Consegna del tricolore agli alfieri di Milano – Cortina, le parole dei 6 portabandiera

Prima dell’accensione del tripode, due sono i momenti ufficiali che scandiscono il tempo che separa l’Italia dalle Olimpiadi. Il primo è dettato dal viaggio della fiamma olimpica lungo lo Stivale; il secondo, invece, è la cerimonia di consegna del tricolore da parte del Capo dello Stato ai portabandiera azzurri.

Mentre la torcia sta passando da un tedoforo all’altro lungo le strade d’Italia, il tricolore è già ben saldo nelle mani di Arianna Fontana e Federico Pellegrino, i portabandiera che sfileranno a Milano, di Federica Brignone e Amos Mosaner, i due atleti scelti per la cerimonia di Cortina, e di Chiara Mazzel e René De Silvestro, i portacolori che guideranno il gruppo italiano in occasione dei Giochi paralimpici.

Consegna del tricolore ai portabandiera di Milano Cortina
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Mattarella: “Importante diffondere il messaggio di pace, solidarietà e amicizia dei Giochi”

Lo scorso 22 dicembre, all’interno del Salone dei Corazzieri del Quirinale, davanti alle massime autorità dello sport italiano e al nutrito gruppo di Campioni che prenderanno parte ai Giochi olimpici e paralimpici, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha sottolineato quanto fosse speciale e coinvolgente questo consueto rituale. “Ha un significato più grande – ha ricordato il Capo dello Stato – perché siamo noi ad ospitare l’evento. E tutta l’Italia sarà con voi interamente”.

Il Presidente della Repubblica ha altresì rimarcato la valenza sociale, oltre che sportiva, di Milano Cortina. “L’Olimpiade sarà una vetrina, un’occasione che farà scoprire il nostro Paese – ha evidenziato Mattarella -. Saremo al centro del mondo, non solo di quello sportivo”.

Le gare olimpiche e paralimpiche – ha proseguito il Presidente – sono legate a tanti valori sociali e culturali. Portano con loro un messaggio di pace, solidarietà e amicizia che sarà importante diffondere”.

Il Capo dello Stato seguirà con attenzione le gesta degli azzurri, ma non vuole essere considerato il primo tifoso. Prima di congedarsi, si è soffermato sul fascino dei Giochi e sulla loro importanza nell’avvicinare tanti giovani allo sport e a misurarsi con sé stessi. Agli alfieri, infine, ha lasciato il suo ultimo messaggio: “Sono certo che renderete onore all’Italia con il vostro comportamento”.

La responsabilità di portare il tricolore, le parole dei 6 portabandiera

Arianna Fontana, la prima a prendere la parola, è l’atleta italiana più medagliata ai Giochi olimpici invernali. Le sue 11 medaglie, di cui 2 del metallo più prezioso, 4 d’argento e 5 di bronzo, l’hanno inserita di diritto nella lista dei potenziali candidati a guidare la spedizione azzurra. Per la Campionessa nata a Sondrio, si tratta della seconda volta come portabandiera in sei edizioni dei Giochi. “Questa bandiera – ha affermato la pattinatrice di short track – è una promessa, all’Italia, alle nostre famiglie e a tutti quelli che credono nello sport. Ma lo è soprattutto per i più giovani che osano sognare di essere un giorno qua, al posto nostro”. Nel suo intervento, Fontana ha altresì promesso che lei e i suoi compagni affronteranno le gare e la “nostra Olimpiade” con rispetto, disciplina e coraggio.

 

Federico Pellegrino entrerà all’interno di San Siro accanto ad Arianna Fontana. A 35 anni suonati, e dopo aver vinto due argenti ai Giochi, auspicava una simile occasione. “Mentirei se dicessi di non aver immaginato questa possibilità”, ha esordito lo sciatore di fondo, atleta delle Fiamme Oro.

 

Federica Brignone, invece, ha mostrato tutta la sua gratitudine “a chi ha reso possibile questo sogno”. La sciatrice, in convalescenza dopo il tremendo infortunio occorso in occasione dei Campionati italiani, si appresta a vivere la sua quinta Olimpiade, la prima in Europa. La sua presenza, sia al cancelletto di partenza sia a Cortina, fino a qualche settimana fa non era affatto sicura. “Inutile dire quanto sia onorata e emozionata, perché la corsa per arrivare qui non era scontata – ha attaccato Brignone -. Con questa bandiera rappresenterò tutti gli atleti azzurri e i loro valori”.

 

Scegliere un portabandiera, come ha ricordato anche il Presidente del CONI Luciano Buonfiglio, non è semplice: “La decisione può accontentare qualcuno e scontentare qualcuno altro”. Di sicuro, ha portato al settimo cielo Amos Mosaner.

Sin da giovane ho cullato sogni importanti – ha esordito l’atleta delle Fiamme Oro che a Pechino, in coppia con Stefania Costantini (la classe ‘99 di Pieve di Cadore, per ammissione del Presidente del CONI, sarà chiamata a leggere il giuramento degli atleti nel corso della cerimonia inaugurale), ha vinto la prima, storica medaglia d’oro dell’Italia nel curling – ma mai di ricevere la bandiera”.

Il trentenne di Trento ha altresì assicurato che “io e gli altri atleti indosseremo il tricolore con grande senso di appartenenza”.

 

Responsabilità, senso di appartenenza, orgoglio e onore sono le parole che hanno unito i discorsi dei portabandiera. Chiara Mazzel, sciatrice ipovedente alla seconda Paralimpiade, da portabandiera della delegazione paralimpica, ha ricordato al pubblico presente al Quirinale che cosa sia lo sport per lei: “Lo sport mi ha aiutato molto. Per me, è libertà e sinonimo di crescita. Può trasformare le difficoltà in opportunità”.

 

René De Silvestro, infine, ha posto l’accento sul “suo” 22 dicembre.”Per me – ha esordito il vincitore di un argento ed un bronzo paralimpico nello sci alpino – è un giorno speciale per due motivi: il primo (rivolgendosi al Presidente della Repubblica) perché ho ricevuto il tricolore dalle sue mani; il secondo, invece, perché esattamente 12 anni fa mi è cambiata la vita (il riferimento è all’incidente che gli ha causato lo scoppio di una vertebra e la paralisi degli arti inferiori). Qualcosa di buono l’ho fatto, ora sono qui per essere d’ispirazione per le nuove generazioni”.

Consegna del tricolore ai portabandiera di Milano Cortina
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Abodi sulla consegna del tricolore: “Significa consegnare ai nostri atleti la passione degli italiani”

Lasciare un “segno tangibile” è l’auspicio anche del numero 1 dello sport paralimpico italiano, Marco Giunio De Sanctis. Il Presidente del CIP ha invitato tutte le istituzioni presenti a collaborare, insieme, per fare in modo che l’Italia stia “al passo con i Paesi anglosassoni”. Il suo è un richiamo al lavoro da svolgere, in primis con la formazione di tecnici specializzati, per incentivare l’avviamento allo sport paralimpico.

 

La consegna del tricolore ai 6 portabandiera, come ha rimarcato Andrea Abodi, Ministro per lo Sport e i Giovani, è un atto solenne, pieno di valore simbolico: “Significa consegnare ai nostri atleti la passione degli italiani”.

Il Ministro ha aggiunto che l’Italia sarà all’altezza delle aspettative e che, nonostante i Giochi siano un evento epocale, il giorno più importante sarà quello successivo alla cerimonia di chiusura. Da quel momento, infatti, si inizierà misurare l’impatto, non solo economico, e a valutare l’eredità materiale e immateriale delle Olimpiadi.

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