Giustizia, potere, libertà e riconoscimento. Ecco le prime 4 parole del 2026

Ci sono fatti di attualità che scandiscono il nostro tempo. Per la loro rilevanza ed il loro impatto, scuotono l’opinione pubblica. Lasciano un segno indelebile nelle collettività, suscitano emozioni e impongono riflessioni. Si trascinano dietro una scia di parole che, da una parte, definiscono l’evento; dall’altra, invece, contribuiscono a cambiare il mondo e la sua percezione nell’osservatore interessato. 

Queste prime ore del 2026 non sono state per nulla piatte. Diversi avvenimenti importanti, in alcuni casi anche tragici, sono accaduti. Hanno fissato immagini nelle nostre retini e termini nel nostro immaginario.

Le 4 parole del 2026

Giustizia

Non si può non partire in questo excursus dalla strage di Capodanno di Crans Montana. A Le Constellation non hanno trovato la morte in una serata di festa soltanto 40 persone. Le fiamme, sprigionate da alcune candele pirotecniche, hanno divorato i sogni della gioventù europea, ferito gravemente 116 persone e sciolto alcune delle nostre certezze. Come è possibile che un simile disastro sia potuto succedere nella ligia Svizzera?

Mentre nella località montana elvetica imperano sgomento e rabbia, la magistratura è chiamata ad un difficile e duro lavoro. Dovrà ricostruire le cause, capire come sono morti questi giovani ed individuare i colpevoli. Che non sono solo i proprietari del locale. Per la comunità di Crans Montana, nel novero rientrano anche le istituzioni. In primis, la locale amministrazione comunale.

Il Comune, come riportato da diversi media nazionali e internazionali, ha ammesso di non aver effettuato controlli negli ultimi sei anni. La prima parola di questo 2026 è senza dubbio giustizia.

Dopo le accuse e il lutto, è il momento di fare chiarezza, ma soprattutto prevenzione. Perché una simile strage può essere attribuibile soltanto all’avidità, all’imperizia e alla negligenza. In poche parole, è riconducibile ad un fallimento di un intero sistema. 

Il Governo italiano, come ha fatto intendere il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nell’incontro con la stampa parlamentare, starebbe pensando ad un decreto che vieti le candele pirotecniche nei locali pubblici al chiuso. Ridurre al minimo i rischi è un obbligo ed un dovere di chi governa.

Le parole del 2026: giustizia

Potere

La seconda parola del 2026, invece, è potere. Un  termine che è abbinato alle operazioni made in U.S.A. Donald Trump ha ordinato il blitz in Venezuela che, in poche ore, ha “sollevato” dal suo incarico Nicolas Maduro, lasciando la presidenza a Delcy Rodriguez fino alle prossime consultazioni elettorali. Inutili sono state a ridosso della fine del 2025 le parole del caudillo.

L’apertura di Maduro su petrolio e investimenti americani sul suolo venezuelano non è servita a nulla. La Casa Bianca aveva già deciso di mostrare i muscoli contro colui che era stato definito da “The Donald” come un criminale.

Con un’operazione lampo, 30 minuti circa, i corpi speciali statunitensi hanno fatto irruzione nei cieli del Venezuela e catturato Maduro e sua moglie Cilia Flores. Qualcuno l’ha definita un capolavoro, altri, invece, un’azione da sceriffo o addirittura da bullo.

Il segnale inviato da Trump al Sudamerica e al resto del Mondo, comunque, è chiaro. L’eco è arrivato anche a Teheran, dove dalla fine del 2025 la Repubblica islamica sta cercando di reprimere le proteste dei civili. Gli U.S.A. hanno fatto sapere alla guida suprema del Paese medio-orientale che sono pronti ad intervenire se le manifestazioni pacifiche e non violente dovessero finire con uno spargimento di sangue. 

Sudamerica, Asia e pure Europa. Anche il Vecchio Continente ed un suo territorio devono fare i conti con il potere a stelle e strisce. Washington è tornata a guardare con interesse alla Groenlandia. Anzi, desidera prendere il controllo del territorio artico o con le buone o con le cattive. 

Può uno stato sovrano, sicuramente potente, lanciare una sorta di OPA, un’offerta pubblica di acquisto, per una contea della Danimarca, inasprendo così i rapporti con gli altri Paesi della Nato? Ovviamente no. Ma con Trump e gli States non si può scherzare.

Che dietro le mire espansionistiche, non imperialistiche, del Presidente degli Stati Uniti non ci siano soltanto motivi economici collegati all’estrazione delle cosiddette terre rare è noto. Anche altri leader europei sono consapevoli che la più grande isola del Globo faccia gola alla Russia e pure alla Cina. Il controllo dell’Artico passa proprio dal presidio groenlandese. Non è una nuova Guerra Fredda tra superpotenze, bensì è una questione di establishment.

