Oltre lo schermo e la rete, che domenica con volley, basket e tennis

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Lo sport genera numeri impressionanti, anche davanti alla tv. 9,2 milioni di italiani, nella giornata di domenica 7 settembre, hanno assistito alle imprese della Nazionale di pallavolo femminile, dell’Italbasket maschile e di Jannik Sinner. Tutti a tifare dal divano e a vedere che cosa accadeva al di là dello schermo. Pardon, oltre la rete o sotto la retina.

Dalle 14:30 alla mezzanotte, un connazionale su 6 è stato risucchiato dallo sport azzurro. Quel rettangolo che trasmetteva immagini in movimento, suoni e voci ha dettato i tempi della giornata. Ha catturato l’Italia. Per certi versi, l’ha letteralmente ipnotizzata, regalandole ore di stress emotivo, di sentimenti complessi, di esultanze sfrenate per un punto messo a referto e di applausi a vincitori e vinti.

Oltre la rete, c’è un altro oro per la Nazionale di volley femminile

La copertina di questa prima domenica di settembre è tutta per le ragazze allenate da Julio Velasco. Dopo l’oro di Parigi, la Nazionale di volley femminile è riuscita a salire sul tetto del mondo. Un’impresa per nulla scontata. Un successo che ha certificato la grandezza di un gruppo che soltanto 23 mesi fa sembrava disgregato, spaccato, finito.

A rimettere a posto i cocci è stato chiamato un guru della pallavolo come il tecnico settantreenne di La Plata, uno che ha plasmato la generazione di fenomeni del volley maschile e che in poco tempo si sta ripetendo con la Nazionale femminile. Forse, l’alchimista Velasco si sta persino superando. Non è una coincidenza, ma dal suo arrivo il palmares federale si è arricchito di uno storico oro olimpico e di un titolo iridato che mancava dal 2002, ventitré lunghissimi anni.

A Bangkok, in Tailandia, l’Italia era atterrata con i favori del pronostico. Le campionesse olimpiche non potevano esimersi dal nascondersi dietro ad un dito. Le favorite erano loro, anche se il roster delle pretendenti al trono mondiale ero cospicuo e fin troppo agguerrito. Serbia, Stati Uniti, Cina, Giappone, Polonia, Turchia e Brasile. Se si prende in considerazione il ranking mondiale, queste erano e queste sono le Nazionali più forti del Pianeta, quelle che possono contare su giocatrici capaci di scrivere a loro piacimento le storie di ogni singolo match.

Dopo aver superato brillantemente il girone eliminatorio, le azzurre hanno liquidato Germania e Polonia, rispettivamente agli ottavi e a quarti di finale, con un doppio e roboante 3-0. In semifinale, invece, hanno dato prova di saper soffrire e di seguire pedissequamente ogni parola pronunciata da un uomo che voleva ballare il tango e che invece si è ritrovato ad insegnare pallavolo e a lavorare di psicologia con i suoi e le sue atlete.

La sfida con le brasiliane, guidate in campo da una bocca di fuoco come Gabi e selezionate da un santone come Ze Roberto, uno che si è cinto il collo di tre ori olimpici (1 con la Nazionale brasiliana maschile nel 1992 e 2 con la squadra femminile nel 2008 e 2012), può rappresentare la madre di tutte le prossime partite dell’Italvolley. Le Azzurre dovranno abituarsi a giocare match sporchi, lunghi e pieni di guerre sul filo dei nervi. Costrette a rincorrere le sudamericane, hanno affrontato le difficoltà con lucidità. Non hanno mai mollato di un centimetro, mostrando sempre grande coraggio.

Coraggio e attitudine positiva, anche quando dal campo non arrivavano notizie confortanti, non sono neppure mancati nella finale per il titolo mondiale. Se per avere la meglio sul Brasile, contro cui l’Italia aveva sempre perso nei 5 precedenti incroci mondiali, le Azzurre avevano dovuto giocare 2 ore e 15 minuti, per mettere a terra l’ultimo pallone contro la Turchia hanno impiegato quasi due ore di gioco.

Italia – Turchia non è stata solo un’altra altalena emotiva di 5 set, ma anche una partita piena di storie e di confronti.

Oltre la rete, Monica De Gennaro non inseguiva solo l’ennesimo successo della sua straordinaria carriera, ma aveva suo marito Daniele Santarelli, il CT della Turchia.

Oltre la rete, Alessia Orro, nominata MVP della competizione, aveva il suo futuro (la palleggiatrice sarda giocherà la prossima stagione sportiva con la maglia del Fenerbache).

Oltre la rete Paola Egonu e Ekaterina Antropova dovevano specchiarsi con un’altra opposta di livello stratosferico, quella Melissa Teresa Vargas capace di inchiodare a terra 151 palloni durante tutto l’arco del torneo.

