La scrittrice Alice Pescarollo: “Ritengo che lo sport debba essere veicolo di inclusività”

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È stato portato un messaggio chiaro sul campo della Partita del Cuore Pro: lo sport può essere uno strumento di inclusività reale e concreto. Tra i protagonisti dell’evento, la scrittrice Alice Pescarollo ha raccontato la propria esperienza a Risorse.news, intrecciando riflessioni tratte dal suo romanzo “6957. Germogli sotto la neve” con il lavoro di chi ogni giorno promuove la partecipazione e l’inclusività attraverso lo sport.

Ritengo che lo sport debba essere un veicolo di inclusività”, afferma Pescarollo, che poi aggiunge: “Non penso che lo sport sia qualcosa di elitario; ma al contrario, lo sport è per tutti”. Parole che suonano come una conferma pratica di ciò che oggi molte persone cercano di dimostrare: la pratica sportiva, oltre al valore agonistico, è uno spazio di socialità, apprendimento e riscatto. Queste parole si concretizzano in azioni pensate per abbattere barriere fisiche e culturali, offrendo opportunità di partecipazione e visibilità.

Alice Pescarollo: “Parte da una fragilità che non chiede riparo ma trasformazione”

Il filo conduttore tra le tematiche del suo romanzo e la dimensione collettiva della partita è emerso dalle parole del suo libro: “Parte da una fragilità che non chiede riparo ma trasformazione”. Questa immagine, potente e insieme semplice, è diventata una lente interpretativa per leggere l’inclusività odierna.

Per Alice Pescarollo la fragilità individuale o sociale non è una condizione da nascondere, ma un punto di forza e di partenza per creare qualcosa di nuovo: “Quando ho scritto il mio romanzo ho fatto partire la mia indagine da una fragilità. Penso che sia stato lo stesso scopo di Arturo e di tutte le altre persone che hanno lavorato per l’inclusività. Quelle che per noi possono essere delle fragilità, in realtà, possono creare qualcosa di magnifico”, ha afferma la scrittrice.

All’interno di contesti sportivi come la Partita del Cuore Pro e non solo, le parole prendono forma in azioni concrete: per chi, come Alice Pescarollo, lavora attraverso la scrittura e la narrazione, questi momenti sono fondamentali per mostrare che la differenza di ognuno non impoverisce il racconto comune, ma lo arricchisce.

Un altro elemento chiave del suo impegno sono gli incontri nelle scuole: “Per me l’incontro con i ragazzi nelle scuole, – ha raccontato Pescarollo – è anche il modo migliore per ritrovare se stessi. Attraverso il dialogo, l’amicizia e l’inclusività, si può ritrovare una parte di sé che magari non si conosceva ed era nascosta”. Nel dialogo con gli studenti, Alice Pescarollo non si limita a presentare storie: la scuola diventa un laboratorio di ascolto e comunità, dove il confronto diretto smonta pregiudizi e costruisce empatia. È lì che la parola incontro diventa pratica: sentire, raccontare e mettersi in gioco insieme.

Alice Pescarollo, scrittrice
Alice Pescarollo, scrittrice

Pescarollo: “La parola proabilità è un neologismo meraviglioso”

Infine la scrittrice ha posto una riflessione sul termine proabilità, che ha oggi una presenza crescente nel dibattito pubblico: “È un neologismo meraviglioso, perché è bellissimo il pensiero di spostare il focus. Si sente tanto la parola disabilità, invece la parola proabilità rappresenta la fragilità che cerca riparo dove il focus si sposta dal punto di debolezza ad un punto di forza”. Questa scelta linguistica non è un vezzo: è politica del linguaggio. Rinominare significa cambiare ed evolvere una visione, orientare le energie sulle proprie potenzialità, competenze e contributi possibili piuttosto che sui limiti.

La partecipazione di intellettuali e scrittori come Alice Pescarollo a eventi sportivi ha ricordato che l’inclusività non si costruisce solo con interventi tecnici, ma anche con storie che cambiano la prospettiva dell’altro. Se la fragilità diventa occasione di trasformazione e l’incontro è la palestra in cui si mette in pratica, la partita si trasforma in un palcoscenico di interscambio tra le persone. La Partita del Cuore Pro, in questo senso, è un esempio concreto: riunisce diverse persone con l’obiettivo di dimostrare che lo sport possa davvero essere per tutti.

Per Alice Pescarollo, la strada è chiara: continuare a portare la parola incontro nelle scuole e negli eventi, coltivare una narrazione e un reciproco scambio che trasformi la fragilità in forza e diffondere la parola proabilità che ribalta il centro dell’attenzione. In campo e fuori dal campo, la partita vera è quella che cambia le persone e la loro visione culturale.

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