La povertà tende a svilupparsi maggiormente nelle Città Metropolitane e si presenta come un disequilibrio di ricchezza e povertà tra le varie famiglie italiane. Anche se stanno crescendo progetti che uniscono contrasto alla povertà alimentare con servizi di inclusione sociale e lavorativa, al Sud domina ancora un approccio assistenzialista focalizzato su aiuti materiali. Tuttavia, negli ultimi dieci anni sono emerse alternative moderne come buoni spesa ed empori solidali.
Città con food policy attive come Milano, Roma, Torino, Bologna, Bari, Messina e Cagliari adottano una visione olistica, integrando aspetti ambientali e culturali. Viene promosso il recupero dello spreco alimentare tramite le donazioni. L’accesso a questi beni e aiuti avviene su criteri economici, dando priorità a famiglie con minori. Il sistema di welfare alimentare si poggia sul Terzo Settore, legato a Caritas e diocesi del Sud, ma crescono anche iniziative non religiose dopo l’avvento della pandemia.
Sono stati presi in considerazione dati BES Istat(2024) e sono state esaminate in particolare cinque Città Metropolitane, selezionate per disomogeneità economica e vari livelli di povertà generale: Bari, Firenze, Napoli, Milano e Genova. Questa selezione ha preso in considerazione anche l’organizzazione Azione Contro la Fame con i suoi progetti volti a contrastare la povertà.
La povertà e i progetti messi in atto nelle Città Metropolitane
Bari: l’occupazione lavorativa tra i 20 e i 64 anni (63,4%) è inferiore alla media Nazionale (67%)
Bari ha 1.218.191 residenti (1° gennaio 2025) con 315.473 nel capoluogo (26%). Nel 2024 l’occupazione dei soggetti tra i 20 e i 64 anni si attestava al 63,4% (sotto media nazionale 67%) e quella giovanile (15-29 anni) era al 33% (inferiore alla media italiana del 34,4%). La partecipazione alla scuola dell’infanzia (4-5 anni) era al 98,4%. Tuttavia solo l’11,6% ha usufruito dei servizi comunali per l’infanzia nel 2022.
Dopo la pandemia, il Comune di Bari ha attivato buoni alimentari e progetti come l’Emporio Casa delle Bambine e dei Bambini. Grazie a finanziamenti FEAD proposti dalla Regione è stato possibile realizzare una distribuzione di pacchi alimentari per persone vulnerabili che vivono in case di comunità in condizioni di povertà severa senza l’accesso a misure come l’ADI (Assegno di Inclusione).
Inoltre, sono stati introdotti servizi come il centro polifunzionale Area 51 (mensa, igiene e sportelli di orientamento al lavoro). Attivo anche il Settore Innovazione Sociale che gestisce “Porta Futuro” (job center dal 2015), sei équipe multidisciplinari per ADI e altre misure di attivazione lavorativa come RED Puglia (Reddito di Dignità), La Fatica, FLAPS, cercando di conciliare la vita privata e il lavoro.
Firenze: supera la media italiana nell’occupazione lavorativa ed eccelle nei servizi per l’infanzia
Firenze conta 989.460 residenti (dal 1° gennaio 2025) e il 36,6% abita nel capoluogo. L’iper-turistificazione spinge la crescita demografica verso le aree periferiche, mentre la popolazione straniera raggiunge il 13,7% (136.343 individui) ed è concentrata per il 41% in città (secondo i dati Istat 2025).
Firenze supera la media Nazionale: il tasso di occupazione è del 79,6%, mentre quello dei giovani inseriti in ambito lavorativo tocca il 40,3%. Nel 2023 il reddito medio disponibile pro capite è stato calcolato in 26.194 euro, con le retribuzioni medie a 24.515 euro. Eccellono i servizi per l’infanzia (34% dei bambini nei nidi comunali) e la scuola (96% della partecipazione dei bambini tra i 4 e i 5 anni) con il 53% delle scuole dotate di mensa.
Nonostante questi punti di forza, la povertà assoluta ha colpito il 3,5% delle famiglie toscane (2024) con il 10% a rischio e il 6% a bassa intensità lavorativa. Il 56% dei residenti nel centro della Toscana faticava ad arrivare a fine mese. Firenze presenta un sistema anti-povertà alimentare che è ramificato, basato soprattutto sul privato sociale, offrendo aiuto alimentare e ascolto ma non attivazione lavorativa. Sono presenti progetti contro lo spreco come “Buon fine”, “Mangiami subito”, “Cibo Buono” e “Una spesa per tutti”.
Tramite la sperimentazione del Reddito Alimentare è nata una rete stabile tra 19 punti vendita di Conad e ETS selezionati per coprire e aiutare quei territori che presentano marginalità sociale e coinvolgere i giovani in azioni di sensibilizzazione. Tuttavia, questa rete rappresenta un importante strumento di aiuto alimentare e di riforma del sistema locale esistente.
