In Italia sono diverse le iniziative del Terzo Settore che cercano di attirare sempre più giovani nel volontariato. Tra queste, merita di essere menzionata “Ci Sto? Affare fatica – Facciamo il bene comune!”.
Un progetto nato per i giovani che unisce l’impegno civico alla riqualificazione del territorio. La quinta edizione dell’iniziativa ha chiuso i battenti con numeri da record. Dal 16 giugno al 25 luglio 2025, per sei settimane, migliaia di ragazzi si sono impegnati con determinazione e forza di volta per prendersi cura dei propri comuni.
Il bilancio di “Ci sto? Affare fatica“, promosso da CSV Marche e Regione Marche, è stato presentato lo scorso 30 luglio nella sede regionale. A guidare i lavori, l’assessore alle Politiche Giovanili e dello Sport, Chiara Biondi, e la vicepresidente del CSV, Sonia Brunetti. Biondi ha definito l’iniziativa un “successo che dimostra la vitalità e l’impegno delle nostre nuove generazioni”, mentre Brunetti ha sottolineato come sia “un modello virtuoso di collaborazione che fa crescere i ragazzi e il territorio”.
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“Ci Sto? Affare Fatica”: cifre e partecipazione
I dati dell’edizione 2025 parlano chiaro e certificano il successo dell’iniziativa. Sono stati 112 i Comuni e 6 gli istituti superiori che hanno ospitato le attività. Il progetto ha attivato 227 squadre composte da ragazzi e ragazze tra i 14 e i 21 anni, per un totale di oltre 2.000 partecipanti. Il successo è stato tale che le iscrizioni hanno superato di gran lunga i posti disponibili: sono arrivate ben 3.597 candidature a fronte di 2.270 posti.
A guidare i ragazzi sono stati 156 tutor (di età compresa tra i 22 e i 35 anni) e circa 150 “handyman”, volontari esperti che hanno trasmesso ai giovani le competenze di base necessarie per eseguire i lavori e gli incarichi.
Un progetto per tutti i territori
“Ci Sto? Affare Fatica” ha dimostrato una grande capacità di raggiungere anche le aree più piccole. Dei 112 comuni aderenti, ben 87 sono di piccole e medie dimensioni (con meno di 14.000 abitanti). Questo dato sottolinea l’importanza del progetto nel creare opportunità di socializzazione e crescita anche in quei territori dove le attività estive per i giovani sono più rare.
Tra le novità, ben 22 comuni hanno aderito per la prima volta, a testimonianza di un interesse crescente. Anche il numero degli istituti superiori coinvolti è aumentato, con l’adesione di nuove sei scuole.
Grazie al loro impegno, i giovani volontari hanno svolto attività concrete, come la pulizia di parchi e spiagge, la verniciatura di panchine, la cura di aiuole e piccoli interventi di decoro urbano. In cambio del loro lavoro, hanno ricevuto “buoni fatica” da spendere in negozi locali, un gesto più che simbolico per valorizzare il loro contributo alla comunità.
Ma quali sono i veri numeri del volontariato in Italia?
Il 31 agosto, in occasione della Giornata Mondiale della Solidarietà, l’Istat ha pubblicato un rapporto che fa il punto sul volontariato in Italia. I dati, che si riferivano all’annata del 2023, mostrano un calo generale della partecipazione, soprattutto tra i giovani, rispetto a un decennio fa.
L’Italia perde volontari: un calo soprattutto tra i più giovani.
Secondo il rapporto, solo il 9,1% della popolazione italiana con più di 15 anni (pari a 4,7 milioni di persone) è attivo nel volontariato. Numeri che evidenziano una diminuzione del 3,6% rispetto al 2013. Nonostante il calo, l’impegno collettivo rimane notevole: le ore totali dedicate ammontano a 84,3 milioni, un valore che l’Istat stima equivalente a circa 527.000 posti di lavoro a tempo pieno in un mese.
Il trend è chiaro: l’impegno sociale è sempre più una scelta delle fasce d’età più mature. I tassi di partecipazione più alti si registrano tra i 45-64enni e, in particolare, tra gli over 65. Questi ultimi mostrano addirittura un incremento della loro partecipazione.
Al contrario, il calo è più evidente tra i giovani. Le persone tra i 25 e i 44 anni e quelle tra i 15 e i 24 anni hanno registrato i cali più significativi in entrambe le forme di volontariato. Sebbene i più giovani preferiscono le attività organizzate, l’Istat sottolinea un disimpegno generale di queste generazioni rispetto al decennio precedente.
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Diminuisce la partecipazione ma non l’impegno
Il volontariato, si legge nello studio, si divide in due macro-categorie: quello organizzato (svolto in associazioni o gruppi), che coinvolge 3,2 milioni di persone, e quello non organizzato (aiuti diretti a individui esterni alla famiglia), con 2,5 milioni di volontari. In un decennio, il volontariato organizzato ha visto una diminuzione dal 7,9% al 6,2%, mentre quello non organizzato è sceso dal 5,8% al 4,9%. La flessione è stata particolarmente marcata nel Centro e nel Sud del Paese.
L’impegno medio di un volontario è di 18 ore mensili, ma l’analisi rivela differenze significative a seconda della condizione occupazionale: i pensionati e le casalinghe sono quelli che dedicano più tempo, superando le 20 ore al mese, mentre i lavoratori occupati si fermano a meno di 14 ore.
Ma cosa spinge le persone a donare il proprio tempo? La motivazione principale è la condivisione degli ideali promossi dal gruppo (31,1%), seguita dal desiderio di contribuire al bene comune (21,5%). Anche le convinzioni religiose e spirituali giocano un ruolo importante, così come ragioni più personali come l’amicizia e la famiglia.
Un dato interessante è che circa l’8% dei volontari offre le proprie competenze professionali. Dagli psicologi ai medici, dagli avvocati ai giornalisti, molti mettono a disposizione le loro abilità specialistiche per aiutare gli altri.
Infine, il volontariato non è solo un gesto di altruismo. Molti volontari infatti ne percepiscono i benefici personali: il 26,1% ha dichiarato che questa attività ha migliorato il proprio benessere individuale. Altri benefici includono l’ampliamento delle relazioni sociali, un nuovo punto di vista sulla vita e lo sviluppo di una coscienza civica. Nonostante le difficoltà, il volontariato in Italia continua a essere un pilastro fondamentale della società civile.





