“La fotocamera è uno strumento che insegna alle persone come vedere senza una fotocamera.”
(Dorothea Lange)
La fotografia è, tra le tante, testimonianza del tempo in cui viviamo. L’esigenza primaria che ha portato alla nascita della fotografia era fissare un’immagine, una scena. Joseph Nicéphore Niépce fece i primi esperimenti (“Veduta dalla finestra a Le Gras”) con la camera oscura nel 1826 attraverso il procedimento dell’eliografia che consisteva nello spalmare il bitume di Giudea su una lastra di peltro.
In occasione della Giornata Mondiale a lei dedicata, risorse.news ripercorre la storia della fotografia e delle fotocamere.
La prima testimonianza ufficiale della nascita della fotografia è stata nel 1837 con la dagherrotipia. Il nome di tale innovazione deriva da Louis Jacques Mandé Daguerre, artista e fisico, il quale è riuscito, grazie agli esperimenti del già citato Niépce, a fissare l’immagine su una lastra di rame argentato sensibilizzata con vapori di iodio.
Da qui, l’inizio di una vera e propria rappresentazione artistica che non solo è stato il racconto della realtà di varie epoche, ma anche un modo di divulgazione soggettiva ed oggettiva del fotografo. Sono numerosi i fotografi che hanno utilizzato il proprio strumento come diario personale ma anche come mezzo di informazione, soprattutto, in determinati contesti storici.
Indice articolo
I primi passi della fotografia
Principalmente la fotografia, in un primo momento, è stata la possibilità di poter racchiudere su superficie un ricordo. La fotocamera, d’altronde, è come un cervello meccanico: riproduce l’immagine che vede attraverso il proprio occhio (lente). E come nell’uomo, la protagonista o creatrice principale di tale riproduzione è la luce.
Con i primi esperimenti e le prime rappresentazioni è stato scoperto che la luce forma e crea l’immagine. Dopo Daguerre, la fotografia ha subito molteplici evoluzioni. il primo negativo si deve a William Henry Fox Talbot, che ha impiegato un foglio di carta con nitrato d‘argento, in grado di catturare il negativo dell’immagine. Purtroppo, a lungo andare, la foto si deteriorava.
In seguito, ci furono altri procedimenti e miglioramenti delle precedenti scoperte. Fino ad arrivare alla nascita del rullino. Grazie a George Eastman, fondatore della Kodak, famosa azienda fotografica, che nel 1888 ha brevettato la prima fotocamera a medio formato, la Kodak n.1 con l’utilizzo del rullino a pellicola riavvolgibile. La fotografia è perciò diventata più accessibile al pubblico.
La storia e l’evoluzione della fotocamera
In seguito, con l’avvento del rullino della prima fotocamera (a cassetta) Kodak c’è stato un vero e proprio exploit di nuove fotocamere. In particolare, Johann Zahn aveva dimostrato tramite una lente e uno specchio come la proiezione ribaltata di un’immagine potesse essere reindirizzata e osservata. Alla Hüttig AG di Dresda, azienda di macchine fotografiche tedesca, va invece attribuita la prima reflex sul mercato nel 1906: la Zeus Spiegel Kamera. La reflex da allora è in continua evoluzione ed è stata tramandata e portata avanti da tante aziende di macchine fotografiche oggi famose come Canon, Nikon e Pentax.
Una delle più importanti fotocamere della storia che ha cambiato e rivoluzionato anche con il suo stile iconico è stata la Rolleiflex (1928), una fotocamera (reflex) analogica biottica e di medio formato (6×6). Il design a doppio obiettivo, permetteva che con uno (l’obiettivo fotografico) venisse catturata l’immagine e con l’altro, stessa lunghezza focale, aveva la funzione di mirino.

Un’altra casa di produzione di macchine fotografiche ed è tuttora famosa è la Leica. A lei si deve, inoltre, l’invenzione del formato 35mm (conosciuto anche come Full-frame, il formato di pellicola più diffuso) con la Ur-Leica, più compatta e facile da utilizzare. Un’altra rivoluzione: il primo attacco a baionetta. Prima di questa invenzione l’obiettivo della fotocamera doveva essere avvitato manualmente e con questo nuovo modo è stato semplificato il processo, permettendo ai fotografi di cambiare l’obiettivo in modo pratico e veloce.
