Durante la giornata del 25 marzo per la conferenza stampa del Premio Goffredo Parise per il Reportage, Alberto Spampinato, giornalista e direttore dell’associazione Ossigeno per l’Informazione, ha rilasciato un’intervista a Risorse.news sulla questione della sicurezza nel lavoro dei giornalisti e sull’importanza della libertà di stampa e di espressione.
In occasione del 3 maggio, Giornata mondiale della libertà di stampa, è doveroso ricordare quanto, oggi, tale libertà sia un diritto imprescindibile, così come lo è esigere sicurezza per il proprio lavoro. A tal riguardo, l’associazione Ossigeno per l’Informazione di Alberto Spampinato ha pubblicato “Rapporto Ossigeno 2025 – In Italia 759 giornalisti minacciati. Come. Da chi”.
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Alberto Spampinato parla dell’importanza della libertà di stampa
“La libertà di stampa è come l’aria che respiriamo”, così Alberto Spampinato durante l’intervista. Un macro argomento in una breve frase, ma diretta. Spampinato ha paragonato l’ossigeno necessario al corpo umano alla libertà di stampa indispensabile per la vita sociale e democratica, dimostrando quanto sia vitale. “Poi ci sono paesi democratici come l’Italia”, ha precisato Spampinato, “dove la piena libertà di stampa e di espressione è sempre un obiettivo a cui si tende perché ci sono sempre una serie di limitazioni che possono essere più o meno gravi”.
Il giornalista parla del nostro Paese: “In Italia noi abbiamo la possibilità di utilizzare le querele per diffamazione, così per dare fastidio e per punire chi dà delle notizie scomode”. Anche quando le accuse risultano false, ricorda ai microfoni di risorse.news, i querelanti non subiscono penalizzazioni, mentre gli accusati affrontano processi, spese per avvocati di tasca propria.
“In Italia sono stati uccisi 30 giornalisti dal 1960 al 1993, altri invece all’estero perché erano impegnati a seguire dei fatti di grande interesse”, continua il direttore di Ossigeno per l’Informazione, l’associazione che si occupa anche di proporre alle scuole le storie di questi eroi del giornalismo, non solo sul come sono morti, ma anche sul loro impegno sociale e professionale. Tutto questo è presente in una raccolta edificante e istruttiva nel portale “Cercavano la verità” per tramandare il loro lascito.
Inoltre, in occasione della ricorrenza del 3 maggio: “Noi facciamo sempre un convegno per celebrare la giornata”- ha annunciato Spampinato e continua -“in alcune edizioni abbiamo avuto tra gli ospiti anche dei dirigenti dell’UNESCO che sono stati con noi. Poi, in genere invitiamo anche alcuni familiari dei giornalisti uccisi perché rappresentano il punto limite di quelle intimidazioni e di quei tentativi di far tacere le persone”.
Pochi comprendono l’importanza della libertà di stampa e proteggerla non spetta solo ai giornalisti ma anche ai cittadini: “Siccome pochi sanno che è un diritto, non si dovrebbe insegnare e imparare a scuola questa cosa. È un diritto poco conosciuto e quindi poco protetto, perché lo dovrebbero proteggere gli stessi cittadini. Quando non c’è la libertà di stampa o quando si minaccia un giornalista, si impedisce a noi cittadini di sapere quello che accade”, conclude Spampinato.

Il rapporto di Ossigeno per l’Informazione: aumento delle minacce del 47% rispetto al 2024
Dal 2022, Ossigeno per l’Informazione analizza con precisione l’origine degli attacchi: nel 2025 la maggior parte delle minacce proviene da singoli cittadini o gruppi, che usano soprattutto minacce verbali, messaggi minatori sui social, lettere di morte o scritte intimidatorie. In seconda posizione tornano esponenti istituzionali e politici, che spesso preferiscono strumenti legali e diffide per esercitare pressione.
Nel 2025 sono stati 759 i giornalisti, blogger e attivisti minacciati, con un aumento del 47% rispetto al 2024. Il Rapporto Annuale, presentato il 24 marzo 2026 sul portale dell’associazione è stato documentato e raccolto dall’Osservatorio di Ossigeno per l’Informazione:
“Questi giornalisti sono coloro che fanno la cronaca, che osservano i fatti o fanno le inchieste, giornalisti investigativi”, dichiara Alberto Spampinato, per poi proseguire: “e sono quelli che le notizie le vanno a cercare, scavano, eccetera. C’è chi non vuole che certe verità vengano fuori e per questo li minacciano o gli fanno delle cause legali, pretestuose, punitive eccetera”.
Le vittime rilevate nel 2025 sono per la maggior parte uomini che lavorano per testate locali o regionali, spesso in contesti territoriali complessi e con poche tutele. Tuttavia, un altro dato risulta preoccupante: il 26% dei minacciati è rappresentato da giornaliste, che in un caso su cinque subiscono attacchi non solo per il contenuto delle notizie, ma anche per il fatto di essere donne, con il 20% delle minacce che hanno un chiaro carattere di genere.
In sintesi, il Rapporto 2025 di Ossigeno per l’Informazione dipinge un quadro allarmante: la pressione intimidatoria sui giornalisti è aumentata in modo consistente, si è fatta più violenta, più collettiva e più diversificata, con un impatto che si concentra, in particolare, su tre regioni (Piemonte, Lombardia e Lazio), ma si estende su tutto il corpo collettivo dei giornalisti. Il Piemonte passa da zero giornalisti minacciati nel 2023 a 148 nel 2025, la Lombardia da 13 a 122 (trovandosi al primo posto nel 2025), mentre il Lazio resta la regione con il maggior numero di casi dal 2012 ad oggi, nonostante il calo relativo nel 2025.
Il Rapporto Ossigeno conferma che l’Italia resta il paese europeo con più giornalisti minacciati, sotto scorta e protetti dalle forze dell’ordine. Il Contatore di Ossigeno, partito da zero il 1° gennaio 2006, dopo 20 anni ha segnato 8.314 vittime di violazioni della libertà di stampa (759 persone nel 2025), con un’accelerazione drammatica negli ultimi anni. In conclusione, Alberto Spampinato lancia un appello: proteggere i giornalisti significa difendere il diritto all’informazione di tutti.





