Di fronte a un mondo sempre più complesso e interconnesso, i giovani non hanno smesso di informarsi: hanno semplicemente smesso di farlo rispetto a come si informavano i loro genitori.
Se per le generazioni precedenti il rito della notizia era scandito dall’edizione serale del telegiornale o dall’acquisto del quotidiano in edicola, oggi quel modello appare non solo superato, ma quasi alieno per la Generazione Z e la Generazione Alpha.
Lo conferma l’ultimo report del Reuters Institute for the Study of Journalism, un’analisi che da oltre un decennio monitora le abitudini dei lettori a livello globale. L’indagine più recente si è concentrata su un campione di giovani tra i 18 e i 24 anni in nove Paesi chiave: Regno Unito, Stati Uniti, Francia, Germania, Danimarca, Italia, Spagna, Giappone e Brasile.
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Addio alla “Home Page”: i social sono la nuova porta d’ingresso
Il dato più impressionante dell’ultimo rapporto riguarda il modo in cui i giovani entrano in contatto con le notizie, segnando il definitivo tramonto delle vecchie abitudini. Se dieci anni fa il punto di partenza naturale per conoscere i fatti del giorno era il sito web della testata o l’apertura di un’app specifica, oggi lo scenario è cambiato.
Attualmente, solo il 14% dei giovani tra i 18 e i 24 anni accede direttamente a un sito o a un’app di news, una cifra che nel 2018 era quasi il doppio. La maggioranza assoluta si è spostata altrove: il 40% degli intervistati dichiara che i social media sono diventati la porta d’ingresso principale, seguiti da un 26% che utilizza i motori di ricerca come passaggio primario. In sostanza, per l’86% dei ragazzi ill giornale è diventato invisibile o del tutto secondario rispetto alla piattaforma che distribuisce il contenuto.
L’ascesa dei creator: TikTok lancia la sfida
Mentre i social “storici”, Facebook su tutti, perdono colpi, le piattaforme video dominano la scena con TikTok che lancia una sfida senza precedenti. Oggi il 20% dei giovani usa questa piattaforma specificamente per informarsi, un balzo enorme rispetto al misero 3% di pochi anni fa.
In contesti in rapida evoluzione come il Brasile o il Kenya, questa cifra supera addirittura il 35%, segno che il fenomeno non riguarda solo l’Occidente ma è una tendenza globale inarrestabile.
Instagram e YouTube seguono a ruota, trasformandosi nei nuovi “telegiornali” visivi della Generazione Z.
Al contrario, Facebook continua il suo declino: se nel 2015 era la fonte principale per il 21% dei ragazzi, oggi è scivolato definitivamente ai margini delle loro abitudini informative. I giovani preferiscono formati dove il volto e la voce sono protagonisti, rendendo la notizia un’esperienza più vicina e meno istituzionale.
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Una questione di fiducia: perché i creator battono i brand
Il report tocca un punto dolente: di chi si fidano davvero i giovani? La risposta è un duro colpo per le redazioni tradizionali. Sulle piattaforme video come TikTok, Instagram e YouTube, il 51% dei giovani dichiara di prestare più attenzione ai singoli creator e alle personalità indipendenti. Solo il 39% segue con la stessa attenzione i brand giornalistici ufficiali o i giornalisti professionisti.
Questo succede perché i ragazzi vedono i giornali tradizionali come distanti, freddi e spesso troppo vicini al potere o a interessi politici, si legge nel report.
Il fenomeno delle “news avoidance”
Un altro dato allarmante riguarda il distacco emotivo e il fenomeno del cosiddetto “news avoidance” (l’evitamento delle notizie). I giovani non sono solo diversi nel modo di informarsi, ma risultano complessivamente meno interessati: appena il 35% si dice infatti “molto interessato” alle news, contro il 52% degli over 55.
Questo disimpegno si riflette chiaramente nel crollo dell’interesse per la politica, passato dal 63% del 2013 al 48% odierno. Ma perché i giovani scappano dall’attualità? Il 42% dei ragazzi ammette di evitare attivamente le notizie perché le ritiene eccessivamente deprimenti o troppo difficili da comprendere. Tra guerre, crisi climatica e instabilità economica, il flusso costante di messaggi negativi viene percepito come un peso per la salute mentale.
Video e audio: i nuovi linguaggi dominanti
Il formato testuale sta quindi perdendo la sua centralità assoluta. Il consumo di video brevi è diventato lo standard: oltre il 40% dei giovani preferisce guardare o ascoltare le notizie piuttosto che leggerle su uno schermo. Anche i podcast continuano la loro crescita, con una penetrazione che raggiunge il 34% mensile tra i giovani adulti.
Questa frammentazione richiede uno sforzo enorme alle redazioni. Non basta più scrivere un buon articolo; bisogna saperlo “tradurre” in un video di 60 secondi per Instagram o Tiktok, in una serie di card grafiche per Instagram e in un estratto audio per Spotify.
L’ombra dell’Intelligenza Artificiale
Guardando verso il futuro prossimo, il report introduce il tema dell’Intelligenza Artificiale. Già oggi, circa il 15% dei giovani utilizza chatbot e strumenti di IA per riassumere notizie complesse o per farsi spiegare eventi storici e politici. Entro il 2026, si prevede che il traffico dai motori di ricerca verso i siti di news calerà di un ulteriore 40%, proprio perché le persone otterranno risposte dirette dalle IA senza mai cliccare su un articolo giornalistico.
Foto copertina: riconoscimento editoriale Shutterstock/ ID 2288144321 / Autore: Gigi Delgado




