Il possibile collasso dell’AMOC e l’Overshoot Day non sono segnali positivi per il nostro Pianeta

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Bering Strait- AMOC

La situazione dello Stretto di Bering, con il potenziale collasso del sistema di circolazione delle correnti oceaniche, in particolare dell’AMOC (Atlantic Meridional Overturning Circulation),  e l’Overshoot Day rappresentano due indicatori complementari del riscaldamento globale. Il primo è lo scioglimento accelerato dei ghiacci artici che apre rotte navigabili ma destabilizza ecosistemi e equilibri geopolitici, mentre il secondo riguarda l’esaurimento globale delle risorse rinnovabili terrestri. 

Entrambi sono figli del riscaldamento antropogenico: l’aumento di CO2 e consumi insostenibili (evidenziato dall’Overshoot Day) scaldano gli oceani, fondono i ghiacci di Bering rilasciando acqua dolce che rallenta l’AMOC, creando effetti catastrofici su clima, biodiversità e anche questioni geopolitiche (oltre che umane).

Overshoot Day. L’Italia e il limite biofisico del nostro pianeta

L’Italia ha “speso” tutte le risorse naturali che il pianeta può rigenerare in un anno il 3 maggio. È questa la data dell’Earth Overshoot Day Nazionale calcolata dal Global Footprint Network, che segna il momento in cui il nostro Paese entra in “deficit ecologico”, consumando più di quanto la Terra possa rinnovare. In pratica, significa che per mantenere il nostro stile di vita (trasporti, consumi energetici e produzione alimentare), gli italiani hanno bisogno di “tre pianeti Terra” aggiuntivi.

Un dato allarmante, che ci colloca tra le nazioni più voraci d’Europa: solo la Grecia e la Bulgaria superano questa soglia. A livello globale, nel 2025, l’umanità ha raggiunto l’Overshoot Day il 28 agosto, ma per l’Italia il limite è arrivato con oltre tre mesi di anticipo (6 maggio 2025), a causa di un’impronta ecologica elevata, trainata da un alto consumo di carne, mobilità basata su auto private e sprechi energetici.

Negli ultimi anni, grazie a normative come il PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima), il Paese ha registrato una riduzione delle emissioni, se confrontato con il 2005, e il peso delle energie rinnovabili sui consumi finali è aumentato in modo significativo, passando dal 16,3% nel 2005 al 38,1% nel 2023 (quasi centrato l’obiettivo del 40%). Città come Milano e Bologna puntano su zone a traffico limitato e bike-sharing, ritardando di qualche giorno il loro Overshoot Day locale. Eppure, il progresso è insufficiente: senza interventi radicali, entro il 2050 potremmo aver bisogno di 5 Terre.

Per ribaltare la tendenza, esperti e associazioni lanciano appelli concreti: ridurre i voli aerei del 50%, passare a trasporti pubblici elettrici, adottare diete basate su cibi vegetali (plant-based) e supportare l’agricoltura rigenerativa. L’Overshoot Day non è una data simbolica, ma un invito urgente a ripensare al nostro modello di sviluppo. L’Italia ha le risorse umane per guidare il cambiamento. Quindi, una rotta inversa è possibile.

La situazione incerta e un possibile collasso del Capovolgimento Meridionale della Circolazione Atlantica (AMOC)

L’AMOC è un sistema cruciale di correnti oceaniche dell’Atlantico  ed è responsabile del trasporto di calore dall’equatore al Nord Europa. Queste correnti sono fondamentali per regolare il clima europeo e contrastare una crisi climatica, poiché trasportano acqua fredda profonda verso sud e acqua calda superficiale dall’equatore verso il Nord Atlantico. Tuttavia, secondo diversi studi (come Science Advances), a causa del cambiamento climatico e dell’innalzamento delle temperature, l’AMOC si sta indebolendo e potrebbe collassare.

In precedenza si pensava che già questo sistema potesse collassare, ma calcoli e previsioni recenti hanno rivelato come questa preoccupazione possa diventare imminente (un indebolimento del 60% maggiore rispetto a quanto previsto dai modelli precedenti). La ricerca condotta da Science Advances ha rivelato che tale corrente rallenterà entro il 2100 tra il 43% al 59%.

Se l’AMOC dovesse collassare, le conseguenze sarebbero devastanti. Subentrerebbero ulteriori problemi climatici, come siccità, problemi nella produzione alimentare, calo drastico delle temperature in Europa settentrionale e si registrerebbe un innalzamento di almeno 0,50 metri del livello del mare verso la costa nord orientale del Nord America.

Il riscaldamento globale, poi, rischierebbe di bloccare l’AMOC: le acque più calde del Nord Atlantico impedirebbero al flusso caldo e salato di raffreddarsi, mentre lo scioglimento delle calotte glaciali artiche immetterebbe acqua dolce che ne diluirebbe la salinità. 

Uno studio pubblicato su Science Advances, condotto da Soons e Henk Dijkstra, esplora un’idea controversa: chiudere lo Stretto di Bering con tre dighe per un totale di 80 km circa, in modo da simulare condizioni simili al Pliocene quando la corrente era più forte. Nei modelli con emissioni moderate di CO2 e un lieve indebolimento dell’AMOC, questa barriera rafforzerebbe la circolazione oceanica, ritardandone il collasso; al contrario, con un AMOC già debole, accelererebbe il declino.

Questa costruzione sarebbe possibile e paragonabile a dighe come l’Afsluitdijk olandese o la Saemangeum coreana. Realizzare un simile intervento, pertanto, significherebbe affrontare sfide enormi: correnti impetuose, ghiaccio, tensioni geopolitiche, impatti su ecosistemi, pesca, trasporti e comunità indigene. È logico che per procedere sono necessari ulteriori approfondimenti e valutazioni da parte degli studiosi (Soons, Baker e Hu).

 

Foto presa da Shutterstock: ID 2648199951 (di Andrei Stepanov; Bering Strait)

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