Generazioni senza Mondiale di calcio: Italia esclusa per la 3ª volta consecutiva

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Gabriele Gravina sugli spalti per Italia-Irlanda del Nord(riconoscimento editoriale Shutterstock / ID 2759322695/ Autore ErreRoberto)

L’Italia non si è qualificata ai Mondiali per la terza volta consecutiva. Per chi come il sottoscritto ha 22 anni, ma anche per le ragazze e i ragazzi della mia generazione e pure per i più giovani, è una delusione tremenda. L’ultima volta che abbiamo visto gli Azzurri nella massima competizione della FIFA avevamo solo dieci anni ed il ricordo è sbiadito, così come il risultato finale: fuori subito nella fase a gironi.

La vittoria della semifinale dei playoff e la delusione della finale

Il 26 marzo scorso, dopo la vittoria sull’Irlanda del Nord per 2-0 (reti di Tonali al 56′ e di Kean all’80’), avevamo pensato che il pass per Canada, Stati Uniti e Messico fosse a portata di mano. Ed invece, il 31 marzo, in Bosnia, contro Edin Dzeko e compagni, è arrivata l’ennesima doccia gelata. 

Gli Azzurri, sotto pressione, hanno giocato male. Nonostante il vantaggio iniziale, una variabile impazzita, come l’espulsione di Alessandro Bastoni, ha cambiato l’inerzia del match. In 10 uomini, l’Italia ha subito il pareggio bosniaco ad una decina di minuti dal novantesimo, per poi crollare fragorosamente al suolo nella “lotteria” dei calci di rigore.  Giocatori della nazionale che festeggiano il gol(riconoscimento editoriale Shutterstock / ID 2759322571/ Autore ErreRoberto)

Giocatori della nazionale che festeggiano il gol contro l’Irlanda (riconoscimento editoriale Shutterstock / ID 2759322571/ Autore ErreRoberto)

L’ipotesi ripescaggio: speranza o miraggio?

Dopo la disfatta, si contano le macerie. E mentre si parla di come ripartire, nelle ultime ore ha iniziato a circolare un’ipotesi molto remota: il ripescaggio degli Azzurri in caso di ritiro da parte della Nazionale iraniana.

La domanda è: sarebbe possibile? L’Italia è la Nazionale esclusa con il miglior ranking, ma la decisione finale spetterebbe alla FIFA. La strada, pertanto, è tutta in salita. Qualora l’Iran non dovesse partire per gli States, il massimo organismo calcistico potrebbe pensare di inserire nel gruppo G, insieme a Belgio, Egitto e Nuova Zelanda, una squadra asiatica. La più accreditata sarebbe la Nazionale degli Emirati Arabi Uniti. In questa maniera, sarebbe salvaguardato anche l’equilibrio geografico delle partecipanti.

La speranza resta quindi minima, ma sufficiente per alimentare nelle generazioni Alpha e Beta il desiderio di vedere la Nazionale ai Mondiali.

La Serie A italiana e la differenza con le altre leghe europee

Le difficoltà della Nazionale italiana sono lo specchio della crisi della massima serie italiana di calcio.

In questi giorni si è discusso molto dei mali del football nostrano, sciorinando anche numeri che molti già conoscevano. In primis, la percentuale di calciatori stranieri presenti nelle squadre italiane (è vicina al 70%) e l’esiguo spazio dato dai top club agli under 21.  

A differenza di Liga spagnola, Ligue 1 e Premier League, campionati in cui il giovane talento viene lanciato senza alcun timore, l’Italia sembra avere paura del futuro. 

Le dichiarazioni dell’ex presidente della FIGC

La relazione della FIGC, pubblicata lo scorso 8 aprile sul sito ufficiale, conferma la diagnosi. Inoltre, certifica che la Serie A è all’ottavo posto per anzianità in Europa.  L’età media dei giocatori che scendono in campo è di 27 anni (fonte: CIES Football Observatory).

Anche i ricavi derivanti dai giovani formati nei vivai sono limitati: tra i primi cinquanta club al mondo per plusvalenze da settore giovanile compaiono solo Atalanta e Juventus. L’Inter, il Milan, il Napoli e la Roma sono fuori da questa élite.

Gabriele Gravina sugli spalti per Italia-Irlanda del Nord(riconoscimento editoriale Shutterstock / ID 2759322695/ Autore ErreRoberto)
Gabriele Gravina sugli spalti per Italia-Irlanda del Nord(riconoscimento editoriale Shutterstock / ID 2759322695/ Autore ErreRoberto)

In conclusione

Per poter sognare di giocare un Mondiale nel 2030 non bastano ritocchi: serve una vera rivoluzione. 

Le dimissioni del Presidente federale, del Capo delegazione e del Commissario tecnico sono un’assunzione di responsabilità e segnano la fine di un’epoca. Solo attraverso un vero e proprio stravolgimento culturale del nostro amato sistema calcistico e una valorizzazione dei giovani potremo evitare che il Mondiale, con la sua atmosfera e le notti magiche, diventi per i ragazzi e le ragazze di oggi un’immagine mentale frutto di un racconto fatto da un genitore. 

Foto di copertina: riconoscimento editoriale Shutterstock / ID 2759322703 / Autore ErreRoberto

Articolo scritto con il contributo di Lorenzo Toscani, volontario SCU di OPES

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