Dalle scuole al sogno mondiale: il futuro del cricket italiano con il Commissario Straordinario Gianfranco Ravà

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Dalle scuole al sogno mondiale: il futuro del cricket italiano con il Commissario Straordinario Gianfranco Ravà

Il cricket non è più solo una passione confinata ai paesi del Commonwealth. Parliamo di una realtà globale in forte espansione, un fenomeno di massa secondo solo al calcio per seguito mondiale, con un bacino stimato in oltre due miliardi di appassionati

Anche in Italia qualcosa si sta muovendo: le analisi di piattaforme come Google Trends, riprese da Wired, evidenziano una crescita netta di ricerche e curiosità da parte degli utenti italiani in contemporaneità con i grandi eventi internazionali. Tutto ciò trova riscontro sul campo: la Nazionale italiana ha recentemente ottenuto storiche vittorie nelle qualificazioni ai Mondiali T20, dimostrando che lo sviluppo di questa disciplina nel nostro Paese non è un’utopia, bensì un progetto concreto.

In questo scenario si inserisce la partecipazione della Federazione Cricket Italiana al convegno “Vita nuova nello sport: cambia il campo, non l’atleta”, organizzato dalla Scuola Regionale dello Sport del CONI Lazio presso l’Università degli Studi di Roma “Foro Italico”.

L’evento, incentrato sui modelli organizzativi e sulle prospettive di sviluppo, ha visto tra i relatori l’Avvocato Gianfranco Ravà, Commissario Straordinario della Federazione Cricket Italiana. La testata di Risorse.news lo ha intervistato a margine dei lavori per comprendere le strategie di sviluppo e gli obiettivi del suo mandato.

Un gioco pulito per le nuove generazioni

Il cricket si presenta come una disciplina inclusiva, pulita e caratterizzata da un basso impatto di contatto fisico violento, ideale per il benessere giovanile. Abbiamo chiesto a Ravà quali siano i piani per inserire questo sport nelle scuole.

«Grazie per questa domanda perché effettivamente è un qualcosa su cui stiamo lavorando», ha esordito il Commissario. 

«Io sono stato nominato commissario straordinario di questa federazione da tre mesi, però la prima cosa di cui ci siamo preoccupati è stata proprio quella di vedere poi quale rispondenza il cricket ha per i giovani in Italia».

L’Avvocato ha altresì analizzato la percezione attuale della disciplina nel Paese: «Nel Bel Paese è una disciplina poco conosciuta, mentre per tante comunità che fanno capo ovviamente a paesi del Commonwealth o comunque India, Bangladesh, per loro è la principale disciplina sportiva, per l’Italia ovviamente questo ancora è uno sport molto poco conosciuto».

Tuttavia, il riscontro pratico tra i più piccoli rivela un forte potenziale: «Però che cosa abbiamo visto? Che praticamente in tante attività promozionali che vengono fatte anche a livello CONI, piuttosto che organizzate da altri enti, soprattutto i bambini vengono molto attratti da questo sport perché vediamo proprio la ricerca di capire anche come funziona questo gioco perché lo vedono di impatto. Quindi questo è un qualcosa su cui stiamo lavorando anche sia con il CONI che con Sport e Salute perché riteniamo che effettivamente ci possano essere delle premesse perché possa diventare uno sport molto interessante anche per gli italiani».

Gianfranco Ravà, il secondo da destra durante la tavola rotonda “Vita nuova nello sport: cambia il campo, non l’atleta”
Gianfranco Ravà, il secondo da destra durante la tavola rotonda “Vita nuova nello sport: cambia il campo, non l’atleta”

La scommessa internazionale e la riorganizzazione interna

L’orizzonte del cricket mondiale guarda a traguardi ambiziosi, ovvero quello di far diventare il cricket il primo sport a livello globale nel 2030, superando addirittura i numeri del calcio: 

«È un obiettivo della federazione internazionale», ha spiegato Ravà, evidenziando le manovre globali di sviluppo, «perché loro tra l’altro stanno cercando di svilupparlo anche in Cina, che è un paese che si sta molto interessando a questa disciplina sportiva, e se consideriamo già il bacino di utenza che attualmente loro hanno sommato a quello che potrebbe essere anche la Cina, capiamo bene a che livello potrebbe arrivare questa disciplina».

Se lo scenario globale promette numeri imponenti, la sfida più complessa per Ravà si gioca sul fronte interno. Nominato da tre mesi alla guida della Federazione italiana, il Commissario ha ricevuto dal CONI il compito di risanare la gestione dell’ente.

«Io come mandato dal CONI ho avuto quello di cercare di sanare una serie di situazioni all’interno della federazione perché il commissariamento nasce da una certa questione che ha avuto purtroppo anche un’implicazione di carattere giudiziario*», ha ammesso con trasparenza. Tuttavia, il risanamento burocratico cammina di pari passo con la missione sportiva e sociale della Federazione.

«Non neghiamoci che è uno sport che all’ottanta per cento viene praticato da persone che non sono italiane e quindi riteniamo che merita le giuste attenzioni. Cercheremo di dare risposta anche a tanti bambini che potranno trarre un vantaggio dalla conoscenza di questo sport».

 

 

 

Foto Copertina: Riconoscimento editoriale : Shutterstock / ID Foto: 59517607 / Autore: Rosli Othman 

(*il commissariamento della Federazione, deliberato dal CONI,  deriva dalle dimissioni di sei consiglieri federali, dopo l’apertura di un’indagine della magistratura a seguito di una denuncia per molestie, n.d.r.)

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