“Domani andrà meglio”, il mantra di Federica Brignone nella corsa contro il tempo per Milano Cortina

Domani andrà meglio”. Questa è la frase che Federica Brignone, a margine della cerimonia di consegna del tricolore ai portabandiera azzurri di Milano Cortina, ha ripetuto a noi di risorse.news e a tutti quei giornalisti che le chiedevano come stesse e come procedesse il recupero dal serio infortunio. Dallo scorso 3 aprile, quelle tre parole la accompagnano quotidianamente. Sono diventate il suo mantra, il manifesto della sua resilienza e l’inno alla sua incrollabile fiducia. 

La diagnosi, “frattura scomposta del perone e del piatto tibiale della gamba sinistra, con rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio”, è stata una batosta tremenda. Non ha lasciato soltanto cicatrici sul corpo, ma anche nell’anima. Perché, per riprendersi completamente da un simile infortunio e tornare al top della forma, servirebbero quasi ventiquattro mesi. Due anni di sofferenze, dolori, sacrifici, lavoro e fisioterapie. Troppi per una Campionessa di trentacinque anni che deve preparare un’Olimpiade. Non una qualsiasi, ma quella di casa. Quella più importante, quella che ogni atleta desidera vivere.

Federica Brignona sarà ai Giochi, lo ha assicurato a Luciano Buonfiglio

Ed invece, Federica Brignone ha bruciato le tappe. Ai Giochi di Milano Cortina ci sarà. Nella località dolomitica sfilerà con il tricolore in mano che le ha consegnato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Al suo fianco avrà Amos Mosaner, il campione di curling. Alle sue spalle, invece, ci saranno la squadra azzurra e tutta una Nazione che tifa per lei.

Brignone, che ai Giochi ha ottenuto un argento e due bronzi, non farà soltanto la passerella nel giorno dell’inaugurazione. Sarà presente anche al cancelletto di partenza. Lo aveva detto al Presidente del CONI, Luciano Buonfiglio, proprio in occasione della nomina a diventare una dei quattro alfieri azzurri, insieme ad Arianna Fontana, Federico Pellegrino e allo stesso Amos Mosaner.

Quando il Presidente mi ha comunicato che sarei stata la portabandiera – ha riferito Brignone – penso che lo abbia fatto per i risultati sportivi, per la persona che sono, per i valori che rappresento e per tutto quello che ho dimostrato in 15 anni di carriera. Penso di essermelo meritato”.

Lucida e decisa, la sciatrice rifugge da quel pensiero che la vede a capo della spedizione solo per quello che le è successo ai campionati italiani. Stringere il tricolore e guidare la delegazione ai Giochi Olimpici è una responsabilità. Un meraviglioso dovere. Anche per questo motivo, come se fosse la capitana di una Nazionale, Brignone avrebbe voluto presentarsi all’appuntamento del Quirinale già in splendida forma e con gare all’attivo nelle gambe. “Però è andata così – ha commentato in maniera laconica la sciatrice -. Sto cercando di fare il massimo per tornare in gara il prima possibile ed allenarmi sugli sci seriamente”.

Federica Brignone alla consegna del tricolore ai portabandiera di Milano Cortina

Una corsa contro il tempo, ma senza stress

La Campionessa, nelle ultime ore, è tornata a sciare con le compagne di squadra in Val di Fassa. Il 22 dicembre, a margine della cerimonia di consegna del tricolore, la situazione era diversa. “Stiamo lavorando di settimana in settimana e di giorno in giorno, poi vediamo come va – ha ammesso la trentacinquenne milanese -. Finora ho effettuato soltanto una sciata libera e turistica su piste non tracciate per una gara. Ho iniziato a mettere il mio materiale e stiamo procedendo passo per passo”.

Le sensazioni e il feeling con la neve e gli sci sono passati dall’essere definiti un disastro al diventare accettabili. In simili condizioni, però, non si possono fare delle scelte su quale specialità puntare. “Non so cosa riuscirò a fare – ha confessato Brignone -. Penso che sarà più facile fare velocità (discesa libera, n.d.r.). Il gigante è più intenso e difficile. Però, sinceramente, io vorrei fare tutte e tre le mie discipline. Vedrò come va più avanti”.

Step by step. Con serenità, tenacia e fiducia, ma senza stress. “Non mi sono ancora posta il problema, perché neanche pensavo di esserci – ha confidato la sciatrice, trattenendo il respiro per qualche secondo, prima di proferire il verbo essere -. Io penso solo a guarire. Sto lavorando per mettere i bastoncini fuori dal cancelletto di partenza. Ce la sto mettendo tutta”.

Riprendersi completamente in appena 8/10 mesi è impossibile. Il dolore c’è. “Da quando mi sono fatta male, non ho ancora passato un giorno senza dolore – ha svelato ai cronisti la portabandiera -. Ovviamente, meno di prima. Altrimenti sarebbe stato impossibile migliorare e pensare di poter sciare”. 

Lanciarsi a velocità folle su quelle due lame di polietilene, carbonio e altri materiali incide sulle ossa e sulle parti legamentose del corpo. Per questo motivo, bisogna essere in perfetta forma fisica. Federica Brignone ha accanto a sé Federico Bistrot, il suo fidato fisioterapista, la persona che, più di tutte, le è stata accanto, permettendole di avere una chance di partecipare a quella che sarebbe la sua quinta avventura olimpica. Quando deve ringraziare qualcuno, Brignone mette sempre al primo posto Bistrot.  

Il difficile? Arriva adesso. Queste ultime settimane prima del 6 febbraio e della cerimonia di inaugurazione dei Giochi olimpici invernali sono determinanti. Che Federica Brignone sia al cancelletto di partenza di almeno una delle sue tre specialità è certo. Con quale forma, invece, non è dato sapere. Ogni giorno sarà un test. Una prova. Di sicuro, come ha ribadito Federica Brignone ai nostri microfoni, “Domani andrà meglio”.

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