero essere specializzate in merito ad un simile tema, proprio per evitare tutte le forme di banalizzazione della violenza maschile contro le donne.»

Differenza Donna
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