Alla COP30 l’Unione europea si è presentata unita a favore di un’azione climatica forte e coerente con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Pur puntando a risultati ancora più ambiziosi, i negoziatori europei hanno lavorato con i partner internazionali per arrivare a un accordo sul riconoscere l’urgenza che riguarda il limite della temperatura a 1,5°C oltre la media preindustriale, abbandonando gradualmente i combustibili fossili.
In un contesto di crescenti tensioni geopolitiche, un aumento della disinformazione e impatti climatici sempre più evidenti in tutto il mondo, l’UE sottolinea la necessità di difendere i propri principi come la centralità della scienza, il multilateralismo e la cooperazione con i partner globali (in particolare, quelli più vulnerabili).
Ad oggi oltre 122 parti hanno presentato i propri NDC (Nationally Determined Contributions, Contributi Nazionali Determinanti) nell’ambito dell’Accordo di Parigi. Il documento (NDC) dell’Unione europea prevede una riduzione, entro il 2035, delle emissioni di gas a effetto serra compresa tra il 66,25% e il 72,5% rispetto ai livelli del 1990. L’UE, oltre a rispettare l’impegno di abbandonare i combustibili fossili, ha anche promesso di triplicare la capacità installata di energie rinnovabili e raddoppiare il tasso globale di miglioramento dell’efficienza energetica entro il 2030.
L’obiettivo UE del limite a 1,5 °C
Sebbene le temperature globali continuino a crescere e resta ancora molta strada da fare per centrare l’obiettivo di 1,5°C, la piena attuazione dei più recenti NDC dovrebbe contribuire a piegare la curva delle emissioni, favorendo un progresso collettivo significativo. In questo quadro, le parti della COP hanno approvato la Mutirão globale, un movimento che punta ad un impegno coordinato per mettere in campo soluzioni climatiche condivise per tutto il Pianeta.
Riguardo l’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura (1,5°C), le attuali traiettorie di emissione sono ancora lontane da questo traguardo. Per colmare il divario è stato istituito un nuovo “acceleratore dell’attuazione globale” pensato per rispondere allo scarto in termini di mitigazione e accelerare l’implementazione di politiche climatiche in tutti i settori. Tale strumento offrirà supporto concreto ai Paesi nell’attuazione dei loro NDC.
Dal momento che gli sforzi attuali non sono ancora sufficienti per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, l’UE ribadisce la propria determinazione a rispettare tutti gli impegni climatici concordati negli ultimi anni con i partner globali, in particolare nelle COP precedenti di Dubai e Baku.
L’Unione europea conferma gli impegni presi nel quadro del bilancio globale della COP28, come l’eliminazione graduale dei combustibili fossili, la triplicazione della capacità installata di energie rinnovabili e il raddoppio del tasso mondiale di miglioramento dell’efficienza energetica entro il 2030. Si tratta di obiettivi considerati essenziali per mantenere viva la possibilità di rispettare il limite di 1,5 ºC. Inoltre, entro il 2035, è stato richiesto di triplicare i finanziamenti destinati all’adattamento, nel contesto del nuovo obiettivo collettivo quantificato in materia di finanziamenti per il clima concordato alla COP29.
A Belem, poi, una coalizione di oltre 80 paesi, tra cui l’UE e i suoi Stati membri, hanno lanciato, sotto la guida del Brasile, un partenariato per l’abbandono graduale dei combustibili fossili. Contestualmente, le parti hanno concordato nell’accelerare l’attuazione dei percorsi di transizione verso l’obiettivo di 1,5 ºC, riconoscendo l’importanza dei diritti umani, dei diritti dei lavoratori, della parità di genere e del coinvolgimento inclusivo di tutti i portatori di interesse, tramite il dialogo sociale.
Altri obiettivi UE: il mercato del carbonio, la protezione delle foreste, la parità di genere e la questione del metano
L’UE ha sostenuto diverse iniziative multilaterali. In stretta collaborazione con la presidenza brasiliana, ha contribuito all’adozione di una dichiarazione dei leader a favore di una coalizione aperta sui mercati del carbonio. Firmata dalla presidente von der Leyen, la dichiarazione riconosce il prezzo del carbonio e i meccanismi di mercato come strumenti chiave per promuovere l’azione climatica su scala globale.
