Qualità della vita 2024: Caltanissetta, oltre i numeri

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Ogni anno la redazione de Il Sole 24 ore – in particolare il team di data journalism Lab24 – cura un’indagine che culmina con la pubblicazione di una classifica: uno strumento per leggere lo stato di salute delle realtà territoriali italiane e, insieme, la qualità della vita di chi vi abita.

L’ultima edizione, risalente al dicembre dello scorso anno, ha analizzato le attuali 107 unità territoriali – suddivise tra province, città metropolitane, liberi consorzi comunali ed enti di decentramento regionale.

Chiarito il quadro generale dell’indagine del Sole 24 ore, il focus si concentra ora sul Libero Consorzio Comunale di Caltanissetta. Una nota per i lettori e le lettrici: è il luogo di nascita e di residenza di chi firma l’articolo.

Caltanissetta, tra punti di forza e criticità: il quadro d’insieme

L’analisi dei dati relativi al 2024 restituisce un quadro della realtà nissena molto contrastante. Le sei macro aree individuate nell’indagine – dal lavoro alla demografia, dall’ambiente alla cultura – evidenziano tendenze strutturali negative, intervallate da alcuni rilevanti punti di forza. Vediamo nel dettaglio.

Ricchezza e consumi

Caltanissetta si colloca nella parte bassa della classifica, con valore aggiunto pro capite e spesa per consumi delle famiglie ben al di sotto della media nazionale. Elevata la quota di pensionati con redditi bassi, mentre la consistenza dei depositi bancari è modesta, a segnalare risparmio limitato. Il costo delle abitazioni, sensibilmente più basso rispetto alla media, rende più accessibile l’acquisto della casa. Il tasso di inflazione appare contenuto.

Affari e lavoro

Il quadro descrive una realtà fragile, segnata da difficoltà strutturali. Il tasso di occupazione rimane tra i più bassi d’Italia ed è accompagnato da una forte mancata partecipazione al lavoro, oltre che da una scarsa presenza di laureati: fattori che penalizzano la competitività complessiva.

Il divario retributivo di genere è ampio e l’attrattività imprenditoriale debole, con poche startup innovative, nuove iscrizioni d’impresa sotto la media e una quota di export marginale. Il turismo mostra segnali contrastanti: la scarsità delle presenze turistiche conferma la debolezza del settore, tuttavia l’ultimo trend registra una crescita rispetto all’anno precedente.

Sul fronte positivo, si rilevano poche cessazioni e fallimenti aziendali, una discreta diffusione di imprese sociali e un basso ricorso alla cassa integrazione. Questi elementi attenuano solo in parte il quadro critico e vanno interpretati con cautela.

Giustizia e sicurezza

In questo ambito, nonostante la posizione a metà classifica, Caltanissetta presenta un quadro fatto di luci e ombre. La durata media dei procedimenti civili resta superiore alla media nazionale e l’indice di conflittualità indica un numero elevato di nuove cause.

Alcuni reati gravi – come gli omicidi volontari – sono rari, ma altre forme di criminalità mostrano valori preoccupanti, in particolare i reati legati agli stupefacenti e gli incendi. Sebbene i furti con destrezza e con strappo siano contenuti, il numero complessivo di delitti denunciati rimane significativo.

La mortalità stradale extraurbana supera la media nazionale. In compenso, le truffe e le frodi informatiche risultano inferiori rispetto alla media, mentre il tasso di rotazione delle cause è tra i più bassi – segnale di una buona capacità di smaltimento, dunque di una ridotta pressione sul sistema giudiziario.

Nel complesso, la sicurezza pubblica appare relativamente stabile, ma alcune ambiti della giustizia civile e specifici reati evidenziano fragilità persistenti.

Caltanissetta, analisi sulla qualità della vita
Foto ID Shutterstock 2051369378 | Fotografo:
Simoncountry

 

Demografia e società

Sul fronte demografico e sociale, Caltanissetta mostra segnali evidenti di crisi strutturale. Il saldo migratorio è fortemente negativo e l’alta incidenza di iscritti all’AIRE conferma la perdita di capitale umano giovane e qualificato. Diffusa è l’uscita precoce dal sistema di istruzione, mentre la qualità della vita delle donne si attesta tra le più basse a livello nazionale.

I livelli di mortalità evitabile e la speranza di vita alla nascita si collocano sotto la media, e il quadro complessivo è aggravato da una scarsa attrattività per nuovi residenti e un progressivo invecchiamento della popolazione. Questo dato si pone in contrasto con un’età media al parto leggermente più bassa e un tasso di fecondità in linea con la media nazionale.

Non mancano però alcuni dati favorevoli: la bassa incidenza di persone sole e un consumo di farmaci per depressione inferiore alla media. Ma la somma degli indicatori descrive una comunità socialmente vulnerabile e in piena contrazione demografica. Il rischio è che il depauperamento umano e culturale già in atto possa accelerare, lasciando un territorio sempre più svuotato e impoverito.

 

Ambiente e servizi

Caltanissetta mostra carenze sistemiche nella gestione ambientale e dei servizi, oltre ad una modernizzazione ancora incompleta – con un trasporto pubblico locale tra i meno sviluppati in Italia.

