L’Italia verso il 2030: un Paese che corre a due velocità, ma gli over 65 iniziano a “correre” insieme allo sviluppo

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C’è un’Italia che accelera, e un’altra che fatica a tenere il passo. Il nuovo Rapporto Istat 2025 sullo sviluppo sostenibile disegna un Paese in movimento, ma non sempre armonico. Alcuni settori mostrano segnali di crescita e cambiamento positivo. Altri restano fermi, quando non regrediscono. A cinque anni dal traguardo fissato dall’Agenda 2030 dell’ONU, il bilancio è misto: si avanza, ma non tutti insieme, e non ovunque allo stesso modo.

Agenda 20230: l’Italia migliora, ma non abbastanza

Il Rapporto prende in esame i 17 obiettivi dell’Agenda 2030 – dalla lotta alla povertà all’energia pulita, dall’inclusione sociale alla tutela dell’ambiente – e li osserva con lo sguardo attento dei numeri: 320 misure e 148 indicatori per capire dove siamo e dove stiamo andando.

Ci sono buone notizie. L’Italia migliora nella cooperazione internazionale, nella produzione di energia da fonti rinnovabili, e nei tassi di occupazione, in particolare tra giovani e donne. Anche città più vivibili e consumi più consapevoli entrano timidamente nelle nostre abitudini.

Ma ci sono anche ombre: la biodiversità è in declino, la giustizia lenta, la parità di genere ancora lontana. E se la speranza di vita resta alta, la salute – soprattutto quella pubblica – si fa sempre più fragile, con differenze marcate tra Nord e Sud.

Un’Italia divisa

La vera frattura corre lungo la mappa del Paese. Il Sud arranca, penalizzato da infrastrutture carenti, alti tassi di povertà e minori opportunità. Il Nord, invece, beneficia di innovazione, servizi e reti più solide. È un’Italia a due velocità, dove oltre 5 milioni di persone vivono in povertà assoluta, e oltre 11 milioni in condizioni di fragilità economica.

Eppure, nonostante tutto, ci sono segnali che fanno sperare. E uno di questi viene da un segmento spesso dimenticato: gli anziani.

Lo sport dopo i 65 anni: il movimento che fa bene al corpo e all’Italia

Tra i dati che raccontano una storia diversa, più umana, c’è quello che riguarda gli over 65 e lo sport. Per anni considerati una fascia passiva, ora stanno riscrivendo il loro ruolo nella società. Sempre più persone, anche dopo la pensione, scelgono di muoversi, di rimettersi in gioco, di prendersi cura di sé. Non per vanità, ma per dignità.

Nel 2023, il 65% degli over 75 è ancora sedentario, sì. Ma il dato è in calo. Tra i 65 e i 74 anni, la sedentarietà è scesa di oltre 4 punti in un solo anno. È un segnale importante: il corpo si riaccende, la mente segue.

Nel 1995, solo l’1% degli ultra 74enni praticava sport. Oggi siamo all’8%. Tra i 65-74enni, si è passati dal 5 al 23% di praticanti regolari. È poco, forse, ma è un’onda lunga. Una rivoluzione silenziosa fatta di camminate nei parchi, corsi di ginnastica dolce, nuoto, yoga. È il movimento che cura, che unisce, che restituisce appartenenza.

E non si tratta solo di benessere individuale: più sport significa meno spese sanitarie, meno isolamento, più comunità.

Lo sport come leva di sostenibilità

Quando si parla di sviluppo sostenibile, si pensa a pannelli solari, a raccolta differenziata, a economia circolare. Ma c’è una sostenibilità più profonda, che riguarda le persone, i legami, la salute del tempo che viviamo. Lo sport nella terza età incarna tutto questo.

È il Goal 3 dell’Agenda 2030 – Salute e benessere – che prende vita nei corpi di chi, nonostante l’età, decide che il proprio futuro conta ancora.
È il Goal 10 – Ridurre le disuguaglianze – che si realizza quando anche in Calabria, in Sicilia, in Basilicata si aprono palestre sociali per gli anziani.
È il Goal 11 – Città sostenibili – che si concretizza ogni volta che un marciapiede viene reso accessibile o si organizza una camminata collettiva.

Lo sport degli over 65 è un investimento a lungo termine: un Paese che invecchia bene è un Paese che vive meglio.

Una sfida che chiama tutti

Il Rapporto Istat è chiaro: il cammino dell’Italia verso l’Agenda 2030 è ancora lungo. Servono scelte coraggiose, investimenti mirati, e una visione di futuro che non lasci indietro nessuno. E in questo futuro, gli anziani non sono un peso, ma una risorsa.

Lo sport ci ricorda che muoversi è possibile a ogni età, che il cambiamento può iniziare anche dopo i 70 anni. Basta una camminata, una bicicletta, un gruppo di amici. Basta crederci. Perché uno sviluppo davvero sostenibile non si misura solo con i numeri, ma con la qualità del tempo che sappiamo regalare – a noi stessi e agli altri.

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