È nota ormai ai più la definizione di NEET, vale a dire giovani tra il 15 e i 29 anni che non studiano, né lavorano, e non rappresenta di certo un vanto. Nel 2024, secondo un’elaborazione Openpolis, insieme a Con i Bambini su dati Eurostat ed Istat, si traducevano nel 15,2% della popolazione.
Una percentuale ben lontana dall’obiettivo UE 2030 che intende portare al di sotto del 9% la quantità di ragazze e ragazzi inoccupati o non impegnati nello studio. Un numero quello nostrano, perciò, importante; in calo (16,1% nel 2023), ma pur sempre elevato. Basti pensare che l’Italia è seconda solo alla Romania (se ci si riferisce all’Europa) per numero di NEET.
Un altro dato poco rassicurante riguarda i (NEET) diplomati, in percentuale: il 17,8% nel 2024. Considerando poi la forbice tra Nord e Sud della Penisola, che incide sul sistema economico del Paese, quanto su quello educativo, è al Meridione che si trovano le città in cui il fenomeno incide maggiormente. Catania e Palermo detengono il primato, segue Napoli.
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Un problema radicato
Risorse.news ha in diverse occasioni analizzato il fenomeno rilevando che le criticità devono essere rintracciate maggiormente nel sistema scolastico, ma anche nel funzionamento intermittente di tutte le agenzie educative che dovrebbero consentire a ragazze e ragazzi una crescita culturale e personale adeguata.
Ovviamente, incidono anche la precarietà lavorativa, la volubilità delle professioni, le incertezze legate alle forme contrattuali proposte e così via.
Approntando una breve ma illuminante comparazione con il resto d’Europa, come anticipato, l’Italia si aggiudica la medaglia d’argento per numero di NEET, non certo un traguardo edificante. Gli stati con la minor percentuale registrata nel 2024 sono invece i Paesi Bassi (4,9%), la Svezia (6,3%) e Malta (7,2%).
Il punto è, come precisa Openpolis, che questi numeri definiscono una crescita a tutto tondo e non solo nel campo dell’istruzione. Ecco perché preoccupa quanto invece rilevato nel Bel Paese; significa che i giovani non solo vivono di precarietà, ma hanno anche una bassa preparazione in diversi ambiti, compreso quello sociale.
I divari educativi
I divari educativi, in particolar modo quello che riguarda i NEET diplomati, sono molto accentuati. Il numero dei giovani che ha conseguito un diploma e che poi si ferma, senza aspirare a un percorso universitario o intraprenderne uno lavorativo, è quasi del 18%. Un gap enorme con i NEET laureati, 11%, e i non diplomati, 15,2%.
Una ragione fondante è da ricercarsi nella scarsa qualità delle informazioni veicolate relativamente ai percorsi scolastici. In breve: non vengono forniti gli strumenti per analizzare le capacità proprie dello studente o futuro tale, né questi viene messo nella condizione di poter selezionare adeguatamente la strada da perseguire per trovare il proprio posto nel mondo professionale (e non). A fare il punto su questo tema è Almalaurea che spiega “spesso gli alunni ricevono indicazioni vaghe o insufficienti rispetto a scelte importanti. Con il rischio di scelte inconsapevoli”.
NEET: come si attivano i territori
Se da una parte si può contare su iniziative quali quello del Servizio Civile Universale o Garanzia Giovani, dall’altra è necessario che i territori facciano del proprio meglio per invertire la marcia e modificare sensibilmente il numero di NEET in Italia nel più breve tempo possibile.
La Lombardia, non una delle regioni più colpite dal fenomeno (conta 150 mila NEET circa), ha messo in campo il bando “ZeroNeet – Reti di opportunità per l’inserimento occupazionale e le competenze”, realizzato dalla Regione in collaborazione con la Fondazione Cariplo. Un piano da 40 milioni per contrastare l’avanzamento della questione. Vanno ad aggiungersi anche altre risorse finanziate da Intesa SanPaolo per un totale di 50 milioni di euro. Tra gli obiettivi principali l’inclusione sociale oltre che evitare la dispersione scolastica e la povertà educativa.
In Campania, una delle regioni invece maggiormente interessate dal tema, sono stati attivati percorsi come “STAR NEET“: un progetto prodotto del lavoro della Fondazione Siamo Mediterraneo. FSM si occupa di accompagnare e sviluppare le iniziative sociali promosse dalle varie componenti del mondo marista in Italia per il contrasto della povertà educativa minorile e la promozione dell’inclusione sociale, del volontariato e dell’educazione alla solidarietà.
Il progetto STAR NEET punta perciò a intercettare, attivare e supportare 50 giovani NEET di età compresa tra i 14 e i 35 anni, attraverso percorsi personalizzati di formazione, orientamento e autoimprenditorialità.
Ampio margine: arriva AppLi
Le istituzioni nazionali, dal canto proprio, procedono testando nuove misure, come AppLi, una novità targata Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il dicastero definisce AppLi “l’assistente virtuale per il Lavoro. Una guida innovativa che utilizza l’Intelligenza Artificiale per l’inserimento lavorativo dei giovani in Italia”. Sarà disponibile per i giovani h24 e li guiderà ogni qualvolta ne abbiano bisogno.
Si tratta perciò di un progetto sperimentale al momento concentrato sulle esigenze dei NEET che, nella strategia e nelle linee guida indicate dal G7 “Lavoro e Occupazione” di Cagliari, si inserisce nelle azioni promosse dal Ministero per valorizzare l’uso consapevole dell’Intelligenza Artificiale con l’obiettivo di rendere i servizi pubblici più innovativi, accessibili ed efficaci.
Questa iniziativa, quindi, rappresenta oggi una delle esperienze più innovative nel campo dell’IA applicata al settore pubblico, con un approccio etico orientato al servizio dei cittadini, e in particolare delle nuove generazioni che sono il futuro del paese (CLICCA QUI).




