Durante la VI edizione del Premio Città di Torino, promosso da OPES – Comitato Regionale Piemonte, ho avuto l’opportunità di conoscere storie intense, particolari, capaci di unire forza fisica e mentale, resistenza e indipendenza. Quella di Fabio Cunetta emerge per determinazione, capacità di reinventarsi e straordinaria energia. La sua voce calma e lo sguardo deciso rivelano quanto la sua vita sia costruita giorno dopo giorno, tra sogni, fatica e resilienza.
Cunetta, nato a Torino l’11 giugno 1991, ha accolto il premio con un’emozione evidente. Durante l’intervista, mi ha confidato quanto significasse per lui vedere il pubblico realmente interessato alle sue parole. «La cosa più bella – ha raccontato Cunetta – è stata vedere le persone davvero interessate a ciò che dicevo. Non conoscevo quasi nessuno, ma le ho viste coinvolte, attente. Questo mi ha fatto un enorme piacere.»
Per Fabio, la premiazione non è stata soltanto un riconoscimento formale, ma un’occasione per ripercorrere il suo percorso, un cammino costellato di ostacoli e conquiste, di sogni che inizialmente sembravano irraggiungibili e che oggi sono diventati concreti. Tra questi, la handbike rappresenta senza dubbio il simbolo della sua libertà: non solo uno strumento sportivo, ma un mezzo che gli permette di muoversi, esplorare e mettersi alla prova. Pedala regolarmente su percorsi impegnativi come Superga e Avigliana, senza alcuna pressione agonistica, ma con un impegno costante e una dedizione fuori dal comune.

Parlando della sua bicicletta, Fabio ha spiegato che, pur essendo ibrida e dotata di pedalata assistita, ha ancora dei limiti di autonomia che vorrebbe superare.
Cunetta ha osservato: «Mi piacerebbe montare dei pannelli solari. Così non avrei più la paura di rimanere senza batteria e non tornare a casa. Sarebbe una libertà nuova, totale.»
Cunetta e il legame con il ciclismo
Il legame con il ciclismo ha radici profonde e risale agli anni delle scuole medie, quando un professore di sostegno, grande appassionato di biciclette, gli ha fatto scoprire questo mondo. «Ci mostrava – ha ricordato il premiato – foto delle sue uscite, video dei suoi percorsi… vedevo la libertà che gli dava la bicicletta e pensavo che, se avessi potuto, l’avrei fatto anch’io.»
All’epoca, la tetraplegia e la mancanza di informazioni specifiche sui dispositivi adattati rendevano il sogno difficile da realizzare, quasi impossibile. Tutto è cambiato quando Fabio ha scoperto il mondo delle handbike. «È come se mi si fosse aperto un mondo – ha rivelato Cunetta -. Ho capito che potevo farlo davvero. Non a livello professionistico, ma al mio livello sì, e questo è bastato per farmi sentire libero».
Per adattare la bicicletta alle sue esigenze, Fabio ha dovuto modificarla personalmente, affrontando con creatività le difficoltà tecniche. «La handbike di fabbrica aveva il cambio sulla mano, ma io non posso usarlo – ha spiegato -. Così l’ho spostato vicino alla bocca: passo da una marcia all’altra col mento. Prima rischiavo di trovarmi su una marcia troppo dura in salita. Ora tutto è molto più semplice e posso affrontare percorsi impegnativi con maggiore sicurezza.»
Alla domanda sui suoi obiettivi futuri, Fabio ha risposto con lucidità e determinazione, mostrando una grande maturità: «Record? Non lo so. Se arrivano bene, ma non è quello che mi guida. Voglio migliorarmi, capire fin dove posso arrivare e farlo con serenità.»
Il legame con la musica
Accanto allo sport, Fabio coltiva la musica, una seconda grande passione che gli regala libertà e soddisfazione. Grande fan di Max Pezzali e degli 883, sente una connessione profonda con le loro canzoni, che parlano di vita quotidiana, amicizia e sfide. Cunetta ha dichiarato: «La musica è libertà, quasi quanto la bicicletta.»
Sta lavorando alla creazione di una cover band dedicata agli 883 e segue un percorso di canto e spettacolo che lo porterà presto sul palco. «Sono sei mesi di lezioni, impegno e allenamento – ha riferito a risorse.news -. Voglio mettermi alla prova anche lì, vedere cosa riesco a dare».
In parallelo, Fabio desidera aprire un canale social per raccontare la sua evoluzione sportiva e musicale, con l’obiettivo di condividere esperienze, motivare chi vive difficoltà simili e offrire un esempio concreto di resilienza.
Tra le figure che lo hanno ispirato maggiormente, spicca Alex Zanardi, un modello di coraggio e rinascita. «Per me è un esempio enorme – ha specificato Cunetta -. Ha affrontato un incidente devastante, ma ha saputo reinventarsi completamente. Molte persone non ce l’avrebbero fatta. Lui è ripartito più forte di prima».

Trasformare sfide complesse in opportunità
La resilienza, per Fabio Cunetta, non è solo un concetto astratto: è una pratica quotidiana, visibile nella sua routine. Frequenta la palestra tre o quattro volte a settimana, si allena con costanza in bicicletta e dedica tempo alla voce e alla preparazione musicale.
«Io faccio quello che posso fare – ha concluso Cunetta -. Lo miglioro. E cerco di farlo bene».
La storia di Fabio Cunetta dimostra che la passione autentica può superare qualsiasi ostacolo e che la determinazione, unita alla creatività e al coraggio, può trasformare sfide complesse in opportunità.
Il suo percorso non è solo sportivo, ma profondamente umano: un racconto di resilienza, impegno e forza d’animo, un esempio luminoso che merita di essere ascoltato, ricordato e condiviso con chiunque abbia bisogno di ispirazione.
Testo a cura di Filippo Buselli, Volontario SCU OPES Piemonte


