“Lo sport è bellezza e tutti hanno il diritto di praticarlo”: Martin Castrogiovanni ancora protagonista della mischia come pioniere del Wheelchair Rugby

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“Lo sport è bellezza e tutti hanno il diritto di praticarlo”: Martin Castrogiovanni si butta nella mischia ancora nella mischia come pioniere dello sport sociale

“Come può uno scoglio arginare il mare”, si chiedeva Lucio Battisti nel 1972. Osservando l’energia con cui Martin Castrogiovanni si dedica oggi allo sport sociale, quella domanda sembra trovare la sua risposta più reale.

L’icona del rugby mondiale, per anni pilastro insostituibile delle mischie azzurre, nasconde dietro la stazza imponente una sensibilità che va ben oltre la cronaca sportiva. È questa vocazione, unita a una profonda nobiltà d’animo, a spingere l’ex pilone verso nuove sfide, lontano dal prato dell’Olimpico ma con lo stesso spirito di sempre.

Sabato 7 marzo non è stata una data qualunque per la palla ovale. Mentre a pochi chilometri di distanza lo Stadio Olimpico accoglieva migliaia di tifosi per il match del Sei Nazioni tra Italia e Inghilterra, il Palazzetto dello Sport di Roma è diventato il teatro di una sfida altrettanto epica e dal valore sociale non indifferente: il Wheelchair Rugby Challenge.

L’evento, volto a accendere i riflettori sul rugby in carrozzina, è stato promosso con l’abituale energia travolgente di Castrogiovanni. Insieme ai suoi collaboratori e alla sua Rugby Castro Academy, e con il coinvolgimento di OPES e di altre realtà vicine all’italo-argentino, il campione ha trasformato una visione nata quasi per caso, come ci spiega ai microfoni di Risorse.news, in un progetto concreto, mirato a cambiare il volto dello sport paralimpico in Italia.

Come il rugby di Castrogiovanni ha abbattuto le barriere fisiche

L’idea di creare una squadra “All Stars” e un movimento strutturato è l’evoluzione naturale dei camp estivi dell’Academy dell’ex pilone azzurro. “Tutto nasce quattro anni fa“, spiega Castrogiovanni. “Abbiamo voluto tentare un esperimento: invitare ragazzi che giocano a rugby in carrozzina ai nostri camp per bambini. La risposta è stata incredibile: da una singola squadra siamo passati a 18 giocatori provenienti da tutta Italia nell’ultima edizione“.

Questa crescita ha spinto Castro a fare il passo successivo: creare una selezione capace di confrontarsi a livello internazionale, con l’obiettivo di dare continuità e visibilità a un movimento che spesso soffre la mancanza di strutture e occasioni di confronto.

 

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Lo spirito del gioco, oltre la palla ovale

Per chi ha vissuto il rugby ai massimi livelli, la distinzione tra sport per normodotati e paralimpico è puramente tecnica. “Lo spirito è identico“, sottolinea l’ex pilone azzurro. “La squadra rimane l’unico centro di gravità“.

Chi ha assistito all’amichevole tra la selezione di ex nazionali azzurri e gli Wheelchair Rugby All Stars ha toccato con mano questa verità. Nonostante le dinamiche diverse, l’essenza resta il contatto, l’intensità e l’interdipendenza. “C’è un enorme bisogno del compagno di squadra: è questo l’aspetto fondamentale che fa innamorare di questa disciplina“.

Un messaggio alle famiglie: “lo sport è vita”

L’evento ha visto altresì la collaborazione dell’Academy di Bebe Vio, simbolo mondiale della scherma paralimpica, per permettere a molti bambini di approcciarsi a nuove discipline.

Castrogiovanni ha rivolto un appello accorato alle famiglie: “Dobbiamo far capire che lo sport fa bene a tutti, ma per chi ha vissuto un trauma, lo sport paralimpico è vita“. Per molti atleti, il rugby è stato lo strumento per uscire dal tunnel della depressione post-incidente e riprendersi la propria identità. “Dobbiamo lavorare affinché sempre più bambini pratichino lo sport paralimpico: ne ha bisogno la loro salute e ne ha bisogno il movimento per evolversi“.

“Lo sport è bellezza”, la vittoria sociale di Castro

La sfida del rugby in carrozzina non è stata solo una festa dello sport, è servita a ricordare che lo sport è un diritto di tutti. Il messaggio conclusivo di Castrogiovanni risuona come un monito per le istituzioni e per la società civile: “Il punto è semplice: dobbiamo dare le stesse opportunità ai ragazzi del rugby paralimpico che diamo ai normodotati. Lo sport è bellezza e tutti hanno il diritto di praticarlo.“

L’impegno della Rugby Castro Academy continua oltre questa giornata romana. L’ambizione è quella di creare un circuito che permetta a questi atleti di confrontarsi regolarmente con squadre internazionali, portando l’eccellenza italiana oltre i confini nazionali.

Roma, in questo sabato di marzo, ha dimostrato che il rugby non è solo quello degli stadi gremiti e degli inni cantati a squarciagola. È anche il rumore metallico delle carrozze che si scontrano, il sudore di chi non si arrende per nessun motivo e i tanti sorrisi della giornata, in particolar modo quelli di Martin Castrogiovanni che, smessi i panni del giocatore, ha indossato quelli del pioniere del Wheelchair Rugby , permettendo a ogni ragazzo di correre, oltre ogni limite, verso il proprio traguardo.

 

 

 

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