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Editoriale a cura del Presidente Nazionale di OPES, Juri Morico
Ci sono riforme che non appartengono a una parte politica, ma a un’esigenza profonda del Paese. Riforme che nascono da un’attesa lunga, talvolta frustrante, e che riguardano la qualità stessa della nostra democrazia. La riforma costituzionale della giustizia è una di queste. Per questo, come cittadini e come espressione del mondo dello sport e del terzo settore, guardiamo al referendum con convinzione e diciamo “Sì”.
Il Referendum sulla giustizia riguarda la vita reale delle persone
Siamo tutti d’accordo nel dire che l’Italia ha bisogno di una giustizia efficiente, equilibrata, capace di garantire diritti e responsabilità in tempi ragionevoli, più di quanto oggi non sia. A questo punto sembra doveroso evidenziare che questa non è una questione per addetti ai lavori, né una disputa tra giuristi, ma riguarda la vita reale delle persone, l’attività concreta delle associazioni, il quotidiano delle imprese sociali e dei volontari che ogni giorno operano nei territori.
Nel mondo del privato sociale, in cui sport e terzo settore sono protagonisti, la fiducia è alla base della motivazione che spinge gli uni verso gli altri: fiducia riposta nelle persone che ci aiutano, nelle organizzazioni a cui ci affidiamo o a cui affidiamo i nostri cari. Chi vive il mondo dello sport e del terzo settore sa bene quanto la fiducia nelle istituzioni sia un bene prezioso; senza fiducia non c’è partecipazione, senza partecipazione non c’è comunità. E la fiducia è una pianta che cresce e lascia germogliare i suoi fiori nel terreno della giustizia e della trasparenza.
Ci chiedono se vogliamo la separazione delle carriere a garanzia per tutti che un giudice sia veramente “terzo” e ci sia trasparenza nei ruoli; se vogliamo che il magistrato debba scegliere all’inizio della carriera la funzione giudicante o requirente, per poi mantenere quel ruolo durante tutta la vita professionale. Abolire le “porte girevoli”, ma soprattutto distinguere il percorso sin dal principio delle carriere senza favorire nessuna commistione tra i due, lasciando nel dibattimento tra accusa e difesa una netta distinzione tra le 2 squadre e l’arbitro.
Per questo voteremo “Sì”: per rafforzare il principio per cui chi accusa e chi giudica devono essere non solo imparziali, ma anche percepiti come distinti e autonomi nei loro percorsi e nelle loro funzioni. È un passaggio che avvicina l’Italia ai modelli delle grandi democrazie e che contribuisce a rendere il processo più equilibrato, più chiaro, più giusto.
Ci chiedono di restituire in seno al Consiglio superiore della magistratura (CSM), organo di autogoverno dei magistrati e che ne regola la carriera, dignità e peso specifico alle competenze e all’integrità del singolo giudice candidato a parteciparvi, togliendone all’oggi prevalente sostegno delle correnti: con il nostro convinto “Sì” al referendum colpiremo il “correntismo” e il condizionamento ideologico e partitico della “politica” sulla giustizia.

L’introduzione di meccanismi come il sorteggio per la composizione degli organi di autogoverno rappresenta un segnale importante: un modo per ridurre logiche di appartenenza, riequilibrare il sistema e restituire centralità al merito e all’indipendenza.
Per il mondo dello sport e per quello del terzo settore, tutto questo non è un dibattito astratto. Ogni giorno operiamo in contesti in cui legalità, equità e fiducia nelle istituzioni fanno la differenza tra inclusione ed esclusione, tra opportunità e marginalità. Una giustizia percepita come distante o condizionata indebolisce il tessuto sociale; una magistratura credibile e non auto-referenziata, invece, lo rafforza.
È per questo che la valutazione della professionalità e della competenza dei magistrati, oggi operata dal CSM che decide sulla base di valutazioni fatte anche dai Consigli giudiziari, (organismi territoriali nei quali, però, decidono solo i componenti appartenenti alla magistratura) lascia trasparire una sovrapposizione tra “controllore” e “controllato” e favorisce la logica corporativa. Voteremo convintamente “Sì” per estendere anche ai rappresentanti dell’Università e dell’Avvocatura nei Consigli giudiziari la possibilità di avere voce in capitolo nella valutazione.
Al filosofo francese Voltaire viene anche attribuita una frase: “è preferibile rischiare di salvare un colpevole piuttosto che condannare un innocente”. Concordiamo in pieno con l’identificazione del pericolo di vedere innocenti privati della libertà senza che abbiano commesso alcun reato e prima di una sentenza anche non definitiva. Per eliminare la possibilità di procedere con la custodia cautelare per il rischio di “reiterazione del medesimo reato” voteremo “Sì” al quesito referendario, in modo che finiscano in carcere prima di poter avere un processo soltanto gli accusati di reati gravi.
La decadenza automatica di sindaci e amministratori locali condannati ha creato vuoti di potere e la sospensione temporanea dai pubblici uffici di innocenti poi reintegrati al loro posto. Il referendum elimina l’automatismo e restituisce ai giudici la facoltà di decidere se applicare o meno l’interdizione dai pubblici uffici.
Riforma giustizia: dire “Sì” è un passo nella direzione giusta
Dire “Sì” non significa pensare che la riforma risolverà ogni problema. Nessuna riforma lo fa da sola. Significa però riconoscere che è un passo nella direzione giusta, un segnale di maturità istituzionale e di responsabilità verso il futuro del Paese.
Il mondo dello sport e Terzo settore sono per propria natura mondi che costruiscono ponti: tra istituzioni e cittadini, tra diritti e solidarietà, tra legalità e inclusione. Per questo guardiamo con favore a ogni cambiamento che rafforzi lo Stato di diritto e renda le istituzioni più credibili agli occhi delle comunità.
Una giustizia più equilibrata e più efficace non è solo un principio astratto. È una condizione concreta per garantire libertà, tutelare i più fragili, sostenere chi opera per il bene comune. È un presupposto per uno sviluppo civile ed economico più sano.
L’Italia ha spesso dimostrato di saper cambiare quando il cambiamento diventa necessario. Oggi siamo davanti a uno di quei momenti. Non si tratta di scegliere tra tifoserie, ma di guardare al futuro con senso di responsabilità.
Per queste ragioni, con spirito costruttivo e con fiducia nelle istituzioni democratiche, il nostro è un “Sì” convinto. Un “Sì” che nasce dall’idea di un Paese più giusto, più moderno e più vicino ai cittadini. Un “Sì” che guarda avanti. Perché una giustizia più giusta significa, semplicemente, un’Italia migliore.
Juri Morico
Presidente Nazionale OPES aps
Credits Foto copertina | ID Shutterstock 2334199945 | Photographer: Massimo Todaro






