Ivo Ferriani e il futuro degli sport invernali tra sostenibilità, accessibilità e cambiamento

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Ivo Ferriani

Ivo Ferriani, presidente dell’IBSF (Federazione Internazionale di Bob e Skeleton), sostenitore del parabob e del paraskeleton e membro del Comitato Internazionale Olimpico, ha tracciato una visione netta e pragmatica per il futuro degli sport invernali, mettendo al centro tre parole chiave: sostenibilità, accessibilità e cambiamento. Le sue considerazioni, raccolte a margine di eventi internazionali e incontri istituzionali, partono da un presupposto realistico: il clima sta cambiando e il Movimento Olimpico deve cambiare con esso. Dopo aver ricevuto il Premio Città di Roma 2026, ha voluto porre alcune riflessioni sul ruolo degli sport invernali e sul futuro del Movimento Olimpico.

Ivo Ferriani, Premio Città di Roma 2026
Ivo Ferriani, Premio Città di Roma 2026

Intervista a Ivo Ferriani: “Nel futuro dobbiamo fare di più con meno”

“Gli sport invernali nel Movimento Olimpico sono un pilastro con dei problemi”, ammette Ivo Ferriani. La frase riassume il dilemma principale: mantenere la centralità delle discipline invernali, pur affrontando limiti ambientali, logistici ed economici sempre più stringenti. La risposta, secondo il presidente dell’IBSF, non è rinunciare a discipline storiche ma ripensarle in modo più sostenibile, cambiare approcci e trovare soluzioni concrete agli scenari che il clima ormai impone.

Richiamando il motto dell’ex presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Thomas Bach (“Cambiare per non essere cambiati”), sottolinea l’urgenza di agire: “Quindi noi dobbiamo cambiare, visto che c’è un cambio effettivo nel clima; cambiamo anche noi, il nostro modo di approcciare le cose, dobbiamo trovare delle soluzioni di fronte a dei problemi che esistono”.

Questa ricerca di soluzioni assume forme diverse. Sul fronte ambientale, significa privilegiare impianti meno impattanti, ottimizzare l’uso delle infrastrutture esistenti e pianificare eventi con una prospettiva a lungo periodo che riduca sprechi e costi. Sul piano organizzativo, Ivo Ferriani riconosce che i Giochi hanno rappresentato un momento significativo, non solo nell’organizzazione ma anche nella opinione pubblica. Ha sottolineato come l’evento abbia affrontato questioni ricorrenti come costi e difficoltà di organizzazione, proponendo però una strategia pragmatica: “Nel futuro dobbiamo fare di più con meno“. In particolare negli sport invernali, l’obiettivo è valorizzare e usare ciò che esiste già, evitando sprechi.

Ferriani, che porta con sé l’esperienza di ex atleta, allenatore e dirigente, non parla però solo di numeri e logistica. Al centro del suo ragionamento resta il misticismo dei Giochi, quella magia che rende l’evento un’esperienza unica per atleti, pubblico e giovani: “Il Movimento Olimpico sta anche facendo una grande riflessione per come adattarsi ai tempi che cambiano”, osserva, “ma il misticismo dei Giochi Olimpici, la magia di questo evento devono rimanere inalterati”. Per Ivo Ferriani la sfida è duplice: preservare l’alto livello competitivo e la spinta motivazionale dei Giochi, ma al tempo stesso modernizzando regole, impianti e politiche per renderli più sostenibili e accessibili a tutti.

Accessibilità è un altro termine che ricorre frequentemente nelle sue dichiarazioni. Ivo Ferriani è un convinto sostenitore del parabob e del paraskeleton, discipline che incarnano l’idea di sport inclusivo. La Carta Valori Olimpica, che definisce lo sport come “un diritto per tutti, senza discriminazioni”, non deve rimanere un enunciato simbolico ma tradursi in pratiche concrete. Lo sport deve definire benissimo i propri perimetri, perché all’interno di questo perimetro sono i valori dello sport che comandano, non la politica, non gli interessi territoriali. Dobbiamo essere capaci di mantenere all’interno questi valori di inclusività, di appartenenza e di integrazione”, e conclude, “Noi nello sport dobbiamo includere, non escludere”. 

Milano Cortina 2026 entra nel discorso come esempio pratico delle scelte possibili. Ivo Ferriani riconosce i limiti e le difficoltà dell’organizzazione, ma elogia la capacità di valorizzare ciò che già esiste e di creare un senso di unità olimpica diffusa: “Abbiamo utilizzato un’area vasta, questo ha chiaramente creato dei problemi logistici, però nella nostra capacità creativa abbiamo trovato il modo di integrare anche zone lontane in un’unica cerimonia di apertura e poi mantenendo lo spirito olimpico comune dappertutto”. Milano Cortina diventa quindi un modello di esempio pratico e sostenibile: ridurre costi e impatto ambientale senza sacrificare l’esperienza emozionale degli spettatori e l’esposizione mediatica.

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