Durante la COP30, l’UE ha inoltre ribadito la volontà di rafforzare il dialogo con i partner globali sulle politiche per contrastare il cambiamento climatico, incluse le misure volte a prevenire la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio. Sul piano finanziario, l’Unione europea si conferma il principale erogatore di fondi internazionali per il clima. Infatti, nel 2024 l’UE e gli Stati membri hanno erogato 31,7 miliardi di euro in finanziamenti pubblici e mobilitato ulteriori 11 miliardi di euro da fonti private. Queste risorse sostengono progetti nei Paesi in via di sviluppo, contribuendo alla riduzione delle emissioni e al rafforzamento della resilienza agli impatti climatici.
L’UE ha anche rafforzato il proprio impegno per la protezione delle foreste. Infatti, ha approvato la dichiarazione che lancia l’iniziativa “Fondo foreste tropicali per sempre”, un innovativo meccanismo di finanziamento globale che premia la conservazione delle foreste tropicali. La Commissione europea ha inoltre firmato l’appello di Belém per l’azione a favore delle foreste del bacino del Congo, rinnovando l’impegno assunto alla COP26 di fermare e invertire la deforestazione e il degrado forestale in quella regione entro il 2030.
COP30: cosa dice la Santa Sede
“Si deve riconoscere il ‘volto umano’ della crisi climatica”. Così ha esordito monsignor Giambattista Diquattro, capo aggiunto della delegazione della Santa sede, il 18 novembre alla conferenza Onu a Belém, davanti ai ministri invitati alla COP30. Riconoscere il volto umano di questa crisi implica relazioni multilaterali tra gli Stati ed un impegno collettivo per tradurre le criticità in soluzioni.
L’importanza della cooperazione tra gli stati per risolvere la crisi climatica
Nella seconda settimana della COP30, tenutasi dal 17 al 21 novembre, alla presenza dei responsabili delle questioni climatiche di ciascun Paese, il nunzio apostolico, in Brasile dal 2020, ha cominciato il discorso parlando del messaggio inviato da Papa Leone XIV ai partecipanti della Conferenza Onu e letto dal cardinale Pietro Parolin nella seduta del 7 novembre. La voce di monsignor Diquattro ha scandito chiaramente il passaggio del Pontefice sulle difficili sfide che i Paesi si ritrovano ad affrontare a causa del cambiamento climatico.
Difficoltà che mettono a rischio le vite su questo pianeta e per cui c’è la necessità di una cooperazione tra gli stati e un multilateralismo coeso per guardare avanti, ponendo al centro la sacralità della vita.

Come uscire dalla crisi climatica e la progressiva uscita dall’energia fossile
Monsignor Diquattro ha altresì illustrato importanti questioni per la delegazione della Santa Sede.
“Il cambiamento climatico non conosce confini e richiede quindi sforzi collettivi”. Queste le sue parole.
Riuscire a mettere in atto un legame internazionale di questa portata è importante e inevitabile per risolvere i veri problemi dell’umanità. Il nunzio apostolico in Brasile ha richiamato poi l’attenzione alle parole che Papa Francesco aveva pronunciato nell’Esortazione apostolica Laudate Deum che era stato pubblicato in occasione della COP28 di Dubai.
In quella conferenza Onu sui cambiamenti climatici del 2023, gli Stati firmatari arrivarono alla conclusione che serve usufruire progressivamente sempre meno delle energie fossili. Transizione che è appoggiata anche dalla Santa Sede, in quanto un tipo di collaborazione mondiale a questo livello potrebbe effettivamente funzionare.
Combattere la differenza di genere può aiutare a risolvere la crisi climatica
Il capo aggiunto della delegazione della Santa Sede si è poi soffermato sul riconoscimento del volto umano del cambiamento climatico, ammettendo che le persone più colpite sono e saranno donne e ragazze. Un altro punto affrontato dal nunzio apostolico riguarda la necessità di trovare sia un linguaggio comune a livello mondiale sia un consenso che metta da parte interessi di tipo egoistico, in modo da sottolineare la consapevolezza che si deve avere gli uni verso gli altri per garantire un futuro alle generazioni che verranno.
L’educazione, un possibile mezzo per trovare la soluzione
Dinanzi alle sfide poste dalla crisi climatica, Monsignor Diquattro ha sottolineato che le risorse economiche e operative sono sicuramente necessarie, ma non sufficienti. Infatti, non si possono raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi se non vengono accompagnate da strategie politiche e da un processo di educazione che proponga soluzioni sostenibili e rispettose nei confronti del Creato. Monsignor Diquattro ha poi concluso esprimendo alla platea il desiderio di Papa Leone XIV: “Solo tornando al cuore può avvenire una vera conversione ecologica”.
Articolo realizzato con il contributo di Matilde Carducci e Lorenzo Toscani
Foto di copertina: riconoscimento editoriale Shutterstock / ID 2694740253 / Autore DOERS


