Risorse per Sports Community: intervista a Fabio Pagliara (coordinatore COP)

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cop - fabio pagliara

“Incentivare la pratica sportiva in spazi urbani come parchi e giardini con riguardo ad interventi che valorizzano l’interconnessione digitale, l’innovazione degli spazi, la mobilità sostenibile e gli aspetti di rigenerazione e di integrazione del contesto urbano” è il tema di una delle cinque Comunità di Pratica previste dal progetto Sports Community (finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per la gestione di attività finalizzate alla promozione dell’attività sportiva e all’integrazione tra Sport, pianificazione e/o rigenerazione urbana e tecnologia applicata al benessere e realizzato in collaborazione con la SAA – School Of Management di Torino).

In questa occasione, presentiamo l’output, ovvero quanto prodotto dalla COP sul tema e dunque quanto verrà restituito a Torino, il 18 e il 19 settembre prossimi – CLICCA QUI PER APPROFONDIRE, attraverso la voce di uno dei protagonisti. 

Indice articolo

Il progetto

L’iniziativa parte da un presupposto: lo sport è uno strumento potente e versatile, ma per risolvere le sfide che affrontiamo deve essere parte di una risposta più ampia e coordinata per promuovere il benessere e la salute a livello sociale.

La proposta ideata dalla Cop 2 è quella di strutturare un progetto pilota per la realizzazione, gestione e misurazione dell’impatto di spazi outdoor dedicati al benessere e allo sport con indicazioni su come farli vivere al di là della riqualificazione fisica: “Gli arcipelaghi del benessere e dello sport”.

Abbiamo intervistato Fabio Pagliara Presidente della Fondazione Sport City e dell’Associazione Manager Sportivi Associati, nonché coordinatore della Cop 2, rivolgendogli alcune domande sui diversi aspetti del progetto, in particolare su temi chiave come l’infrastruttura, l’animazione, la formazione, la valutazione e la sostenibilità.

Intervista a Fabio Pagliara

Partendo dalla premessa generale del divario nel tasso di sedentarietà in Italia tra Nord, Sud e Isole, un fenomeno che comporta un significativo impatto sulla salute pubblica, quali sono le differenze riscontrabili attualmente nelle diverse aree e in che modo il progetto può contribuire a rendere la società più attiva? 

I dati sul tasso di sedentarietà in Italia sono impietosi. E rivelano una divisione netta: da un lato il Centro-Nord, dall’altro il Centro-Sud, dimostrandoci, purtroppo, che una questione meridionale esiste anche nello Sport. la nostra proposta parte da un principio fondamentale: non utilizzare la mancanza di impianti sportivi nel Sud come facile giustificazione, ma ribaltare il paradigma, dimostrando che la cultura del movimento può prosperare anche in spazi liberi, aperti, riappropriandoci delle nostre città.

In questa visione il meridione, grazie alla bellezza dei propri territori ed al clima favorevole, diventa una immensa opportunità per creare benessere e incoraggiare la pratica di attività non strutturate. Oltre a piccoli investimenti infrastrutturali, è essenziale investire nel capitale umano, nelle infrastrutture immateriali e nella cultura del movimento. La visione della Cop 2 agisce su questi ambiti, puntando anche su cultura e sulla formazione. Si tratta di un cambiamento sociologico e non solo sportivo.

L’attività fisica può avere gli stessi benefici di una medicina. “Lo sport è un “farmaco” che non ha controindicazioni e fa bene a tutte le età” ha dichiarato la prima firmataria del Ddl, Daniela Sbrollini, Vicepresidente della X Commissione Affari Sociali, Sanità, Lavoro e Previdenza sociale del Senato: la pratica sportiva avallata da una prescrizione in ricetta può incentivare la cultura del movimento?

Una rivoluzione straordinaria. Da anni siamo a fianco della Senatrice Sbrollini in questa giusta battaglia trasversale e di civiltà. È una delle giuste declinazioni che deve produrre il nuovo art. 33 della Costituzione. La declinazione pratica del concetto non sarà facile. Ma la strada è giusta e produrrà grandi risparmi sul sistema sanitario nazionale e benessere. Avanti tutta!

COP - Fabio Pagliara

Per promuovere una cultura del movimento è necessario affrontare anche le cause strutturali della sedentarietà, come una progettazione urbana che non favorisce la mobilità attiva o un lavoro che prevede lunghi periodi di inattività: in che modo la comunità di pratica ha identificato delle possibili soluzioni?

Abbiamo individuato come possibili soluzioni efficaci interventi “leggeri” sui territori, capaci però di generare un impatto profondo e duraturo, promuovendo sani stili di vita. La trasformazione di questi spazi in “oratori laici” e successivamente in “hub della salute” rappresenta la strada maestra. La comunità di pratica pensa che per realizzare questo cambiamento sia necessario da un lato agevolare, anche con sinergia tra pubblico e privato, la nascita di nuove strutture nelle città, ma dall’altra dare continuità e profondità a queste attività sul territorio. 

Quali elementi possiamo definire fondamentali nella progettazione degli spazi outdoor – inclusivi e sicuri per tutti – per incentivare l’attività fisica tra i cittadini? 

Rispondo in maniera brevissima: secondo me devono essere “contemporanei”, essere quindi in sintonia con le esigenze della società di oggi. Devono nascere dopo uno studio del territorio, favorire l’integrazione e garantire la massima sostenibilità. Nulla di grande, nulla di complicato, ma interventi che stimolino il benessere, favoriscano una mobilità intelligente e incentivino l’aggregazione sociale.

