L’intelligenza artificiale è sempre più presente intorno a noi e acquisire consapevolezza e conoscenze in questo ambito è sempre più importante, oltre che richiesto. Questo tema è una delle questioni centrali di IntelligentIA, l’evento capitolino sull’AI che ha caratterizzato il primo weekend di marzo.
Durante gli interventi si è parlato della funzione che occupa l’intelligenza artificiale all’interno delle aziende. Da semplice assistente ci stiamo avvicinando ad un collega digitale e noi, persone, saremo dei dirigenti di questa nuova figura. Quindi, ci sarà un cambio di ruoli che porterà anche ad un’evoluzione delle posizioni aziendali. In Italia tale passo è ancora in fase di attuazione più di altri Paesi.
In particolare, Giulia Lapertosa, co-fondatrice di Carriere.ai, parla di career ladder (“la scala di carriera”). Questa scala sta cambiando e non in meglio: infatti, il primo gradino si è assottigliato ed è rappresentato dalla figura junior che si trova nelle aziende. Il dato è preoccupante, perché è presente una disuguaglianza tra la categoria junior, rappresentata dal giovane che entra nel mondo del lavoro, e la figura senior che oggi è sempre più richiesta. Inoltre, Lapertosa aggiunge che la prima, la figura junior, non deve solo possedere una preparazione universitaria per il mondo lavoro ma deve anche ampliare la propria preparazione possedendo conoscenze ulteriori (come sull’intelligenza artificiale).
L’intelligenza artificiale come competenza: intervista a Giulia Lapertosa di Carriere.ai
Lei si occupa quindi di integrare e formare anche le persone per quanto riguarda l’ambito lavorativo e l’intelligenza artificiale?
Giulia Lapertosa: «L’intelligenza artificiale sta cambiando completamente il mondo del lavoro. Noi abbiamo creato una piattaforma di formazione che si chiama Carriere.ia con cui formiamo proprio su come utilizzare gli strumenti di intelligenza artificiale ed evitare un problema di inoccupazione delle persone. Il World Economic Forum ci dice che almeno la metà dei lavoratori e delle lavoratrici devono aggiornare il 60% delle loro competenze entro il 2030. È necessario poterlo fare.»
Integrare la propria conoscenza sull’intelligenza artificiale dopo gli studi universitari è importante per un futuro lavorativo?
GL: «Assolutamente sì, soprattutto per le figure junior, ossia quelle persone che si apprestano ad entrare nel mondo del lavoro. La situazione si sta purtroppo complicando, ma niente è andato perso, integrando le proprie competenze universitarie con competenze nel mondo dell’intelligenza artificiale ci si presenta alle aziende con un valore davvero aggiunto rispetto alle altre persone. Inoltre, ci si presta a diventare letteralmente dei coordinatori di agenti AI nelle aziende e coordinare anche il lavoro che viene fatto dagli altri colleghi, portando gli strumenti di intelligenza artificiale. Questo ci permette di avere un reale valore aggiunto rispetto agli altri».
Di cosa si occupa Carriere.ai e quali sono i progetti?
GL: «Carriere.ai crea nuovi corsi costantemente. Il nostro obiettivo è proprio studiare quali sono le competenze più richieste nel mondo dell’intelligenza artificiale, produrre corsi e rilasciare anche 4, 5, 6 appuntamenti formativi al mese. E noi, Carriere.ai. continueremo sempre a farlo».





