Il Servizio Sanitario Nazionale si sta pian piano, ma inesorabilmente, smantellando, lasciando così una strada spianata per i sistemi privati. Ad affermarlo è il GIMBE, in occasione della presentazione del suo rapporto annuale. In questo modo milioni di cittadini, soprattutto quelli in condizioni di fragilità, saranno condannati a rinunciare alle cure, ma soprattutto al diritto alla salute. I Governi che si sono susseguiti negli ultimi anni, riporta la nota della Fondazione presieduta da Nino Cartabellotta, hanno sempre promesso di difendere il Servizio Sanitario Nazionale, ma nessuno di questi ha garantito le risorse che permetterebbero il corretto funzionamento del servizio.
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Sanità: collasso del FSN
Il GIMBE si focalizza inoltre su conti, risorse e percentuali di PIL. Il Fondo Sanitario Nazionale (FSN), riporta la nota stampa della Fondazione, nel triennio 2023-2025 è cresciuto di € 11,1 miliardi: da € 125,4 miliardi del 2022 a € 136,5 miliardi del 2025. Risorse che in buona parte sono state erose dall’inflazione e dall’aumento dei costi energetici.
Inoltre, la percentuale del FSN sul PIL, al 31 dicembre 2024, è scesa al 6,1% nel 2024-2025, rispetto al 6,3% del 2022. Per cui, anche se nel triennio 2023-2025 il FSN è aumentato di € 11,1 miliardi, per il taglio alla percentuale di PIL, sottolinea il Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze, la sanità ha lasciato per strada € 13,1 miliardi.
Nel Documento Programmatico di Finanza Pubblica (DPFP) del 2 ottobre 2025 è riportato un rapporto spesa sanitaria/PIL stabile al 6,4% per gli anni 2025, 2027 e 2028, con un leggero aumento al 6,5% nel 2026, legato alla revisione al ribasso delle stime di crescita economica.
Il GIMBE, tuttavia, teme che la quota di PIL destinata alla Sanità scenderà nel corso dei prossimi anni, con la conseguenza che il gap tra previsione di spesa e finanziamento pubblico possa ricadere sui bilanci delle Regioni. Dai € 7,5 miliardi nel 2025 ai € 13,4 miliardi nel 2028. Quadro che costringerà le Regioni a ridurre i servizi o aumentare la pressione fiscale.

Il privato in crescita
Secondo i dati ISTAT, la spesa sanitaria per il 2024 ammonta a € 185,12 miliardi: € 137,46 miliardi di spesa pubblica (74,3%) e € 47,66 miliardi di spesa privata (25,7%), di cui € 41,3 miliardi pagati direttamente dalle famiglie (out of pocket) e € 6,36 miliardi da fondi sanitari e assicurazioni. Complessivamente, sottolinea il presidente Cartabellotta, l’86,7% della spesa privata grava direttamente sui cittadini, mentre il 13,3% è intermediata.
La limitazione dell’accesso alle cure è esplosa nel 2024, quando ha coinvolto 1 italiano su 10 (oltre 5,8 milioni di persone), con marcate differenze regionali: dal 5,3% della Provincia autonoma di Bolzano al 17,7% della Sardegna. Quadro che è destinato a peggiorare a causa dell’aumento della povertà assoluta che nel 2023 ha colpito 2,2 milioni di famiglie.
Privatisti sempre più cercati
“Il continuo indebolimento della sanità pubblica – ricorda il presidente Cartabellotta – favorisce la continua espansione dei soggetti privati, ben oltre la sanità privata convenzionata”. Secondo i dati del Ministero della Salute, nel 2023, su 29.386 strutture sanitarie, 17.042 (58%) sono private accreditate. Nel 2024 la spesa pubblica destinata al privato convenzionato ha raggiunto € 28,7 miliardi.
Invece, nel “privato puro”, tra il 2016 e il 2023, la spesa delle famiglie è aumentata, passando da € 3,05 miliardi a € 7,23 miliardi, mentre la spesa out of pocket nel privato accreditato è cresciuta del 45%,
Il piano di rilancio del GIMBE
Per avere un futuro nel SSN, secondo Cartabellotta, si deve considerare la salute un investimento strategico per il paese e non un costo da comprimere.
La Fondazione GIMBE ritiene che per rilanciare questo sistema bisogna rafforzare e innovare il modello del SSN istituito nel 1978 e basato sui principi di universalità, uguaglianza ed equità. Per rendere possibile questo piano di rilancio, la Fondazione GIMBE propone un patto.
Un patto politico che non dipende dalle ideologie di partito e avvicendamenti di Governo, andando a riconoscere un pilastro della democrazia nel SSN, rendendolo strumento di coesione sociale e motore di sviluppo economico.
Un patto sociale per rendere i cittadini consapevoli del valore della sanità pubblica, e per educarli così a un uso responsabile dei servizi.
E, inoltre, un patto professionale, per il quale i vari protagonisti della sanità dovranno rinunciare ai privilegi di categoria, andando così a salvaguardare il bene comune.
Articolo realizzato con il contributo di Lorenzo Toscani





