Quanti soldi escono dalle tasche degli italiani per il gioco d’azzardo? Oltre 21 miliardi bruciati in un anno

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Un’emorragia finanziaria da 21,88 miliardi di euro prosciuga le famiglie italiane. Tra una raccolta record di 165 miliardi, l’esplosione dell’online tra i giovanissimi e l’ombra della criminalità organizzata, secondo il rapporto annuale realizzato da Cgil, Federconsumatori e Fondazione ISSCON, il Bel Paese si conferma come “maglia nera” d’Europa.

Per comprendere la reale portata del fenomeno del gioco d’azzardo in Italia occorre superare l’equivoco terminologico su cui spesso si gioca per minimizzarne l’impatto. C’è una prima cifra, colossale, che definisce il volume complessivo delle giocate: la cosiddetta “raccolta“. Nel 2025 ha raggiunto il record storico di 165,34 miliardi di euro, segnando una crescita del 5% rispetto all’anno precedente. Parliamo di una massa di denaro pari al 7,3% del PIL nazionale. Un importo che surclassa i 138,6 miliardi del Fondo Sanitario Nazionale e doppia l’intera spesa pubblica per l’istruzione.

Eppure, questa cifra non risponde alla domanda fondamentale: quanto denaro esce concretamente e definitivamente dalle tasche dei cittadini? La risposta risiede in un secondo parametro, la “spesa netta“, ovvero la differenza tra le somme scommesse e quelle restituite sotto forma di vincita. È qui che emerge l’emorragia reale: la perdita secca subita dalle famiglie italiane ammonta a 21,88 miliardi di euro in un solo anno. Tradotto in impatto reale, significa quindi che ogni cittadino maggiorenne ha bruciato in media 3.284 euro. 

Una crescita fuori controllo lunga trent’anni

L’evoluzione storica del fenomeno del gioco d’azzardo restituisce la misura di una deriva inarrestabile. Dal 2004 al 2024 gli italiani hanno giocato complessivamente 1.774 miliardi di euro, mantenendo una media di oltre 88 miliardi l’anno. Il confronto con il passato è impietoso: nel 1990 la raccolta era di appena 4,8 miliardi. In trentacinque anni il volume si è moltiplicato di oltre trenta volte, registrando un tasso medio di crescita annuo dell’8,76%, un ritmo di gran lunga superiore al modesto incremento del PIL nazionale.

Ma cosa significa, oggi, giocare d’azzardo? L’offerta si è moltiplicata fino a saturare ogni possibile domanda. Attualmente il mercato legale italiano offre 55 diverse tipologie di lotterie istantanee, con un balzo rispetto alle 44 contate nel 2023, come evidenziato sul dossier di Libera “Azzardomafie 2025”. Sul fronte telematico, l’offerta di “Gratta&Vinci” online è quasi raddoppiata in un anno, passando da 24 a 47 tipologie. A questi si aggiungono 5 diversi giochi numerici a totalizzatore, come il Superenalotto o il Win for Life, e le varianti fisiche e a distanza del Bingo, che conta ancora 200 sale operative sul territorio nazionale.

I dati del gioco d’azzardo: dove si gioca di più

La geografia del gioco d’azzardo restituisce un Paese spaccato, dove i volumi assoluti si concentrano nei grandi centri di ricchezza, ma l’incidenza pro capite colpisce duramente le aree più fragili. In termini assoluti, a guidare la classifica delle regioni con la spesa maggiore è la Lombardia, che sfiora i 25 miliardi di euro annui.

Seguono la Campania con 20,5 miliardi, il Lazio con 16,6 miliardi e la Sicilia con 15,2 miliardi. Insieme, Lombardia, Campania e Lazio assorbono oltre un terzo dell’intera raccolta nazionale. I dati evidenziano inoltre come le vincite risultino strutturalmente inferiori al giocato in ogni singolo territorio, confermando un saldo invariabilmente negativo per i cittadini. Solo Trentino-Alto Adige e Sardegna mostrano un’incidenza di vincite leggermente superiore alla media nazionale, mentre Molise e Valle d’Aosta si confermano le regioni con i volumi assoluti più contenuti.

Il quadro muta radicalmente, e assume contorni più inquietanti, se si analizza la spesa pro capite. Sotto questa lente, la vetta della classifica viene conquistata dalla Campania, dove ogni abitante spende in media 3.692 euro all’anno in azzardo legale. Alle sue spalle si piazzano l’Abruzzo con 3.319 euro, il Molise con 3.275 e la Calabria con 3.148 euro.

Chi vince davvero la partita dell’azzardo

A fronte di questi volumi e di questi danni sociali, chi ci guadagna? La narrazione che giustifica l’espansione del comparto in nome delle entrate pubbliche vacilla di fronte all’analisi complessiva dei costi. Lo Stato ha registrato un gettito erariale superiore agli 11 miliardi di euro, ma questo incasso viene progressivamente eroso, se non del tutto azzerato, dai costi sanitari, sociali e d’assistenza indotti dalla dipendenza dal gioco, riversati inesorabilmente sull’intera collettività.

Gli unici veri vincitori siedono ai vertici delle imprese concessionarie. Mentre le famiglie italiane bruciavano decine di miliardi, le aziende del settore hanno visto i loro utili crescere del 165% in termini reali negli ultimi cinque anni, operando in un mercato che drena sistematicamente risorse dall’economia reale per concentrarle nelle mani di pochi operatori.

Foto Copertina: Riconoscimento editoriale Shutterstock / Id Foto: 2687467373 / Autore: marekusz

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