Tra sport inclusivo e rilancio del calcio nazionale: l’analisi di Simone Perrotta

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Dai calendari faticosi alla crisi dei vivai: l'analisi di Simone Perrotta sullo stato del calcio azzurro

Lo sport e il calcio italiano si trovano davanti a una doppia sfida: da un lato, la necessità di diventare accessibili a tutti, abbattendo barriere non solo fisiche ma culturali; dall’altro, l’urgenza di ritrovare un’identità e un talento che a livello di Nazionale sembrano smarriti. 

In occasione della Partita del Cuore PRO, svoltasi sabato 13 giugno, Risorse.news ha avuto l’opportunità di parlarne con Simone Perrotta. L’ex centrocampista della Nazionale e Campione del Mondo 2006 ci ha offerto una sua prospettiva e visione, che rifiuta il lamento sterile e si concentra sulle soluzioni pratiche.

Inclusione: se lo sport genera speranza, le istituzioni devono fare squadra

Nel dibattito sulla disabilità e sull’inclusione nello sport, il rischio è spesso quello di concentrarsi esclusivamente su ciò che manca. L’ex Roma inverte la rotta: “Io non andrei a pensare a quello che non va… il messaggio che deve uscire oggi è che si può fare, è un messaggio di speranza”.

La soluzione per rendere l’inclusione una realtà quotidiana e non l’eccezione di una giornata di festa non risiede solo nell’instancabile lavoro dei privati o di figure come Arturo Mariani, fautore della partita del cuore Pro, e il suo staff. 

La chiave è il coinvolgimento sistematico delle istituzioni. Le barriere architettoniche nei centri sportivi esistono e restano un ostacolo tangibile, ma la risposta sta nel creare una rete strutturata. Spingere bambini e adulti con difficoltà motorie a trovare il coraggio di scendere in campo è il primo passo; il secondo spetta alla politica e agli enti locali, che devono garantire strutture accessibili. L’obiettivo comune è quello di permettere a chiunque di confrontarsi con i propri limiti e con gli altri, trasformando lo sport nel più potente motore di coesione sociale.

Simone Perrotta con la Coppa del Mondo vinta dall'Italia nel 2006
Simone Perrotta con la Coppa del Mondo vinta dall’Italia nel 2006 | Foto per uso editoriale di Shutterstock | ID: 1764598130 – Photographer: Ph.Fab

La crisi della Nazionale: non una questione di valore, ma di passaggi a vuoto

Guardando invece allo stato di salute del nostro calcio, la mancata qualificazione ai Mondiali per tre volte consecutive è un dato che “fa male” con il valore individuale dei giocatori azzurri, molti dei quali militano nei top club mondiali. 

Perrotta invita altresì a un’analisi più approfondita e meno umorale: la Nazionale ha sofferto dinamiche precise, tra cui un calendario internazionale logorante.

Affrontare match decisivi a giugno, come la sfida contro la Norvegia di due anni fa, arrivata subito dopo le fatiche emotive e fisiche delle finali di Champions League, penalizza storicamente il calcio italiano. Pur avendo perso solo due partite in tutto il percorso, l’Italia è rimasta fuori, sollevando un interrogativo anche sui criteri di qualificazione mondiali. Ma la sfortuna o i calendari non possono essere di certo un alibi: per risolvere il problema alla radice, bisogna cambiare il modo di fare calcio.

La soluzione parte dal basso: ritrovare il “tempo della strada” e riformare la formazione

Come si torna, quindi, ai fasti del passato? La risposta di Simone Perrotta è un vero e proprio manifesto per il calcio del futuro e si articola in due punti chiave:

1° punto: restituire il pallone ai bambini (il fattore tempo)

“La mia generazione era a contatto con la strada… stavo per 5-6 ore ogni giorno a contatto col pallone, con la possibilità di sperimentare tutti i gesti tecnici senza l’influenza dell’adulto”, ricorda Perrotta. 

Oggi i ritmi sono invertiti: i bambini passano in campo appena 4-5 ore a settimana. La soluzione non è ovviamente replicare la strada in senso letterale, ma ricreare contesti di gioco libero e destrutturato, dove la sperimentazione tecnica individuale torni al centro della crescita, liberata dalla pressione tattica precoce.

2° punto: riformare la formazione dei tecnici

Il focus degli allenatori nei settori giovanili va radicalmente ripensato. La soluzione proposta è lo spostamento dell’obiettivo: non bisogna più premiare il “miglioramento della squadra” (spesso finalizzato al mero risultato della partita domenicale), ma il miglioramento tecnico del singolo bambino. Investire sulla formazione di tecnici educatori, capaci di valorizzare il gesto tecnico e l’evoluzione individuale, è l’unico modo per rigenerare il vivaio nazionale.

 

Photo Credits: Roma Calcio Amputati. La foto copertina è stata scattata in occasione dell’Open Day Multidisciplinare e della Partita del Cuore Pro, due eventi promossi dalla Roma Calcio Amputati e dall’Academy ProAbile

Foto all’interno dell’articolo: Riconoscimento editoriale Shutterstock / ID Foto: 1764598130 / Autore: ph.FAB

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