Ci sono progetti che sono destinati a tracciare una nuova rotta. Non sono rivoluzionari, ma innovativi, poiché propongono un cambiamento positivo. “Lo Sport in Costituzione: Dialoghi per una Cittadinanza Attiva”, l’iniziativa di OPES realizzata con il contributo di Roma Capitale e in collaborazione con Zètema Progetto Cultura, ne rappresenta un valido esempio. Attraverso un percorso formativo ed educativo ed un confronto autentico con dirigenti dello sport system e Campioni capaci di scrivere pagine indelebili nella storia della loro disciplina, ha permesso a 100 giovani tra i 14 e i 28 anni di diventare cittadini attivi, consapevoli e protagonisti della scena pubblica.
Partendo dall’analisi valoriale dell’ultimo comma dell’articolo 33 della Costituzione e lasciandosi ispirare dalle testimonianze rilasciate dalle persone incontrate, gli studenti degli istituti e delle Università coinvolti si sono ritagliati il loro spazio. Lo scorso 28 gennaio, infatti, hanno avanzato ai rappresentanti delle più alte istituzioni 10 soluzioni per una pratica sportiva più vicina alle loro esigenze.
All’interno della Casa dello Sport italiano, in quello che è stato il quarto ed ultimo incontro del progetto, la loro voce non ha tremato. Anzi, si è sentita forte e chiara. Sul palco, ragazze e ragazzi hanno dato prova di grande maturità, prendendosi le proprie responsabilità e mettendoci sia il loro volto sia il loro nome.
Presentare delle idee in grado di rendere lo sport più accogliente, inclusivo e accessibile a chi è deputato a prendere decisioni non è facile. Il rischio di non essere capiti o giudicati come dei soggetti destabilizzanti o addirittura inconsapevoli ed inesperti è alto. Così come quello di accendere fari su tematiche considerate superficiali o accessorie oppure di spostare l’attenzione su ambiti non centrali per la classe dirigente del Paese.

Concretezza, il segreto del successo delle 10 proposte del progetto “Lo Sport in Costituzione: Dialoghi per una Cittadinanza Attiva”
Per essere ascoltati con attenzione e presi in considerazione, bisogna essere credibili. E loro lo sono stati, grazie alla loro concretezza. Non hanno preteso sedie o spazio ai tavoli del potere. Hanno però chiesto che, grazie alle loro intuizioni, si costruisca un sistema sportivo meno stressante e giudicante. Perché la salute mentale, per i giovani de “Lo Sport in Costituzione: Dialoghi per una Cittadinanza Attiva”, viene prima di qualsiasi sfida o risultato.
Anche per questo hanno avanzato che gli aspiranti tecnici e istruttori sportivi per atleti tra i 3 e i 25 anni debbano frequentare un corso obbligatorio di etica e pedagogia, prima di di ottenere il tanto agognato tesserino abilitante all’insegnamento tecnico-tattico di una disciplina.
La loro ambizione li ha condotti a pensare pure ad un bollino di accoglienza per attestare il clima sano, positivo, accogliente e confortevole all’interno di un centro sportivo. Tra le dieci proposte, ha fatto centro l’idea di estendere i voucher per lo sport pure agli studenti universitari e la loro integrazione nell’abbattimento dei cosiddetti costi accessori, come quelli per le visite di idoneità alla pratica sportiva.
Attenzione all’inclusione sociale e alla parità di genere sono stati altri due temi che hanno interessato l’analisi delle studentesse e degli studenti. Così come lo sport a scuola, argomento che ha prodotto ben 3 proposte su 10. Dalla centralità dell’educazione motoria agli investimenti per dotare i plessi scolastici di una palestra ogni 400 studenti, passando per l’ampliamento e lo sviluppo delle soluzioni inerenti al progetto studente-atleta di alto livello.
Dall’ascolto all’attuazione, la palla passa ai decisori politici
Ora la palla è passata ai destinatari dei messaggi, a coloro che hanno ascoltato con attenzione le mozioni e le preghiere delle future generazioni. Per capire se almeno una soluzione si trasformerà in un atto concreto e renderà lo sport più vicino ai bisogni dei giovani, ci vorrà del tempo. Le aperture non sono mancate. E questo è già sinonimo di successo per almeno due motivi.

Da una parte, si certifica la fattura del lavoro svolto e la qualità delle proposte presentate. Dall’altra, invece, si insinua un pensiero: il dialogo strutturato, la metodologia alla base del progetto “Lo Sport in Costituzione: Dialoghi per una Cittadinanza Attiva”, necessita di essere ulteriormente consolidato. Si tratta di un potente strumento democratico e di una meravigliosa strategia che permettono la costruzione dal basso di idee, opportunità, soluzioni e politiche condivise con i decisori.
Con questa tipologia di costruzione non si aprono soltanto spazi da occupare, ma si mettono in relazione generazioni differenti. Il dialogo appiana conflitti ed evita che certe decisioni vengano imposte dall’alto. Inoltre, si favorisce la visione di una società molto più europea in cui i giovani hanno fiducia nel futuro e in sé stessi, contano veramente e rappresentano la forza capace di dare la giusta energia ad un motore che ha un impatto sull’economia, sul lavoro e sul benessere sociale dei cittadini.
Un metodo per lo sport ma anche per qualsiasi altro ambito
Come sottolineato dal Rapporto Sport 2025, l’indagine dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale e Sport e Salute, lo sport muove l’Italia in tutti i sensi. A partire dal PIL, pari all’1,5%, per passare al numero di italiani che hanno abbandonato uno stile di vita sedentario e non attivo (un milione di meno rispetto ad un anno fa) e al Social Return On Investment, che sui progetti infrastrutturali è pari a 4,9, mentre sui progetti sociali è uguale a 8,42 (ogni euro investito si trasforma in 8,42 euro di benefici per la comunità).
Numeri che, grazie alle intuizioni e alle proposte dei 100 giovani de “Lo Sport in Costituzione: Dialoghi per una Cittadinanza Attiva”, sono destinati ad essere corretti con un altro segno più.
Il progetto di OPES rappresenta un modello, una best practice. Ma non è l’unico che è capace di indicare una nuova via. “Il Piccolo Urbanista”, ad esempio, si prefigge di ridisegnare gli spazi urbani di Torino, coinvolgendo gli alunni delle scuole elementari. In entrambi i casi, gli studenti sono la voce del presente e la mente che contribuisce a costruire attivamente il futuro che loro stessi sognano.


