La sostenibilità nello sport italiano: la lettura e il pensiero di Giorgio Galotti

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Giorgio Galotti

La sostenibilità nello sport italiano sta uscendo dalla fase dei buoni propositi per entrare, lentamente, in quella delle scelte concrete e misurabili. È questa l’immagine che emerge dalle parole di Giorgio Galotti, Fondazione Ecosistemi, intervistato da Risorse.news in occasione della presentazione della Carta Verde del progetto LIME, dedicata agli eventi sportivi dilettantistici e alla loro transizione ecologica e sociale.

L’intervista ha voluto raccontare e mettere al centro uno sport che ha già avviato esperienze significative, ma che deve ancora compiere passi decisivi per trasformare la sostenibilità da iniziativa sporadica a criterio strutturale di progettazione, gestione e rigenerazione degli impianti.

La sostenibilità nello sport italiano

Sullo stato attuale della sostenibilità nel settore sportivo in Italia, Giorgio Galotti risponde con un realismo privo di retorica: “Quello che posso dire è che gli eventi sportivi sono, non spesso, ma molte volte caratterizzati da politiche di sostenibilità. Quindi vuol dire che ci sono esperienze, ci sono casi pratici proprio di applicazione della sostenibilità applicata allo sport. Forse, ad oggi, ancora non intacca significativamente sulla prestazione complessiva in campo ambientale, cioè quanto effettivamente si migliora grazie a questi criteri di sostenibilità”.

Non si tratta, dunque, di un terreno completamente vergine: esperienze e buone pratiche ci sono, e sono abbastanza diffuse. La differenza, però, sta nel loro impatto complessivo: Giorgio Galotti sottolinea come questi criteri di sostenibilità, pur presenti, non intacchino ancora in modo significativo la “prestazione complessiva in campo ambientale”, cioè non producano un salto evidente nella riduzione degli impatti e nel miglioramento misurabile dell’impronta ecologica degli eventi.

I CAM come bussola operativa per eventi sostenibili

Il filo conduttore si sposta poi su un tema decisivo: il ruolo dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica per la realizzazione di eventi culturali e sportivi sostenibili. Giorgio Galotti è stato molto preciso: i CAM hanno un ruolo “operativo” e concreto, non teorico: “Hanno un aspetto prettamente operativo e danno delle indicazioni precise. Quindi, sono un’ ottima guida per fare un evento sostenibile”. 

I CAM diventano un riferimento imprescindibile quando entra in gioco il denaro pubblico: “Si devono utilizzare obbligatoriamente quando c’è un bando pubblico per un finanziamento” -dice Giorgio Galotti, che poi continua con un esempio- “Se è presente una stazione appaltante che dà dei soldi a qualcuno per fare un evento culturale o sportivo lo deve fare tenendo conto dei Criteri Ambientali Minimi. Questo è quello che dice il Codice  Appalti”.

Quindi, se una stazione appaltante stanzia risorse per un evento culturale o sportivo, quegli eventi devono essere progettati tenendo conto dei CAM, come previsto dal Codice dei Contratti pubblici. È un passaggio chiave: la sostenibilità non è più un’opzione, ma una condizione regolata da norme.

Al tempo stesso, Galotti ricorda che i Criteri Ambientali Minimi possono essere utilizzati anche volontariamente, al di là degli obblighi di legge: sono, di fatto, una guida tecnica che chiunque può adottare per strutturare il proprio evento in modo più responsabile. In questa doppia dimensione risiede una delle leve più forti per orientare il sistema sportivo verso standard condivisi.

Giorgio Galotti, Fondazione Ecosistemi
Giorgio Galotti, Fondazione Ecosistemi

Tre passi a costo zero per le associazioni sportive. Giorgio Galotti: “Decidere insieme, decidere su che cosa e decidere dove andare”

Galotti individua in modo chiaro tre passi, che in realtà formano un unico movimento logico. Il primo, e più importante, è dare un indirizzo chiaro a ciò che si vuole ottenere con l’organizzazione di un evento sostenibile. Non si tratta solo di definire obiettivi, ma di farlo insieme: “Secondo me la prima cosa da fare è quella di dare un indirizzo chiaro di dove si vuole arrivare con un’organizzazione di un evento sostenibile, e di cercare il più possibile la partecipazione dell’organizzazione“.

Le altre due azioni sono più operative: prima, misurare lo stato attuale, il “potenziale dell’impatto” che un evento può generare; poi, a partire da quel dato, cercare di migliorarlo. Decidere insieme, decidere su che cosa e decidere dove andare”, così conclude e sintetizza Giorgio Galotti. 

 

Impianti sportivi: la transizione ecologica parte dall’efficienza

Infine, il focus si sposta sugli impianti sportivi, soprattutto quelli dilettantistici, e sui progetti concreti per la loro transizione ecologica nelle dimensioni ambientale e culturale. Giorgio Galotti richiama esplicitamente il Rapporto Sport 2025, realizzato da Sport e Salute e da  ICSC, sottolineando un problema strutturale: la vetustà di molti impianti, che non garantiscono una buona efficienza energetica. Prima ancora di parlare di nuove tecnologie o di grandi investimenti, occorre intervenire su questo punto.

Secondo Giorgio Galotti, i progetti devono quindi concentrarsi sull’efficienza energetica e sulla riduzione del consumo di risorse: “Noi avremo un domani un problema che non riguarda solo l’energia, ma anche l’acqua”, osserva Galotti, indicando questi due aspetti come prioritari.

È qui che la transizione ecologica negli impianti sportivi trova il suo baricentro: ridurre sprechi, migliorare le prestazioni delle strutture, investire in soluzioni che rendano sostenibile nel tempo la gestione dei luoghi dove lo sport si pratica. Non è solo un tema tecnico, ma anche culturale.

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