Precedentemente, sono state citate macchine fotografiche analogiche. L’avvento, invece, della fotocamera digitale è avvenuta nel 1975, grazie ad un ingegnere della Kodak, Steven Sasson. Digitale, poiché non era più necessario l’uso della pellicola, essendoci un sensore fisso digitale.
Contestualmente, l’introduzione di formati di registrazione ed esportazione di immagini come JPEG (file più leggero; maggiore è la condivisione, maggiore sarà la perdita di qualità della foto), RAW (file più pesante; non perde qualità con la condivisione), e TIFF (attraverso la condivisione la foto può perdere qualità, ma minore rispetto al formato jpeg).
Gli occhi, le menti e i cuori di alcuni tra i maggiori protagonisti della fotografia
Diversi fotografi hanno fatto la storia. La fotografia ha avuto ed ha tuttora il potere di creare connessioni tra persone e luoghi. Uno dei pionieri, in particolare del fotogiornalismo, è stato Henri-Cartier Bresson. Definito “l’occhio del secolo”, famoso per la sua perfezione compositiva. Inoltre, è stato uno dei soci fondatori della celebre agenzia fotografica di New York, la Magnum Photos.
“Fotografare è porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore” (Henri-Cartier Bresson)
Il periodo storico di Bresson coincide con quello di uno dei maggiori generi fotografici: il fotoreportage. Tale corrente si deve considerare non solo testimonianza, ma anche mezzo di denuncia delle emarginazioni sociali con lo scopo di cambiare la condizione delle categorie più disagiate.
A tal proposito, numerosi fotografi impiegarono la fotografia come mezzo di propaganda, di provocazione, documentaristico (condizioni umane e ambientali) e pubblicitario. Tra i fotografi moderni, ad esempio, abbiamo Sebastião Salgado, il quale ha raccontato tramite la fotografia la condizione umana e ambientale (“Amazônia”). Ha combattuto una realtà atroce attraverso 180 scatti sulla vita dei campi profughi, viaggiando per diverse sezioni geopolitiche.
Letizia Battaglia, fotoreporter italiana, ha fotografato la condizione della sua città natale, Palermo. In particolare, la fotografia per lei è stata un mezzo di ribellione, testimoniando e andando contro la situazione mafiosa di quegli anni. La stessa Dorothea Lange, fotografa statunitense, ha testimoniato attraverso la sua fotografia la Grande Depressione degli anni ‘30, immortalando la vita intensa dei lavoratori migranti e delle grandi famiglie in difficoltà.
Per la fotografia pubblicitaria il maggiore esponente è stato Oliviero Toscani, fotografo italiano, che ha lavorato presso la marca di abbigliamento Benetton.
“La vita ha senso solo se si vive ‘contro’. Il conformismo uccide la creatività e finisce per annientare l’uomo” (Oliviero Toscani)
In questa frase è racchiusa tutta la filosofia di Oliviero Toscani che, con le sua fotografia ha trasmesso “messaggi provocatori”, andando controcorrente su determinate tematiche.
Sono ancora tanti i fotografi da citare, ma un altro artista della fotocamera che è morto recentemente, il 7 agosto per la precisione, è stato Gianni Berengo Gardin, fotografo italiano che ha raccontato il Bel Paese attraverso la sua fotocamera. Accostato a Bresson per il lirismo della sua fotografia, è stato, inoltre, un grande intellettuale che ha posto come obiettivo l’emancipazione e, quindi, lo sviluppo e il miglioramento e maturazione della nostra società. Lo ha descritto grazie alle opere fotografiche e alla sua militanza politica e sociale.
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La fotocamera non è solo un dispositivo che cattura le immagini
La fotocamera è anche lo strumento di introspezione dell’uomo. Attraverso di essa è come se, talvolta, si conoscesse un’altra persona, un’altra parte di quella persona. Le foto raccontano più di quanto possano fare le parole a volte.
@Photocredits Matilde Carducci




