“L’arte cura”. Un’affermazione che viene avallata da studi e ricerche. La professoressa Daisy Francourt dell’University College di Londra ha scritto a tal riguardo un libro “Art Cure: The Science of How the Arts Transform Our Health”, affermando che la l’arte e la cultura sono alleate della salute, avendo molteplici effetti benefici. Inoltre, sono state effettuate altre indagini nel Regno Unito sull’impatto che le mostre e i musei hanno sul benessere delle persone. Studi firmati dall’Università di Milano-Bicocca, poi, hanno riportato che la frequentazione di musei e mostre riduce i sintomi di ansia e stress.
“Art Cure: The Science of How the Arts Transform Our Health”: l’arte e la musica alleate della salute
Nel libro “Art Cure: The Science of How the Arts Transform Our Health” la professoressa ha raccolto e effettuato numerose ricerche su come l’arte sia un’ottima medicina per la nostra mente e per il nostro corpo. Infatti, il 31% di chi si dedica regolarmente alle discipline artistiche ha meno rischio di morire durante il periodo di follow-up, tenendo conto anche di fattori socio economici, demografici e sanitari.
Il libro “Art Cure” della professoressa Francourt rivela il potere che le arti hanno nel cambiare la vita in modo positivo. In particolare, le canzoni sono in grado di modificare lo sviluppo strutturale del cervello dei bambini; gli hobbies creativi (come suonare uno strumento, dipingere, recitare, partecipare a laboratori creativi ecc..) aiutano a tardare l’insorgenza della demenza senile; l’arte e la musica agiscono, diminuendo la depressione, lo stress e il dolore; la danza, invece, crea nuovi percorsi neurali per persone con lesioni cerebrali; praticare l’arte, quindi, migliora il funzionamento di tutti i principali organi e sistemi del corpo.
Il libro della Fancourt è nato grazie a ricerche rivoluzionarie di neuroscienze, psicologia, immunologia, fisiologia, scienze comportamentali ed epidemiologia. Inoltre, racconta storie vere e stimolanti di persone che hanno sperimentato cambiamenti radicali nella loro salute, per incoraggiare i lettori a migliorare la propria vita attraverso le arti.
La cultura e l’arte impattano sulla felicità e il benessere personale
Ci sono anche diverse ricerche- secondo l’IRPET (Istituto Regionale per la Programmazione Economica della Toscana)- dove studiosi del Regno Unito (tramite dati sia trasversali sia longitudinali) hanno evidenziato che la partecipazione a eventi artistici e musicali, così come la frequentazione di mostre, musei, biblioteche e altre attività ricreative (come anche la partecipazioni ad eventi sportivi) ha un effetto positivo sulla felicità (Bryson e MacKerron, 2016) e sulla soddisfazione di vita (Wheatley e Bickerton, 2019).
Inoltre, grazie ad una raccolta di studi condotti nel Regno Unito e pubblicati tra il 2014 e il 2024, è stato dimostrato come proprio la lettura di libri e giornali sia positivamente correlata a varie dimensioni del benessere, in particolare emozioni positive (Reyes-Martinez e al., 2021).
È stato riscontrato che in persone over 50 che soffrono di depressione e visitano musei e gallerie d’arte hanno un rischio del 32% inferiore di sviluppare la depressione. Un rischio che si riduce notevolmente fino al 48% se le visite avvengono più di una volta al mese (Fancourt e Tymoszuk, 2019). Fragilità e malattie varie presentano una riduzione o rallentano l’insorgenza come il rischio di sviluppare demenza fino ad un periodo di 10 anni(Fancourt, Steptoe e Cadar, 2018) e ci sono meno probabilità di avere un funzionamento cognitivo compromesso.
Le visite regolari riducono significativamente la sensazione di solitudine (Tymoszuk, Perkins, Fancourt et al., 2020) e un frequente coinvolgimento in attività ricreative e culturali aumentano le aspettative di vita (Bygren et al., 2009; Fancourt & Steptoe, 2019). Anche nel progetto di ricerca The Museums on Prescription dell’University College London è stato scoperto che visite regolari, tour guidati e attività artistiche possono migliorare il benessere e ridurre l’isolamento sociale degli anziani (Thomson et al., 2018).
“Progetto ASBA. Innovazione e benessere dei cittadini e del personale museale”: il museo cura la salute psico-fisica
Il progetto ASBA (Anxiety, Stress, Brain-friendly museum, Approach – Il museo alleato del cervello contro ansia e stress) nasce da Annalisa Banzi, ricercatrice del CESPEB (Centro Studi sulla Storia del Pensiero Biomedico) dell’Università di Milano-Bicocca che ha coinvolto 350 cittadini e decine di operatori museali nell’arco degli ultimi tre anni, confermando come le attività svolte all’interno del museo siano state in grado di ridurre i livelli di ansia e stress dei visitatori.
La ricerca è stata condotta su persone che hanno visitato il museo, monitorando i loro livelli di stress e ansia sia prima che dopo la visita attraverso la somministrazione di questionari standardizzati e strumenti quantitativi e qualitativi. Alcuni visitatori hanno inoltre permesso la registrazione della propria attività elettro-corticale con un dispositivo BCI (Brain-Computer Interface) wireless indossabile che ha monitorato (registrando la frequenza dell’attività elettrica cerebrale) l’effetto dell’esperienza sul benessere psico-fisico.
La tecnica della mindfulness (portare l’attenzione al momento presente) è risultata la più efficace soprattutto tra le persone che presentavano elevati livelli di ansia e stress, con una riduzione di questi due fattori di quasi il 25%. Anche l’arteterapia ha avuto un effetto importante (riduzione del 20% di stress e ansia).
Non mancano altre tecniche, come la Nature+Art (che unisce stimoli del patrimonio museale con la natura), che hanno riscontrato una riduzione del 15% del livello di stress. Un risultato simile lo hanno ottenuto le Visual Thinking Strategies (discussioni guidate davanti a opere esposte) e l’ArtUP (unisce da un lato approfondimenti culturali sulla storia dell’arte, sulla conoscenza delle vicende artistiche e dall’altro promuove il confronto sulla dimensione emotiva e psicologica evocata dalle opere d’arte nei visitatori).
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