Festival dell’«Umano Tutto Intero»: sulle orme di San Francesco per riscoprire il valore della persona 

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Festival dell'umano tutto intero

Il 16 e 17 giugno, nella suggestiva cornice del Pio Sodalizio dei Piceni, si terrà il Festival dell’Umano tutto intero, con incontri, testimonianze, arte e confronto pubblico per interrogarsi sul senso della vita, la fragilità, il lavoro, la pace e il bene comune. Un percorso culturale e spirituale ispirato a Francesco d’Assisi nell’ottavo centenario della sua morte. 

In un tempo segnato da conflitti, disorientamento sociale e crescente individualismo, c’è chi sceglie di rimettere al centro la domanda più importante: cosa significa essere pienamente umani? Nasce da questa esigenza il 3° Festival dell’«Umano Tutto Intero», in programma il 16 e 17 giugno 2026 presso il Pio Sodalizio dei Piceni, nel cuore di Roma.

L’iniziativa, promossa dal network “Ditelo sui tetti”, si inserisce nelle celebrazioni per l’VIII centenario della morte di San Francesco d’Assisi e propone un vero e proprio “pellegrinaggio esistenziale” attraverso i luoghi e le esperienze che hanno segnato la vita del Santo, trasformandolo da giovane inquieto a testimone universale di fraternità, pace e speranza. 

L’obiettivo dichiarato è ambizioso: rovesciare il paradigma del disincanto, contrastando quella visione cinica e relativista che spesso domina il dibattito contemporaneo, per tornare a considerare la realtà non come una minaccia da cui fuggire, ma come una promessa da abitare e comprendere. 

Un dialogo tra fede, cultura e società

Più che un semplice festival, l’evento si presenta come uno spazio aperto di confronto tra sensibilità diverse. La riflessione si sviluppa infatti lungo un dialogo costante tra credenti e non credenti, tra cultura religiosa e cultura laica, nella convinzione che le grandi domande sull’uomo riguardino tutti.

Non è un caso che il programma richiami esplicitamente il pensiero del filosofo Jürgen Habermas, secondo cui una società democratica matura deve favorire la traduzione reciproca tra linguaggi religiosi e secolari, affinché il confronto pubblico sia realmente inclusivo. 

Cinque grandi temi per leggere il presente

Il Festival si articolerà in cinque “luoghi” simbolici, corrispondenti ad altrettanti snodi dell’esperienza umana: la giovinezza, il conflitto, le fragilità, l’essere figli e il centuplo. Un percorso che accompagnerà i partecipanti dalle inquietudini delle nuove generazioni fino alla scoperta della comunità e della fraternità come risposta al bisogno di significato. 

La prima giornata sarà dedicata alla domanda provocatoria: “La realtà è diventata un nemico da cui fuggire?”. Al centro del confronto ci saranno il disagio giovanile, il rapporto con il digitale, le dipendenze, la solitudine e le nuove forme di conflitto sociale e internazionale. 

La seconda giornata cambierà prospettiva, mettendo al centro le fragilità umane come possibile luogo di rinascita. Si parlerà di disabilità, cura, fine vita, maternità, lavoro, educazione e comunità, fino a interrogarsi sul contributo che le relazioni sociali e l’esperienza cristiana possono offrire alla costruzione del bene comune. 

Oltre cento ospiti tra istituzioni, cultura e società civile

Il programma vedrà la partecipazione di oltre cento relatori provenienti dal mondo delle istituzioni, della cultura, dell’accademia, del volontariato e della Chiesa. Tra gli ospiti figurano il cardinale Matteo Zuppi, il cardinale Pietro Parolin, il ministro Antonio Tajani, il ministro Andrea Abodi, il ministro Giuseppe Valditara, il ministro Giancarlo Giorgetti, oltre a personalità come Franco Nembrini, Davide Rondoni e Pupi Avati. 

Un festival tra arte, teatro e bellezza per raccontare l’umano

Accanto ai momenti di approfondimento, il Festival offrirà spettacoli, mostre, musica e teatro. Tra gli appuntamenti più attesi, la prima nazionale di “Senza cera: Chiara racconta Francesco”, uno spettacolo che ripercorre la figura del Santo attraverso lo sguardo di Santa Chiara, intrecciando parole, danza e musica. 

Non mancheranno inoltre esposizioni dedicate alle cure palliative, ai giovani protagonisti della storia e della solidarietà, oltre a un “salotto sui tetti” pensato per podcast, interviste e dialoghi informali destinati anche ai social media. 

Una sfida culturale per il nostro tempo

Il Festival dell’«Umano Tutto Intero» si propone dunque come molto più di una rassegna culturale. È un invito a guardare la realtà senza cinismo, recuperando quella capacità di stupore che ha caratterizzato l’esperienza di Francesco d’Assisi.

In un’epoca attraversata da paure, polarizzazioni e solitudini, la manifestazione romana prova a rilanciare una domanda controcorrente: è ancora possibile costruire una società fondata sulla dignità della persona, sulla fraternità e sulla speranza?

Per due giorni, nel cuore di Roma, la risposta verrà cercata attraverso il dialogo, l’ascolto e il confronto tra esperienze diverse, nella convinzione che l’umanità, per essere davvero tale, debba essere vissuta “tutta intera”. 

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