Il fenomeno Ultimo: il concerto di Tor Vergata tra economia, turismo e inclusione

Attualità

Condividi su:

Non è stato soltanto il concerto con il maggior numero di spettatori paganti nella storia della musica italiana. Il live di Ultimo a Tor Vergata rappresenta un nuovo modello di grande evento, capace di coniugare spettacolo, impatto economico, promozione territoriale e inclusione sociale. Oltre 250 mila persone hanno raggiunto l’area della Vela di Calatrava il 4 luglio, trasformando Roma in un enorme polo di attrazione culturale. Dietro quello che potrebbe sembrare “solo” un concerto si nasconde infatti una macchina organizzativa che ha coinvolto migliaia di lavoratori, generato circa 90 milioni di euro di indotto economico e introdotto nuove pratiche di accessibilità destinate probabilmente a diventare un punto di riferimento per il settore.

Il fenomeno Ultimo: il concerto che genera economia, turismo e inclusione
Immagine Shutterstock ID 2386525337_ Fotografo Stefano Tammaro

Il concerto di Ultimo, un evento che vale 90 milioni di euro

I grandi concerti sono ormai molto più di un appuntamento musicale. Rappresentano veri e propri motori economici per le città che li ospitano.

Secondo le stime diffuse dal Campidoglio, il concerto di Ultimo ha prodotto un indotto di circa 90 milioni di euro per Roma. Oltre 155 mila spettatori, pari al 62% del pubblico, sono arrivati da fuori regione o dall’estero, contribuendo ad alimentare alberghi, ristoranti, trasporti, commercio e servizi.

Solo attraverso la tassa di soggiorno il Comune ha registrato introiti superiori ai 2 milioni di euro, mentre oltre 600 mila euro sono stati incassati per i servizi straordinari richiesti dall’evento. Numeri che confermano come la musica dal vivo sia oggi uno strumento sempre più rilevante per il turismo e lo sviluppo economico delle destinazioni.

Dietro un incasso record c’è un investimento altrettanto straordinario

L’incasso dei biglietti è stato stimato intorno ai 16 milioni di euro, considerando un prezzo medio di circa 65 euro. Una cifra che potrebbe far immaginare margini enormi, ma che racconta solo una parte della storia. Gran parte delle risorse è stata infatti reinvestita nell’organizzazione di quello che è stato, di fatto, un evento senza precedenti.

Per realizzarlo sono stati costruiti un palco largo 140 metri e alto 60, installate 38 torri audio-video, decine di maxischermi, oltre 40 chilometri di transenne, più di 2.000 bagni chimici, 20 cisterne d’acqua con 560 punti di distribuzione, mentre oltre 2.500 addetti alla sicurezza hanno garantito la gestione del pubblico.

A questi costi si sono aggiunti l’affitto delle aree, la bonifica del sito prima e dopo il concerto, il prolungamento del servizio della metropolitana fino a notte fonda e tutta la logistica necessaria per accogliere un quarto di milione di persone.

Il concerto diventa così un investimento complesso che coinvolge decine di imprese, professionisti e fornitori, generando occupazione ben oltre il settore musicale.

Il valore sociale: quando la musica diventa davvero accessibile

Se i numeri economici impressionano, è probabilmente il valore sociale dell’iniziativa ad aver segnato un cambio di paradigma.

In collaborazione con l’associazione M.A.N.I. Amiche ETS, Ultimo ha deciso di aprire gratuitamente le prove generali del 2 luglio alle persone con disabilità e a un accompagnatore.

L’accesso è stato garantito indipendentemente dal grado di invalidità riconosciuto, eliminando qualsiasi criterio selettivo e offrendo la possibilità di vivere il concerto in un contesto più raccolto e accessibile.

L’iniziativa ha registrato il tutto esaurito ancora prima dell’evento, confermando quanto sia forte la domanda di una cultura realmente inclusiva.

Il progetto è proseguito anche durante il concerto del 4 luglio attraverso il collegamento in diretta streaming con il Policlinico Tor Vergata, permettendo ai pazienti ricoverati di assistere allo spettacolo direttamente dalle proprie stanze.

Una scelta che amplia il concetto stesso di accessibilità: non si tratta soltanto di abbattere le barriere architettoniche, ma anche quelle legate alla malattia, alla fragilità e all’isolamento.

Una macchina organizzativa pensata per tutti

L’inclusione non si è fermata alle iniziative simboliche.

Per il concerto sono stati mobilitati circa 500 operatori sanitari, 20 ambulanze, 10 presidi medici avanzati e 50 operatori dedicati esclusivamente all’assistenza delle persone con disabilità.

Sono stati inoltre predisposti percorsi Fast Track per le donne in gravidanza e un’équipe specializzata in ostetricia e ginecologia presente per tutta la durata dell’evento.

Si tratta di servizi che fino a pochi anni fa erano difficilmente associabili a un concerto e che oggi rappresentano un nuovo standard organizzativo per gli eventi di massa.

Ultimo va oltre il record: un nuovo modello di grandi eventi

Naturalmente non sono mancate alcune criticità, soprattutto sul fronte dei trasporti, delle code ai servizi e della gestione dei flussi nelle ore successive al concerto.

Tuttavia il bilancio complessivo dimostra come un grande evento possa produrre effetti che vanno ben oltre la dimensione artistica.

Il concerto di Ultimo racconta l’evoluzione della musica live in una piattaforma capace di generare economia, attrarre turismo, promuovere un territorio e, allo stesso tempo, sperimentare nuovi modelli di inclusione sociale.

È probabilmente questa la vera eredità lasciata da Tor Vergata: aver dimostrato che un concerto può essere molto più di uno spettacolo. Può diventare un laboratorio di innovazione culturale, organizzativa e sociale, destinato a influenzare il futuro dei grandi eventi in Italia.

 

Articolo e foto a cura di Federica Chiovini

 

Ultimi Articoli

Condividi Articolo