Il killer climatico si chiama “calore estremo”: ogni 60 secondi si verifica una morte per caldo sul Pianeta

I cambiamenti climatici hanno smesso di essere una previsione lontana per manifestarsi come la principale crisi sanitaria e fattore di destabilizzazione economica globale.

Un recente e drammatico rapporto internazionale sul legame tra salute e cambiamenti climatici ha messo in luce cifre sorprendenti: nel mondo, ogni sessanta secondi, una persona perde la vita a causa del calore estremo

Ciò è ancora più plausibile con l’ultimo rapporto “Copernicus“, nel quale è stato affermato che il 2025 è il secondo anno più caldo di sempre.

La morte sotto il sole: la crisi sanitaria globale

L’edizione 2025 del Lancet Countdown on Health and Climate Change”, un rapporto multidisciplinare che ha coinvolto 128 esperti, ha rilevata che i cambiamenti climatici stanno sconvolgendo le condizioni ambientali di base della vita umana.

Il dato più allarmante è quello sulla mortalità legata al caldo: tra il 2012 e il 2021, la media annua globale è stata di 546.000 decessi. Questo significa, in termini semplici, che ogni minuto si verifica un decesso correlato al calore sul Pianeta, con un aumento del 63% rispetto agli anni ’90.

L’esposizione alle ondate di calore è aumentata in maniera record nel 2024: del 304% per gli over 65 e del 389% per i bambini al di sotto di un anno, rispetto al periodo 1986-2005.

Oltre ai rischi diretti per infarti e colpi di calore, il riscaldamento globale sta alterando l’ecosistema delle malattie infettive. L’aumento delle temperature e l’urbanizzazione spingono l’idoneità climatica alla trasmissione di virus come la Dengue, veicolata dalle zanzare. Tra gennaio e aprile 2024, si sono registrati quasi 7,6 milioni di casi di Dengue a livello globale, il triplo rispetto all’anno precedente. 

Una crisi sanitaria che colpisce i più fragili

Gli effetti del caldo non si limitano ai danni infrastrutturali o alle classifiche di rischio. Le categorie più vulnerabili, come gli anziani e i neonati, sono le prime vittime. Tra le persone con più di 65 anni, l’esposizione alle alte temperature è aumentata in modo impressionante negli ultimi decenni, mentre l’incremento è stato ancora più marcato per i bambini al di sotto di un anno di età.

Gli anziani, a causa della ridotta capacità di termoregolazione corporea, e le persone affette da patologie croniche, come diabete o malattie cardiovascolari, sono particolarmente a rischio.

I dati raccolti dal rapporto annuale sulla salute umana e i cambiamenti climatici del “Lancet Countdown” hanno quindi indicato che l’aumento delle temperature medie non è più un problema teorico. 

I danni indiretti: dall’aria alla mente

Il dossier ha anche documentato un aumento senza precedenti dei rischi indiretti:

  • Inquinamento Atmosferico: il numero di decessi legati all’inquinamento atmosferico causato dagli incendi boschivi e la superficie terrestre colpita da siccità estrema hanno raggiunto massimi storici nel 2024.
  • Salute Mentale: le ondate di calore, aumentate in frequenza, intensità e durata, contribuiscono direttamente e indirettamente a stress che generano ansia, depressione, disturbi dell’umore, uso di sostanze e autolesionismo.

Il Lancet Countdown 2025 non lascia spazio a interpretazioni: la crisi climatica è la più grande minaccia sanitaria del nostro tempo e richiede un’azione immediata e coordinata a livello globale

La classifica del rischio: l’Italia in prima linea

Per chi vive nel Mediterraneo, il rischio climatico non è una novità. Il nuovo “Climate Risk Indexdi Germanwatch, presentato in occasione della COP30 in Brasile, ha analizzato l’impatto degli eventi meteorologici estremi nell’arco di un trentennio, dal 1995 al 2024. In questa classifica a lungo termine, che misura le perdite umane ed economiche, l’Italia emerge con una posizione preoccupante, classificandosi al sedicesimo posto tra le nazioni più colpite.

È un dato che ci pone tra i Paesi del Nord del mondo più esposti, come la Francia, che occupa la dodicesima posizione. Sebbene i primi posti siano tristemente occupati da nazioni vulnerabili del Sud globale, come la Dominica, le Filippine e l’Honduras, il posizionamento del Belpaese sottolinea quanto anche le economie avanzate siano esposte.

Negli ultimi trent’anni, più di 800mila persone a livello globale hanno perso la vita a causa di oltre 9000 eventi estremi. I danni economici totali ammontano a cifre stratosferiche, si parla infatti di trilioni di dollari. Il rischio non riguarda solo chi vive in zone costiere o vulnerabili: circa il 40% della popolazione mondiale risiede negli undici Paesi più duramente colpiti da fenomeni come inondazioni, tempeste e ondate di calore.

Il Belpaese sotto stress

L’ultima edizione del rapporto Germanwatch ha acceso altresì i riflettori su eventi specifici che hanno segnato in particolar modo il 2024 italiano. Le intense ondate di calore che hanno “tormentato” l’Europa meridionale e il Nord Africa nel luglio di quell’anno sono state un esempio lampante. Eventi meteorologici di questa portata, un tempo considerati estremamente rari, oggi sono la normalità e si manifestano con temperature significativamente più alte, arrivando a superare di quasi quattro gradi le medie dell’epoca preindustriale.

A rendere la situazione ancora più critica si aggiunge il problema della siccità. Dopo mesi di precipitazioni scarse e temperature elevate, la grave crisi idrica che ha afflitto regioni come la Sicilia e la Sardegna è stata chiaramente collegata ai cambiamenti climatici, i quali hanno aumentato di circa il 50% la probabilità che tale fenomeno si verificasse. L’impatto si estende dall’agricoltura, con ripercussioni sulla produzione alimentare, fino al settore turistico, minacciando la base stessa dell’economia nazionale. 

 

Foto Copertina: Riconoscimento editoriale Shutterstock / ID Foto: 2532911147 / Autore: Andri wahyudi

 

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