Roma diventa più grigia: chiudono gli storici negozi di giocattoli

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Ha fatto scalpore la decisione di Hamleys di chiudere definitivamente tutti i flagship in Italia. La notizia ha acceso i fari sulla crisi che i negozi di giocattoli stanno attraversando. Tra il 2011 e il 2025 (dati di Confesercenti), l’Italia ha perso oltre 103mila attività commerciali. Se le multinazionali abbassano le serrande, figuriamoci quanta fatica facciano le realtà storiche a rimanere aperte e ad essere ancora oggi degli autentici punti di riferimenti per gli abitanti di interi quartieri. Resistere al mercato online, all’aumento dei costi fissi, all’incidenza della denatalità e all’aumento dei giochi digitali è diventata un’impresa ardua.

Nella Capitale, dalla pandemia in poi, l’emorragia non si è arrestata: molti punti vendita di giocattoli hanno chiuso i battenti. Tra questi, c’è anche Perdigiorno, un piccolo rifugio in zona San Giovanni per i più piccoli ma anche per i più grandi che non hanno mai dimenticato la meraviglia e l’importanza del gioco. Alla fine di gennaio, la proprietaria Stefania Cane ha gettato la spugna.

La realtà grigia della Capitale: quali sono i motivi?

Roma inizia ad ingrigirsi, tendendo a dare poco spazio al mondo dei bambini. In alcuni quartieri della Capitale hanno chiuso realtà storiche del regno dei giocattoli come Zio Charly. Dapprima cartoleria, poi negozio di giocattoli a Monte Mario, ha cessato la sua attività il 1° aprile 2024, dopo ben 61 anni. Nel quartiere Appio-Latino, negli ultimi due anni ben tre attività commerciali hanno abbassato le loro saracinesche. La stessa fine è toccata anche a Casa Mia. Dopo 80 anni, ha smesso di essere un mondo pieno di ricordi per molti adulti ed un rifugio per tanti bambini.

Medesimo epilogo, sempre presso il quartiere San Giovanni, per Ciuf Ciuf, altro esercizio, con una storia alle spalle di 45 anni, che ha provato invano a stare al passo coi tempi e con la società odierna. Infine, come accennato in precedenza, Perdigiorno, che nel 2023 aveva aperto a tutti i bambini e bambine il suo spazio pieno di giocattoli in legno, peluche e libri, colorando una zona di Roma che si stava spegnendo.

Le cause sono varie e molteplici. La questione economica è tra queste: se da una parte la spesa viene indirizzata in altri acquisti diversi da un giocattolo, dall’altra bisogna realizzare che il consumo e l’investimento nei videogiochi è in crescita. Secondo dati di AIV (Accademia Italiana dei Videogiochi), nel 2024, il settore ha fatto registrare un fatturato di 2,4 miliardi di euro, con il 16% del volume economico generato dalla fascia d’età tra i 6 e i 17 anni (dati di IIDEA). Altri motivi sono legati alla denatalità e “alla difficoltà delle giovani coppie di trovare casa, come riportato nel messaggio pubblico di chiusura di Casa Mia.

Le parola di Stefania Cane, proprietaria di Perdigiorno: Il problema è la sostenibilità economica

Perdigiorno è nata agli inizi del 2023 come libreria-gioco, vendendo articoli di nicchia per i più piccoli. Dai giochi in legno ai libri anche interattivi, passando per i peluche di fattura artigianale, giochi da tavolo, carte e altri articoli ricercati. Un luogo e una dimensione magica con una sensibilità rara che, purtroppo, non ha avuto il giusto riconoscimento“Il problema è la sostenibilità economica – afferma la proprietaria di Perdigiorno -. La sostenibilità economica di questi spazi è piuttosto complessa”.

Il punto – aggiunge Stefania Cane – è che realtà come Perdigiorno non sono dei semplici negozi. Non sono solo delle attività commerciale, ma si attestano anche come punti di ritrovo per le persone. Abbiamo fatto tantissime attività insieme. Tuttavia, questo non è stato sufficiente per sostenersi”.

Anche se il 31 gennaio è stata una data triste per il negozio ed il quartiere, il viaggio e l’amore per la cultura del gioco e la fantasia potrebbero non finire. La chiusura definitiva non è un punto, ma un punto e virgola di uno spazio che vuole continuare a trasmettere questa passione. “Una delle idee che mi piacerebbe portare avanti – confida la titolare – è quella di non chiudere completamente il discorso della libreria, ma farla diventare itinerante”. Stefania Cane, tramite la nostra intervista, ha voluto esprimere tutta la sua gratitudine per quelle persone che si sono attivate e sono state vicino al suo negozio, offrendo il loro aiuto e idee per un “continuo”.

Le sue parole sono una testimonianza di come la questione economica sia al centro di questo decadimento e di come la società, lasciando poco spazio ai più piccoli, stia diventando sempre più grigia.

 

Perdigiorno, negozio di giocattoli
Perdigiorno, negozio di giocattoli

 

Foto copertina di Shutterstock: ID 2686496419

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