Sul piano dell’impatto ambientale, ci sono dati contrastanti: la densità di impianti fotovoltaici è estremamente bassa, a segnalare un importante ritardo nella transizione energetica; tuttavia, paradossalmente, vi è un’alta incidenza di energia prodotta da fonti rinnovabili, trainata soprattutto dall’eolico.

La fragilità urbana è marcata, con una qualità della vita complessiva delle varie fasce d’età molto inferiore alla media. La raccolta differenziata è migliorata ma resta lontana dagli standard ottimali, e diversi servizi per le famiglie non sono ancora pienamente digitalizzati.

Tra gli elementi positivi si segnalano il contenimento del rischio idraulico e da frana, un’efficienza idrica superiore alla media e un numero ridotto di interruzioni nel servizio elettrico.

Caltanissetta, analisi sulla qualità della vita
Uno scorcio di Villa Amedeo, un giardino pubblico che nel XIX secolo era conosciuto con il nome di Real Villa Isabella

 

Cultura e tempo libero

L’offerta culturale e ricreativa di Caltanissetta resta limitata e poco competitiva. La spesa comunale per la cultura si attesta fra le ultime posizioni nella graduatoria nazionale per questo indicatore: l’offerta di spettacoli è ridotta, l’indice di lettura ai minimi e le strutture sportive, come palestre e piscine, scarse. L’accessibilità fisica ai servizi risulta penalizzata da tempi di percorrenza superiori alla media, fattore che contribuisce anche ad una ridotta partecipazione agli eventi.

Sul fronte positivo, si distingue un livello di digitalizzazione amministrativa tra i più alti del Paese, una copertura alla rete Gigabit superiore alla media e una buona presenza di bar, ristoranti e cinema in rapporto alla popolazione. La qualità del clima rappresenta un punto di forza, potenzialmente valorizzabile in chiave turistica.

Nel complesso, il territorio soffre di un evidente gap di investimenti e di vivacità culturale, con ampi margini di miglioramento qualora i fattori favorevoli vengano trasformati in attrattori stabili per residenti e visitatori.

 

I numeri non dicono tutto

Queste sono dunque le sei macro aree al centro della rilevazione de Il Sole 24 Ore. I segnali positivi non mancano, ma da soli non bastano a invertire la rotta. La domanda cruciale allora è: quale strada intraprendere per raggiungere un obiettivo tanto importante quanto complesso?

 

Caltanissetta, un ingranaggio che gira a vuoto

Prima di entrare nel merito, è bene chiarire che ciò che segue non è una verità assoluta, ma una proposta: un’interpretazione dei dati dell’indagine, volta a indicare una possibile via per cambiare l’attuale – purtroppo passivo – stato delle cose.

Ciò premesso, è arrivato il momento di dare un forte impulso, affinché la staticità che attanaglia il territorio nisseno si arresti definitivamente. Certo, è tutt’altro che semplice, ma si può fare, ed è vitale che questa svolta avvenga davvero, nel più breve tempo possibile, a seguito di un intervento deciso, coraggioso e risolutivo.

Il cuore del problema sta in un circuito negativo che si alimenta da sé: famiglie che non spendono perché non hanno fiducia o reddito sufficiente, imprese che non producono perché non hanno a chi vendere; ancora, case sempre meno care – un apparente vantaggio che in realtà riflette la perdita di valore del territorio – e giovani che partono perché non vedono prospettive. È un meccanismo che condanna Caltanissetta a restare indietro.

Di fronte a ciò, nel tempo, le forze politiche di governo ai vari livelli hanno promosso solo ritocchi superficiali e slogan fiscali, spesso disattesi o debolmente attuati.

Caltanissetta, analisi sulla qualità della vita
Foto ID Shutterstock 2051368952 | Fotografo: Simoncountry

Il circolo vizioso della sfiducia e della fuga

Come si può invertire la rotta? Bisogna intervenire sul meccanismo regolato dalla domanda e dall’offerta. Oggi domanda e offerta non si incontrano, ma si respingono: famiglie e imprese si muovono per difendersi, non per crescere. Questo alimenta la spirale della sfiducia e della fuga, in cui anche chi vorrebbe restare spesso finisce per partire.

 

Gli interventi strutturali per spezzare la spirale

Serve investire sul serio e con coraggio: infrastrutture che accorcino le distanze, servizi che restituiscano dignità, politiche industriali e un sistema giudiziario capaci di attrarre imprese e innovazione, incentivi che rendano conveniente produrre e creare lavoro.

Solo in un terreno reso fertile da queste scelte avrà senso parlare anche di riduzione delle tasse, che potrà così tradursi in consumi e investimenti, e non in semplice risparmio dettato dalla paura. Produzione e consumo devono tornare a sostenersi a vicenda: senza domanda l’offerta non si muove, senza offerta la domanda si spegne.

 

Una domanda scomoda

Il punto allora è semplice e scomodo: Caltanissetta non può restare un territorio in cui l’unico movimento è quello di chi se ne va. Bisogna rompere l’incantesimo dell’attesa infinita di un cambiamento che arrivi dall’alto, costruendone le basi da subito. La vera domanda non è quanto a lungo la realtà nissena resterà nei bassifondi della classifica, ma quanto a lungo questo status verrà banalizzato.

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