In Italia 5,8 milioni di anziani vivono da soli e appena l’8,5% di questi può contare sul sostegno di una badante. Il risultato è che la percentuale di over 70 soli nel nostro Paese è tra le più alte in Europa, con una prevalenza significativa di donne nella fascia più anziana della popolazione. Dato destinato a peggiorare con l’evoluzione demografica, segnando l’urgenza di nuove soluzioni sociali e abitative.
È in questo contesto che sta crescendo l’interesse per il cohousing intergenerazionale, un modello di convivenza finalizzato a incrociare i bisogni degli anziani con quelli dei giovani, costruendo nuove reti di mutuo aiuto e sostegno reciproco.
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Quando la solitudine diventa emergenza sociale
La solitudine in età avanzata non è un fenomeno marginale: incide negativamente sulla salute fisica e mentale, aumenta la fragilità sociale e richiede spesso un intervento costoso da parte dei servizi pubblici. Allo stesso tempo, i giovani si trovano ad affrontare un mercato immobiliare sempre più inaccessibile, con affitti alti e poche opportunità di autonomia abitativa.
Il cohousing intergenerazionale prova a rispondere a queste due esigenze complementari: mettere in relazione anziani soli con giovani alla ricerca di una casa accessibile, creando comunità dove la condivisione di spazi e competenze diventa un valore sociale.
La Riforma Anziani: una cornice normativa per nuove pratiche abitative
Proprio in risposta a questa emergenza, il Governo italiano ha avviato una riforma organica delle politiche a favore delle persone anziane. La Legge delega 23 marzo 2023, n. 33, nota come Riforma Anziani, ha infatti delineato una nuova cornice normativa per l’inclusione sociale e l’autonomia degli over 65, con particolare attenzione alla qualità della vita, alla domiciliarità e alle politiche abitative.
Nel testo della legge e nel relativo decreto legislativo attuativo (D.lgs. 15 marzo 2024, n. 29), il cohousing intergenerazionale è citato insieme al senior cohousing come uno degli strumenti attraverso cui promuovere inclusione, dignità e invecchiamento attivo della popolazione anziana.
In particolare l’articolo 15 prevede l’elaborazione di linee guida per definire le caratteristiche di modelli di convivenza che favoriscano:
- la coabitazione tra persone anziane (senior cohousing),
- la coabitazione intergenerazionale, in particolare con giovani in condizioni di svantaggio,
- l’inclusione di servizi socio-sanitari integrativi e relazioni comunitarie forti.
Cohousing: un modello abitativo di valore sociale
Più che una soluzione abitativa alternativa, il cohousing intergenerazionale è un vero e proprio modello di welfare di prossimità:
- gli anziani mettono a disposizione spazio, memoria, esperienza e socialità;
- i giovani offrono presenza quotidiana, competenze digitali, aiuto pratico e scambi interpersonali.
Il risultato è una comunità di vita che combatte l’isolamento, valorizza le risorse individuali e rafforza i legami sociali, riducendo sia il carico assistenziale pubblico sia i costi per le famiglie e i giovani.
Una spinta dal basso e da istituzioni
In diverse città italiane stanno nascendo progetti sperimentali di cohousing, spesso promossi da enti del Terzo Settore, cooperative sociali e amministrazioni locali, che lavorano per affiancare alla convivenza servizi di supporto, mediazione e monitoraggio delle relazioni interne.
La Riforma Anziani punta proprio a dare governance e strumenti normativi a queste pratiche emergenti, favorendo la replicabilità del modello in tutto il territorio nazionale.
Verso un futuro di relazioni e abitare condiviso
Con l’invecchiamento progressivo della popolazione – entro i prossimi decenni una quota sempre maggiore di over 65 vivrà da sola – modelli abitativi come il cohousing intergenerazionale non sono più solo una proposta innovativa, ma una strategia concreta per migliorare qualità della vita, sostenere la domiciliarità e costruire nuove forme di comunità.
La sfida è duplice: rafforzare politiche pubbliche che riconoscano e promuovano queste forme di convivenza, e supportare un cambiamento culturale che faccia della casa non solo un luogo privato, ma un «luogo di relazione». In un Paese dove milioni di anziani sono soli, trasformare una casa in una comunità potrebbe essere una soluzione davvero rivoluzionaria.




