Il peso dell’inquinamento sulla salute: l’AIL pubblica un libro su fattori ambientali e rischio tumori del sangue

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Il peso dell'inquinamento sulla salute: l'AIL pubblica un libro su fattori ambientali e rischio tumori del sangue

In un approfondimento dedicato al rapporto fra ambiente e salute, pubblicato su Bioetica News, si legge una frase apparentemente molto semplice ma che racchiude una grande verità attuale: “La salute umana dipende dalla salute del pianeta.” Il nesso diventa sempre più stretto ed interdipendente. Ne consegue che uno stile di vita sregolato, combinato con l’attuale livello di inquinamento del pianeta, può determinare gravi problemi di salute. Questo è anche il messaggio centrale del volumeL’impatto dell’ambiente e degli stili di vita nel rischio onco-ematologico”, pubblicato dall’Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma (AIL).

Il libro coinvolge esperti di diversi ambiti scientifici, dalla medicina all’epidemiologia e alle scienze ambientali e sociali, insieme a rappresentanti delle istituzioni e dell’associazionismo. Il suo obiettivo principale è indagare il legame tra inquinamento, comportamenti individuali e rischio di sviluppare tumori del sangue, come leucemie, linfomi e mielomi.

L’impatto dell’ambiente e degli stili di vita nel rischio onco-ematologico” nasce dagli atti del Convegno Nazionale AIL del 2024 e vuole richiamare l’attenzione su come l’aumento dell’incidenza di alcune patologie oncologiche non sia legato soltanto all’invecchiamento della popolazione, ma che la loro radice sia riconducibile anche a fattori ambientali e comportamentali che possono essere modificati attraverso politiche generali di prevenzione e scelte individuali più consapevoli.

Il peso dell'inquinamento sulla salute: l'AIL pubblica un libro su fattori ambientali e rischio tumori del sangue

I fattori di rischio tra ambiente e salute dei cittadini

Il volume è stato presentato a Roma lo scorso 10 Febbraio 2026, presso la Camera dei Deputati, in un incontro che ha visto riuniti rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e del settore sanitario. L’iniziativa ha rappresentato un momento di confronto sull’importanza di integrare le politiche ambientali con quelle sanitarie, soprattutto in un’epoca in cui i cambiamenti climatici e l’inquinamento stanno modificando profondamente gli equilibri degli ecosistemi.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), una quota significativa delle malattie è attribuibile a fattori ambientali prevenibili. Le morti legate a esposizioni ambientali ammontano a circa 13 milioni ogni anno, di cui più della metà, oltre 7 milioni, è associata all’inquinamento atmosferico. Considerando che solo una minima parte della popolazione mondiale, circa l’8%, respira aria conforme agli standard indicati dall’OMS, emerge chiaramente la portata del problema.

Raccogliendo gli interventi di oltre trenta relatori, il libro analizza diversi agenti ambientali potenzialmente dannosi per la salute: inquinanti atmosferici, particolato fine, plastiche, sostanze chimiche persistenti come i PFAS, metalli pesanti (arsenico, cadmio, piombo e mercurio), diossine, benzene e pesticidi. Vi si aggiungono idrocarburi policiclici aromatici (IPA), coloranti, poli-cloro-bifenili (PCB), solventi, ftalati, ritardanti di fiamma, bisfenolo A, formaldeide e numerose altre sostanze tossiche presenti sia negli ambienti chiusi sia all’aperto. Questi agenti possono entrare nell’organismo attraverso alimentazione, acqua contaminata, inalazione o contatto cutaneo.

Secondo gli esperti coinvolti nello studio, quindi, la combinazione tra esposizione ambientale e comportamenti individuali può aumentare il rischio di sviluppare patologie onco-ematologiche. In particolare, alcuni studi epidemiologici citati nel volume indicano che la riduzione significativa dell’esposizione a cancerogeni ambientali potrebbe portare a una diminuzione dell’incidenza dei tumori del sangue fino al 30-40% nei gruppi di popolazione più esposti.

Il messaggio è chiaro: prevenire significa intervenire anche sulle cause ambientali e sociali che contribuiscono alla diffusione delle malattie.

 

Il modello One Health

Uno degli aspetti centrali del volume è chiaramente il riferimento al modello One Health, ovvero all’approccio scientifico che considera la salute umana strettamente interconnessa con quella degli ecosistemi e degli animali. Questo modello oggi è riconosciuto ufficialmente dal Ministero della Salute, dalla Commissione Europea e dalle principali organizzazioni internazionali come una strategia fondamentale in tutti gli ambiti che traggono beneficio dalla collaborazione tra discipline diverse, tra cui medicina, veterinaria, scienze ambientali, economia e sociologia. In tale prospettiva, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha da tempo avviato collaborazioni multidisciplinari e iniziative integrate tra i diversi settori di ricerca.

Il libro sottolinea la necessità di promuovere una visione integrata tra politiche ambientali e sanitarie, capace di affrontare in modo coordinato le sfide legate all’inquinamento e al rischio oncologico. L’obiettivo, pertanto, sarebbe quello di sviluppare strategie di prevenzione che coinvolgano istituzioni, comunità scientifica e cittadini, in linea con il diritto alla salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività sancito dall’articolo 32 della Costituzione. In questo contesto, il dialogo tra ricerca medica, scienze ambientali e politiche pubbliche diventa fondamentale per individuare interventi efficaci.

 

È chiaro che, accanto alla ricerca scientifica, è fondamentale sensibilizzare anche i cittadini, studenti e comunità locali sull’importanza degli stili di vita e della tutela ambientale, strumenti efficaci per ridurre i fattori di rischio. Le iniziative educative nelle scuole e nei territori possono favorire una maggiore consapevolezza su salute, sostenibilità e prevenzione, promuovendo comportamenti responsabili come un’alimentazione equilibrata, attività fisica regolare e riduzione dell’esposizione a sostanze inquinanti. La responsabilità riguarda non solo i singoli, ma l’intera comunità.

Articolo a cura di Rosanna Altieri, volontaria SCU OPES

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