Il governo autonomo di Nuuk, intanto, ha comunque risposto a The Donald, definendo la provocazione inaccettabile e rimarcando la propria indipendenza. Bruxelles osserva e studia una strategia per evitare una escalation che potrebbe deteriorare ulteriormente i rapporti con l’altra sponda dell’Atlantico. Downing Street, come rivelato dal The Telegraph, starebbe pensando di invitare gli altri alleati europei a rafforzare il presidio militare a sul suolo artico. 

Le parole del 2026: potere

Libertà

Da potere a libertà. Due parole che, messe in quest’ordine e unite da una congiunzione, di solito non vanno a braccetto. In questo caso specifico, però è diverso. La cattura di Maduro si è trasformata nella chiave che ha aperto le porte delle carceri dove erano detenuti quei prigionieri politici avversi al governo venezuelano.

Dopo oltre 400 giorni di reclusione, Alberto Trentini, il cooperante di Venezia mai processato o accusato da Caracas, è tornato in Italia. Insieme a lui, ha trovato la libertà anche Mario Burlò, imprenditore torinese. Qualche ora prima, avevano lasciato i centri di detenzione di “El Rodeo” e di “El Helicoide” anche Luigi Gasperini e Biagio Pilieri, altri due dei 24 italiani rinchiusi nei penitenziari venezuelani come prigionieri o ostaggi politici.

La liberazione di Trentini e degli altri italiani è stata guidata dal Governo. Il lavoro diplomatico svolto dal premier Meloni e dal Ministro degli Esteri Tajani ha portato i suoi frutti. I primi segnali distensivi tra Roma e Caracas sono arrivati nel weekend, quando Palazzo Chigi ha scritto alla premier Rodriguez. Un messaggio che ha riconosciuto il Venezuela e l’attuale guida come interlocutori autorevoli. Ora, l’ultimo chilometro è rappresentato dalla liberazione e dal rientro in Italia di tutti gli altri ostaggi politici.

Le parole del 2026: libertà
Il carcere di El Helicoide a Caracas. ID Shutterstock: 2712715055 | Photographer: Photomanifesto

Riconoscimento

Infine, merita di essere menzionata un’altra notizia di caratura nazionale che determinerà un enorme impatto sulla società. Dopo 10 anni di tentativi, il Consiglio dei Ministri ha approvato lo scorso 12 gennaio il disegno di legge “Disposizioni in materia di riconoscimento e tutela del caregiver familiare”. La quarta parola di questo 2026 è riconoscimento

Il caregiver non è più soltanto una figura di fatto, ma di diritto. La sua funzione viene riconosciuta dallo Stato, che la introduce nel Piano Assistenziale Individualizzato (PAI) e nel Progetto di vita della persona con disabilità, e dall’INPS.

Le risorse messe a disposizione dal Governo ammontano a 257 milioni. 1,5 milioni serviranno per la costruzione della piattaforma gestita dall’INPS che, a partire dal 2027, dovrà erogare il contributo. 

Il sistema individua tre forme di caregiver convivente a seconda delle ore di presa in cura del proprio familiare: almeno 91 ore settimanali, tra 30 e 90 ore e tra 10 e 29 ore. Il contributo economico (400 euro mensili esentasse) sarà garantito solo a chi svolge almeno 91 ore settimanali, a condizione che abbia un reddito non superiore a 3mila euro annui e un Isee non superiore a 15mila euro. I caregiver interessati ad essere riconosciuti come tali dovranno registrarsi, a partire dal mese di settembre, sul portale web dell’Inps.

Tra le altre forme di tutela, rientrano altresì il congedo parentale, solo nel caso in cui l’assistito sia un minore di 18 anni, la ricezione di ferie e permessi solidali da parte dei colleghi dipendenti dello stesso datore di lavoro, un supporto psicologico, la modifica dell’orario di lavoro sulla base delle proprie esigenze, maggiore versatilità sul lavoro da remoto ed il riconoscimento delle competenze acquisite accudendo il familiare, purché siano certificabili dagli organismi e dalle regioni di riferimento. In questa maniera, il caregiver sarà qualificato come operatore socio-sanitario.

Come ogni novità, il ddl ha suscitato plausi e critiche. In attesa di capire e comprendere la portata del provvedimento e l’impatto socio-economico generato dal riconoscimento del caregiver, l’Italia ha compiuto un altro passo in avanti in termini di attenzione alle persone più fragili e dei loro familiari che li curano e accudiscono. 

Le parole del 2026: riconoscimento

Le prossime parole

Giustizia. Potere. Libertà. Riconoscimento. Sono queste le prime 4 parole del 2026. Altre se ne aggiungeranno strada facendo. Le prossime? Difficile dirlo, ma sostenibilità, intelligenza artificiale e costruzione dal basso potrebbero ritagliarsi un proprio spazio e meritare la nostra attenzione. 

Risorse.news è e sarà sempre pronta ad afferrarle, analizzarle e portarle alla vostra attenzione. Questa testata, del resto, è nata con l’intento di raccontare il mondo e le sue trasformazioni e pure quelle persone che danno vita a valori sociali incommensurabili.

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