“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. Si apre l’articolo 33 della Costituzione Italiana, che poi viene arricchito dall’introduzione dell’ultimo comma:
“La Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme”.
Una frase che si è rivelata essere la protagonista di “Lo Sport in Costituzione: Dialoghi per una Cittadinanza Attiva”. L’iniziativa ha visto in prima linea gli 100 studenti romani, tra i 14 e 28 anni, chiamati a presentare le loro 10 proposte con l’obiettivo di rendere lo sport più accessibile e coerente alle esigenze delle nuove generazioni, in un percorso di tre incontri laboratoriali.
È proprio in questo spazio, tra il primo e l’ultimo comma citati in precedenza, che si inserisce l’idea innovativa degli studenti dell’Accademia Italiana di Roma.
Partecipando all’iniziativa di OPES, le ragazze e i ragazzi hanno dimostrato che lo sport, proprio come l’arte, ha bisogno di un ambiente capace di poter superare le barriere del pregiudizio e di conseguenza dell’abbandono precoce dell’attività sportiva, consentendo ad ogni cittadino, indipendentemente dalle sue condizioni, dalla sua età e abilità, di sentirsi libero di allenarsi per il piacere di farlo, senza l’obbligo di dover eccellere a tutti i costi.
Durante il primo appuntamento, due delle voci dell’Accademia hanno subito avvertito un vero salto di qualità: “È stato illuminante,” hanno raccontato a Risorse.News. “Abbiamo parlato con molti nostri coetanei, ci siamo confrontati nella fase progettuale e torniamo a casa con un’idea diversa dello sport, che prima non avevamo chiara”.
Ma c’è un elemento che spicca su tutti: “Torno a casa con la consapevolezza che la mia voce adesso importa qualcosa“, ha esclamato una studentessa. Ciò significa che il progetto targato OPES è riuscito nell’obiettivo di far sentire i giovani come “cittadini attivi”, capaci di portare un cambiamento.
La risposta dei giovani al “male invisibile”
La rivelazione della proposta è andata in scena lo scorso 28 gennaio, nella Sala d’Onore del CONI, insieme alle altre idee e davanti ai rappresentanti del panorama sportivo, politico e sociale.
L’idea delle studentesse dell’Accademia ha colpito per profondità e concretezza, focalizzandosi su un “male invisibile” dello sport moderno: la “pressione comparativa”.
Il tema principale del progetto targato Accademia Italia è stato quindi l’eccessivo focus sulla performance e sul giudizio sociale, che sono risultati essere i principali ostacoli del benessere psicofisico. Se nello sport conta solo essere perfetti, dove si viene misurati continuamente, il risultato, purtroppo, è l’abbandono prematuro.
“Il giudizio altrui viene da ciò che gli altri potrebbero dire di te,” hanno spiegato le ragazze nell’intervista finale. “Tuttavia, bisogna lavorare su se stessi per non dare troppo peso a quelle parole. È un percorso che richiede il supporto di educatori, psicologi e della famiglia.”
Per passare dalla teoria alla pratica, hanno dunque ideato il “Bollino” di Accoglienza.

Il “Bollino” Etico, una solida e sicura base etica
La proposta tecnica prevede pertanto l’istituzione di un marchio di qualità etica da assegnare a Club e Associazioni Sportive. Un sistema che mette al primo posto le persone e i rapporti umani, anziché guardare solo alle vittorie e alle medaglie.
Le linee guida del Bollino Etico puntano a trasformare il volto dei club sportivi, partendo dalla creazione di ambienti non giudicanti dove l’errore viene considerato una tappa naturale della crescita e mai un fallimento personale. L’obiettivo è creare spazi in cui l’atleta può essere indubbiamente valutato per la sua prestazione, ma deve avere la certezza di non essere mai deriso o umiliato.
Interrogate su quali siano i criteri misurabili per ottenere tale riconoscimento, una portavoce delle studentesse dell’Accademia ha posto l’accento sulla qualità del dialogo: «Stiamo pensando soprattutto al modo in cui l’allenatore si relaziona all’allievo e come parla con la famiglia», ha spiegato, sottolineando l’importanza di un rapporto di fiducia che permetta ai genitori di filtrare i messaggi educativi, specialmente per i più giovani, rimanendo sempre «molto aperti negli obiettivi che si vogliono raggiungere».
Per garantire la tenuta di questi valori, le società sono chiamate a un monitoraggio costante attraverso questionari anonimi rivolti a ragazzi e famiglie, uno strumento prezioso per far emergere situazioni di bullismo o disagio.
In questo modo, il Bollino diventa una guida per le famiglie, certificando che quel club non offre solo un’ottima preparazione sportiva, ma anche una solida e sicura base etica.


