Da Nessebar, in Bulgaria, a Roma, per un totale di 3.469 chilometri di asfalto da coprire. La 109esima edizione del Giro d’Italia è scattata venerdì 8 maggio, ma per conoscere il successore di Simon Yates nell’albo d’oro della manifestazione si dovrà attendere il 31 maggio. Quello che è certo è che a decidere la Corsa in Rosa saranno le grandi salite alpine e dolomitiche. Una in particolare: il Passo Giau. Con i suoi 9,3 chilometri di strada al 9,3% di pendenza media e punte del 14%, è questa l’ascesa più impegnativa, quella che raggiunge anche la vetta più alta (2.233 metri) e che sarà la Cima Coppi del Giro 2026.
Dal 1965, la Corsa in Rosa omaggia il “Campionissimo” e la sua impresa sullo Stelvio del 1953, assegnando al punto più alto della corsa l’appellativo di “Cima Coppi”.
Fausto Coppi è stato un ciclista sublime, uno dei migliori e più popolari. Le sue imprese, come la celebre doppietta Giro-Tour nel 1949 e nel 1952, sono diventate leggendarie. La sua storia e le sue vicende sportive e non, poi, sono state narrate e fissate in centinaia di volumi. Con ogni probabilità, è lo sportivo italiano con il maggior numero di libri a lui dedicati. Secondo la Biblioteca della Bicicletta Lucos Cozza, a Fausto Coppi sarebbero stati dedicati 321 volumi. Un numero che necessita di essere aggiornato, visto che risale ad una rilevazione effettuata nel 2019, anno del centenario della nascita.
“Fausto, il mio Coppi”, il libro scritto dalla giornalista Luciana Rota
Tra le ultime opere pubblicate che vanno a ritoccare il conteggio, merita di essere citato il romanzo “Fausto, il mio Coppi” (ed. Lab DFG) di Luciana Rota. Un racconto intimo e personale sull’uomo dietro il “Campionissimo”, basato sui ricordi che Bruna Ciampolini affidò all’amico Franco Rota.
Il libro ha riscosso un grande successo da parte della critica. “Fausto, il mio Coppi” è stato insignito del Premio Adriano De Zan, un riconoscimento che da quattro edizioni viene conferito a quei giornalisti che si sono distinti nel racconto del ciclismo, onorando la memoria del giornalista e telecronista RAI Adriano De Zan.
«Sono molto emozionata – ha dichiarato Luciana Rota a margine della consegna del Premio in Senato -. Per me ricevere questo premio significa ricordare due uomini importanti che hanno raccontato le emozioni del ciclismo, mio padre Franco Rota grazie al quale ho potuto pubblicare questa storia d’amore della signora Bruna Ciampolini in “Fausto, il mio Coppi”, e il grande Adriano De Zan, la cui voce ha contagiato tutti nella passione per lo sport».
Luciana Rota ha avuto modo di presentare il suo libro e la storia del Campionissimo anche in altre due occasioni. La prima è stata lo scorso 9 aprile, in occasione del quinto appuntamento del premio letterario sportivo Digital Invictus, promosso dal Comune di Latina, in collaborazione con le librerie locali e con i patrocini dell’Ente Nazionale Parco del Circeo e del Ministro per lo Sport e i Giovani. La seconda, invece, il giorno seguente all’ISISS Pacifici De Magistris di Sezze (LT).
In entrambe le occasioni, ad ascoltare le sue parole è stata una platea composta da giovanissimi. È anche attraverso questi incontri e questi libri che la memoria di Fausto Coppi continua a vivere.

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