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Maglia della Nazionale femminile di volley firmata da Paola Egonu: base d’asta 500,00 €

Alla fine, l’impresa l’hanno scritta ancora una volta le ragazze di Velasco. Erano favorite sulla carta, ma per confermarsi anche sul campo hanno dovuto sudare, sacrificarsi, aiutarsi, ascoltare ed imparare velocemente ad essere efficaci nei momenti chiave. Come negli ultimi due punti del quinto set, quando Antropova e Fahr sono riuscite finalmente a leggere gli attacchi delle turche e a stampare due muri vincenti. Che da una parte hanno consentito all’Italia di salire sul tetto del mondo e che dall’altra hanno difeso lo status conquistato a Parigi: la Nazionale di volley più forte del Pianeta ha la maglia azzurra.

Impresa sfiorata per l’Italbasket

Da Bangkok a Riga. Dalla pallavolo femminile al basket maschile. L’Italia di Gianmarco Pozzecco non è riuscita nell’impresa di eliminare la Slovenia. Finita nella parte del tabellone “sbagliata”, la Nazionale si è dovuta inchinare per 77 punti a 84 alla furia agonistica e allo strapotere di Luka Doncic, stella dei Los Angeles Lakers insieme al totem LeBron James.

Che fosse determinante lo si sapeva e lo si poteva pure immaginare. Ma che fosse così maledettamente incontenibile nessuno poteva presagirlo. Degli 84 punti sloveni, la metà, ben 42, hanno registrato la firma del fuoriclasse di Lubiana.

Doncic a parte, l’Italia del basket, durante tutto il torneo, ha ben figurato. Oltre la rete, pardon sotto la retina c’è futuro. Un grande futuro con vista 2028: Olimpiadi di Los Angeles. I margini di miglioramento ci sono, così come la linea verde.

Saliou Niang, solo per citare uno dei giovani, domenica è stato fondamentale. Insieme all’inossidabile Danilo Gallinari, all’ultima partita in Azzurro, il virtussino ha guidato la riscossa, aiutando l’Italia a ricucire uno strappo con la Slovenia che si avvicinava ai 20 punti (il tabellone recitava 56-72 alla fine del terzo quarto).

Gli uomini di Pozzecco hanno fatto saltare in piedi dal divano tutta l’Italia, quando a meno due dalla fine Fontecchio ha messo a segno il 77-78. A spegnere ogni velleità di rimonta e sorpasso ci ha pensato ancora una volta il castigatore dei Lakers e la poca lucidità in attacco dell’Italia. La rincorsa per tornare ad un possesso di palla dagli sloveni si è fatta sentire nei muscoli e nella testa degli Azurri, proprio negli ultimi, decisivi e drammatici secondi. La spallata a Doncic e compagni, purtroppo, non è arrivata.

Sinner contro Alcaraz, la sfida infinita

Nel tennis non c’è contatto, ma Carlos Alcaraz, vincendo per 3-1 la finale degli US Open, è come se avesse sferrato una spinta risolutiva a Jannik Sinner. Dopo 65 settimane da re incontrastato, l’altoatesino ha dovuto lasciare il trono al suo acerrimo rivale (sportivamente parlando).

Il 2001 di San Candido non è uscito affatto ridimensionato dall’Arthur Ashe di Flushing Meadows. Nonostante la sconfitta, il numero uno d’Italia può consolarsi con la 300ª vittoria in carriera, con l’87° successo in un torneo Slam (uno in più di Pietrangeli), con la striscia di 27 vittorie consecutive sul cemento e con il filotto di 5 finali in un Major, di cui quattro in un anno. Nell’era open solo Rod Laver, Roger Federer e Novak Djokovic sono riusciti a fare altrettanto. Solo che Sinner è stato il più precoce.

Lucido e perfezionista, Sinner, al termine del match, ha riconosciuto la superiorità di Alcaraz, ma ha anche iniziato a programmare il suo futuro: uscire dalla comfort zone. Tradotto: non solo bordate da fondo campo, ma più variazioni. È così che migliorerà. È attraverso queste auto-analisi ed un lavoro costante, anche sui dettagli, che rilancerà la sfida infinita allo spagnolo. Perché, se non fosse chiaro abbastanza, il tennis in questo momento è un duopolio. Da una parte del campo c’è Carlos Alcaraz, il numero 1, oltre la rete, invece, c’è il nostro Jannik Sinner, l’italiano che rende tutto possibile.

Le imprese della Nazionale femminile di pallavolo e i match dell’Italbasket e di Jannik Sinner avranno pure incollato quasi 10 milioni di italiani davanti alla tv, ma hanno sicuramente avvicinato alla pratica sportiva milioni di bambine e bambini. Lo sport in televisione, infatti, veicola messaggi positivi e ha la capacità di produrre l’effetto emulazione in chi guarda. Non stupiamoci se nella prossima stagione sportiva volley, pallacanestro e tennis faranno registrare un altro boom in termini di tesserati.

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