L’integrazione della tecnologia digitale nei parchi urbani può migliorare la gestione degli spazi verdi, ma anche offrire nuove opportunità di interazione, apprendimento e attività fisica per i cittadini: l’interconnessione digitale come può essere un alleato per la cultura del movimento oltre che per la valorizzazione di parchi e giardini urbani?

Le Città e la tecnologia devono essere considerati partner, alleati e non avversari in questo progetto. La pratica diffusa destrutturata non può prescindere né dalle città né da una tecnologia intelligente, che sia realmente al servizio delle persone. Una tecnologia che non si limiti a creare “community”, ma che favorisca la nascita di vere “comunità”, semplificando, rendendo accessibile e promuovendo la cultura del movimento in modo chiaro e inclusivo per tutti.

Quali modalità di animazione degli spazi outdoor sono più efficaci per coinvolgere diverse fasce d’età?

La gente credo voglia, in questi spazi, sostanzialmente star bene. E socializzare in sicurezza. Dando continuità alle attività e spiegazioni corrette sulle attività da svolgere. E nella logica del gaming, tenere conto che insieme ai ragazzi sono molti gli over 60 che si avvicinano al movimento.

E come invece si possono coinvolgere attivamente gli Enti di Promozione Sportiva?

Gli Enti di Promozione Sportiva (EPS) rappresentano gli stakeholder ideali per queste attività: possiedono competenze, una presenza radicata sul territorio e una particolare attenzione alle esigenze della società che li rendono perfetti per svolgere questo ruolo. Quando parlo di continuità e profondità, credo che pochi soggetti siano in grado di offrire queste caratteristiche come gli EPS. Tuttavia, va detto con chiarezza: gli EPS devono prepararsi a queste nuove sfide che li attendono.

Durante i meeting avete anche considerato dei case history e buone pratiche per costruire una vostra restituzione, tra queste c’è il “coach di quartiere”…

“Coach di Quartiere” è un bellissimo progetto, in linea con gli obiettivi della Cop 2. Una best practice da cui prendere spunto. Noi riteniamo che sia decisivo sul territorio dare servizi e creare aggregazione. Il coach prima ancora che un tecnico, deve essere un animatore, una persona che abbia una competenza sul benessere. Non si cercano talenti (lo fanno benissimo le Federazioni Sportive) non si fanno attività codificate (lo fanno benissimo gli Enti di Promozione Sportiva): qui occorre dare ai cittadini degli strumenti per “stare bene” muovendosi.

Quanto conta, in tale contesto, la formazione continua e quali tematiche dovrebbero essere prioritarie nei programmi formativi?

Ritengo che l’investimento nella formazione del capitale umano sia cruciale e imprescindibile. In questo ambito, gli EPS possono svolgere un ruolo centrale. Il programma ha un approccio trasversale in quanto coinvolge l’attività motoria, la capacità di creare aggregazione e la valorizzazione dei contesti urbani.

Qual è l’approccio comunicativo da adottare per raggiungere il pubblico in modo più efficace?

Non è semplice. Ritengo si debba procedere su più livelli e quindi una attività locale di convegnistica, formazione, con testimonial che spieghino i vantaggi del “muoversi”, i vantaggi psico-fisici per i singoli, ma anche per la collettività. Poi occorre che le comunità locali impegnino i propri “mezzi” per campagne sociali che sensibilizzino su questo tema. Una statistica ci dice che ci si muove di meno dove è più basso il livello culturale. Per questo occorrerebbero campagne semplici e dirette.

Quali indicatori ritiene più importanti per monitorare l’impatto del progetto sugli spazi outdoor e sulla comunità?

Credo che nella prima fase dovremo studiare il “sentiment” della popolazione: come è cambiata la qualità della vita in presenza di nuovi spazi indoor? Qual è la percezione sul territorio? Successivamente, sarà importante esaminare i dati relativi alla sedentarietà, partendo da un’analisi di base e affrontando una domanda cruciale: “muoversi è fare sport?”.

Come si possano coinvolgere i cittadini nel processo di valutazione e come si potrebbe utilizzare la tecnologia per tracciare e migliorare l’efficacia del progetto?

Beh, ovviamente con un sistema di QR Code si potranno mettere sui vari parchi una serie di materiali sia per il corretto utilizzo delle attrezzature, sia per un sistema di valutazione complessivo.

Quali strategie di finanziamento potrebbero essere più sostenibili per garantire la continuità del progetto a lungo termine?

Si deve lavorare, penso, sul sistema di “adozione” per le singole aree, dando agli EPS e alle ASD/SSD obblighi e diritti per una corretta gestione degli spazi anche nell’interesse della collettività. Immaginerei un sistema di credito di imposta per i privati che volessero “sponsorizzare” attrezzature e recupero delle aree come attività anche di legacy territoriali. Si deve incentivare fortemente la sinergia tra pubblico e privato.

L’output della Cop 2 ci introduce quindi al concetto di “Arcipelaghi del benessere e dello sport“, evocando un sistema di spazi interconnessi e variegati, progettati per promuovere uno stile di vita sano e attivo attraverso lo sport e il benessere. L’idea di “arcipelago” suggerisce che queste isole, non separate tra loro seppur distinte, possano rappresentare diverse culture e tradizioni sportive, promuovendo la multiculturalità e l’integrazione sociale attraverso lo sport. Con un approccio al benessere, che non riguarda solo l’attività fisica, ma anche il benessere mentale e sociale.

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