Dopo la pesante crisi culminata con la terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali, Giovanni Malagò assume la guida della FIGC con il compito di rilanciare un movimento in difficoltà. Dalla riforma dei vivai alla modernizzazione degli stadi, passando per la sostenibilità economica e il rilancio della Nazionale, il nuovo presidente è chiamato a una sfida che va oltre il calcio: restituire credibilità, identità e futuro allo sport più amato dagli italiani.
Con l’elezione di Giovanni Malagò alla presidenza della FIGC si apre una delle fasi più delicate e decisive della storia recente del calcio italiano. Non si tratta soltanto di un cambio di governance. È il tentativo di ricostruire credibilità, competitività e visione dopo anni di risultati deludenti culminati nella mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale 2026, la terza esclusione consecutiva dalla massima competizione calcistica mondiale.
Malagò ha ottenuto una larga affermazione nell’assemblea federale, raccogliendo oltre il 68% dei consensi e raccogliendo il testimone lasciato da Gabriele Gravina in un momento di profonda crisi del sistema calcio nazionale.
Ma la vera partita comincia adesso.
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Il profilo del nuovo presidente
Romano, 67 anni, imprenditore e dirigente sportivo di lungo corso, Giovanni Malagò non è certo un volto nuovo per lo sport italiano. Per oltre un decennio ha guidato il CONI, accompagnando l’Italia verso alcuni dei migliori risultati olimpici della sua storia recente e assumendo un ruolo centrale nell’organizzazione dei Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026.
La sua carriera è stata costruita sulla capacità di mediare tra interessi differenti, dialogare con la politica, il mondo economico e le federazioni sportive. Una dote che oggi potrebbe rivelarsi fondamentale per un calcio frammentato, attraversato da conflitti interni e incapace, negli ultimi anni, di elaborare una strategia condivisa per il futuro.
Non è la prima volta che Malagò si confronta con il pallone. Nel 2018, durante una delle precedenti crisi istituzionali del calcio italiano, ebbe un ruolo diretto nel commissariamento della governance federale e della Lega Serie A. Conosce quindi bene i meccanismi, le resistenze e le fragilità del sistema.
Un calcio malato che chiede cure profonde
La sfida che attende il nuovo presidente è probabilmente la più difficile della sua carriera.
Il problema del calcio italiano non è soltanto la Nazionale. L’eliminazione dal percorso verso il Mondiale rappresenta infatti il sintomo più evidente di una malattia che affonda le radici molto più in profondità.
Da anni il sistema produce meno talenti rispetto ai principali competitor europei. I vivai faticano a valorizzare i giovani italiani, mentre le società professionistiche, spesso schiacciate da esigenze economiche immediate, preferiscono affidarsi al mercato piuttosto che investire nella formazione. Diverse figure del calcio nazionale avevano già lanciato l’allarme sul progressivo indebolimento del modello di sviluppo dei talenti.
A questo si aggiungono infrastrutture obsolete, stadi vecchi, iter burocratici interminabili per la realizzazione di nuovi impianti, una sostenibilità economica sempre più fragile e un prodotto Serie A che fatica a tenere il passo delle grandi leghe europee.
Le cinque montagne che il presidente Malagò dovrà scalare
Ricostruire la Nazionale
Il primo dossier sul tavolo riguarda inevitabilmente la selezione azzurra. Dopo l’uscita di scena dello staff precedente, la FIGC dovrà individuare una guida tecnica capace di restituire identità, entusiasmo e risultati. Tra i nomi che circolano figurano profili di grande esperienza come Roberto Mancini e Antonio Conte.
Ma il nuovo commissario tecnico, da solo, non basterà.
Riformare il settore giovanile
È probabilmente la sfida più importante e meno immediata. Se il calcio italiano vuole tornare competitivo nel prossimo decennio dovrà aumentare il numero di giovani italiani impiegati ad alto livello, migliorare la qualità della formazione e creare percorsi più efficaci tra settore giovanile e prima squadra.
Modernizzare infrastrutture e impianti
Non esiste calcio moderno senza stadi moderni. Malagò stesso, nel programma della sua candidatura, ha posto grande attenzione ai temi infrastrutturali e alla necessità di aprire un confronto nazionale su investimenti, fiscalità e sviluppo del sistema sportivo.
Riunificare il sistema
Serie A, Serie B, Lega Pro, dilettanti, calciatori, allenatori e federazione hanno spesso viaggiato su binari diversi, nel migliore dei casi paralleli, ma in realtà il più delle volte divergenti. La nuova presidenza dovrà ricostruire un clima di collaborazione e responsabilità condivisa. Lo stesso Malagò, nel suo discorso di insediamento, ha insistito sulla necessità di lavorare insieme per uscire dalla crisi.
Restituire credibilità al movimento
Il calcio italiano continua a essere uno dei fenomeni sociali più rilevanti del Paese, ma negli ultimi anni ha perso parte della sua autorevolezza. Servono regole più chiare, maggiore trasparenza e una governance capace di ispirare fiducia dentro e fuori dal campo. Una visione che lo stesso Malagò ha indicato tra le priorità del suo mandato.
Oltre l’emergenza, serve una visione
La vittoria elettorale di Giovanni Malagò rappresenta una svolta, ma non una soluzione.
La FIGC non ha bisogno soltanto di un amministratore. Ha bisogno di un costruttore. Di una figura capace di immaginare il calcio italiano tra dieci anni e di avviare oggi le riforme necessarie per arrivarci.
Per troppo tempo il movimento ha vissuto di ricordi, affidandosi al prestigio della propria storia. Oggi quella storia non basta più. Le quattro stelle mondiali restano un patrimonio immenso, ma non possono essere l’alibi per evitare il cambiamento.
Malagò eredita un calcio ferito, sfiduciato e in ritardo rispetto ai grandi modelli europei. Se riuscirà a trasformare questa crisi in un’occasione di rinascita, il suo mandato potrà essere ricordato come quello della rifondazione.
Altrimenti, l’ennesima occasione perduta rischierà di allargare ancora di più la distanza tra il glorioso passato del calcio italiano e il suo futuro.