Genova: alta partecipazione scolastica tra i 4 e i 5 anni (96,3%)
Genova annovera 818.651 residenti (il 1° gennaio 2025) con 563.947 nel capoluogo (69% del totale). Gli indicatori economici sono positivi (l’occupazione è al 74% e quella giovanile è del 37%). Maggiore della media Nazionale sono, inoltre, il reddito pro capite a 27.105 euro e la retribuzione media annua a 25.579 euro.
Tuttavia, rimangono sfide sociali, come il 17% dei bambini che hanno usufruito di servizi comunali per l’infanzia in servizi comunali (2022). Invece, è stata registrata un’alta partecipazione scolastica del 96,3% della fascia di età tra i 4 e i 5 anni (2023).
La povertà colpisce soprattutto i cosiddetti nuovi poveri, donne straniere con figli (rapporto Caritas di Genova 2024), con 4.100 nuovi accessi Caritas nel 2023. Alle difficoltà Genova risponde con una rete strutturata di circa 200 realtà tra cui 22 mense, distribuzione di pacchi alimentari e 9 empori solidali. Un ruolo centrale è la Rete Ricibo con 90 organizzazioni, che recupera eccedenze e previene sprechi.
Tuttavia, permangono molte criticità: su 200 servizi, 155 (documento della Rete Ricibo sul Reddito Alimentare) si basano su pacchi secchi e oltre l’80% non garantisce pacchi freschi. Si inserisce la sperimentazione del Reddito Alimentare che ingaggia realtà locali e ATS per un documento di fattibilità che risolve criticità tecnico-operative. Il progetto integra la messa a sistema di dati, la sensibilizzazione comunitaria e donatori in una strategia non emergenziale per trasformare i sistemi alimentari, rafforzando pratiche verso una food policy informale.
Milano: occupazione lavorativa del 77% contro la media nazionale
Milano presenta 3.247.623 abitanti (dati del 1° gennaio 2025) con 1.366.155 nel capoluogo (42%). Eccelle a livello economico con una occupazione del 77% e quella giovanile del 40,6%. Nel 2023 il reddito pro capite è stato pari al 34.885 euro, mentre la retribuzione media è stata calcolata in 34.343 euro.
Anche l’Istruzione domina, ma le criticità persistono: la partecipazione prescolare gira intorno al 92% (inferiore al 94,7% Nazionale) e solo il 24% dei bambini ha utilizzato i servizi comunali. Nel biennio 2022-2023 solo il 12,4% dei 346 edifici scolastici statali (Openpolis 2024) era dotato di mense. Sono state promosse all’interno anche iniziative anti-spreco come “Sacchetto salva merenda”.
Milano vanta un sistema di aiuto alimentare strutturato, guidato dalla food policy 2015 (Comune e Fondazione Cariplo): una governance orizzontale con enti pubblici, privati, università e Terzo Settore. Durante il Covid 19 il Dispositivo Aiuto Alimentare ha convertito centri anziani in hub logistici (oggi operativi). Dal 2019 Hub di quartiere recuperano delle eccedenze alimentari (protocollo con Assolombarda e Politecnico): il primo in via Borsieri (Isola) con progetti come “Mai più fame” di Azione Contro la Fame.
Sono presenti, però, disuguaglianze interne che colpiscono lavoratori sotto la soglia di povertà e persone fragili. I CPI valutano bisogni per percorsi personalizzati (Dote Lavoro), ma rimandano l’intervento per i soggetti più fragili ai servizi sociali. Un altro punto critico è la carenza di servizi pubblici per l’infanzia.
Napoli: alto il lavoro in nero. Aumenta la partecipazione scolastica (99,7%)
Napoli ha 2.958.410 residenti (1°gennaio 2025) e 908.082 vivono nel capoluogo. È presente povertà lavorativa con una occupazione del 46,4%. Inoltre, la Campania è la seconda regione in Italia a registrare un alto tasso di lavoro in nero del 16% (Caritas 2024). Un altro dato critico è la poca fruizione dei servizi comunali per l’infanzia che si aggira intorno al 4,8% (media Nazionale del 16,8%). Tuttavia, la partecipazione scolastica nei bambini dai 4-5 anni ha raggiunto invece il 99,7% nel 2023, superando la media italiana (94,7%).
La povertà alimentare è diffusa e il 49,3% di beni alimentari sono richiesti alla Caritas. La rete di aiuto alimentare comprende 10 mense (della Caritas), 7 empori solidali, in cui prevale una logica emergenziale, senza food policy integrata. La sperimentazione Reddito Alimentare di Napoli coinvolge 9 ETS (Caritas, ACLI, Progetto Arca) selezionati tramite un bando comunale.
La misura pone l’attenzione alle famiglie con ISEE compreso tra i 6.000 e i 9.000 euro e senza fissa dimora. Persistono criticità come la presenza di pochi commercianti, costi logistici, piattaforma ministeriale lenta. Il Reddito Alimentare a Napoli, tuttavia, rafforza una rete locale diversificata nei quartieri vulnerabili, dove è presente maggiormente povertà.
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