I segnali che arrivano dalla Città del Vaticano sembrano essere chiari. Il conclave che dovrà eleggere il successore di Papa Francesco non sarà lungo. Nel giro di due o tre giorni, come già avvenuto nel 2005 e nel 2013, dal comignolo posizionato sul tetto della Cappella Sistina potrebbe uscire la tanto agognata fumata bianca.
La prima votazione avverrà nella serata di mercoledì 7 maggio. I 133 cardinali elettori, dopo la messa “Pro Eligendo Romano Pontifice”, che si terrà alle ore 10:00 nella Basilica di San Pietro, nel pomeriggio varcheranno le soglie della Cappella Sistina. Quando il maestro delle celebrazioni, Monsignor Diego Ravelli, pronuncerà il fatidico “extra omnes”, tutti fuori, inizierà ufficialmente il conclave. Se a controllare che ogni fase si svolga nel rispetto delle regole sarà il camerlengo, il cardinale irlandese Kevin Farrell, a guidare il collegio cardinalizio più numeroso della storia sarà Monsignor Pietro Parolin, Segretario di Stato dello Stato Città del Vaticano.
Sotto l’imponente Giudizio Universale di Michelangelo si confronteranno correnti differenti. Con 133 elettori, di cui 53 europei, 23 asiatici, 17 rispettivamente per l’Africa e il Sudamerica, 16 nordamericani, 4 cardinali centroamericani e altrettanti provenienti dall’Oceania, è facile pensare che emergeranno divergenze non solo sui nomi, ma anche sul ruolo del prossimo Papa. Dovrà essere un diplomatico, un teologo o un pastore capace di dare continuità all’operato di Bergoglio?
Nonostante i contrasti interni, le posizioni e le distanze culturali e geografiche tra i porporati, l’impressione è che ci vorrà poco tempo per vedere affacciarsi dalla Loggia della Basilica il 267° successore di Pietro. Un ruolo decisivo lo avranno quei cardinali che possono essere considerati degli autentici opinion leader. Autorevoli, credibili, tenuti in grande considerazioni dai colleghi che si identificano nella medesima corrente, hanno la capacità di indicare la via e di convogliare preferenze su un candidato piuttosto che su un altro.
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Chi dopo Bergoglio? I possibili profili che potrebbero entrare nella Cappella Sistina come cardinale ed uscire come Papa
Nessuno fa nomi. Dinanzi ai microfoni e alle telecamere, i cardinali non si sbilanciano, ma ammettono di avere le idee chiare. Dal 26 aprile, giorno delle esequie di Papa Francesco, circolano solo ipotesi e profili di papabili.
Il diplomatico Pietro Parolin ed altri due italiani vicini a Papa Francesco
Per i media e gli addetti ai lavori sulle questioni vaticane, in cima alla lista c’è un nome: il Cardinale Pietro Parolin. Il settantenne di Schiavon è stato il braccio destro di Bergoglio e potrebbe unire sia coloro che vorrebbero una continuità con il predecessore sia coloro che non hanno amato l’esuberanza dell’argentino. Fedele, sempre leale al “prete del popolo” anche quando non condivideva alcune posizioni, su tutte la benedizione delle coppie omosessuali, Parolin è molto conosciuto tra i 133 elettori.
Le sue doti diplomatiche, emerse nei rapporti di disgelo con la Cina e nelle mediazioni tra USA e Cuba, sono apprezzate e potrebbero rivelarsi come delle qualità che il prossimo pontefice dovrebbe possedere per affrontare le sfide attuali e i conflitti nell’Europa orientale, in Medio-oriente, in Africa e in Asia.
Per diventare il 267° pontefice, però, avrà bisogno dei due terzi dei voti. Qualora li dovesse ottenere, il ruolo di cardinale elettore anziano, che dovrà porre al prescelto dal collegio la fatidica domanda sull’accettazione dell’incarico, spetterà al cardinale Fernando Filoni. In tal caso, come Papa Giovanni XXIII, al secolo Angelo Giuseppe Roncalli, Parolin diventerebbe Pontefice senza aver mai guidato una diocesi.

Altri profili di cardinali italiani su cui potrebbero confluire le preferenze del collegio cardinalizio della Cappella Sistina sarebbero quelli di Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), e Pierbattista Pizzaballa, il patriarca cattolico di Gerusalemme.
Entrambi si definiscono sacerdoti che puntano sul dialogo, si sono impegnati per la pace in territori complicati (Zuppi ha cercato di mediare tra Russia e Ucraina, mentre Pizzaballa è una delle voci più ascoltate in Terra Santa) e si sono sempre spesi per gli ultimi, i poveri e gli emarginati (Zuppi, che ha una laurea in lettere alla Sapienza, si è avvicinato da giovanissimo alla Comunità di Sant’Egidio). La loro eventuale elezione significherebbe dare un chiaro segnale di continuità con Papa Francesco.
Nel segno di Bergoglio anche i cardinali Marx, Hollerich e Tagle
Europei, progressisti e vicini alla Chiesa di Papa Francesco lo sono pure Reinahrd Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga, anti populista e convinto ambientalista, ed il lussemburghese Jean Claude Hollerich, gesuita come Bergoglio e con posizioni molto aperte sui temi più controversi della dottrina cattolica, come le coppie omosessuali, il diaconato femminile e l’abolizione del celibato.
Non è nato nel Vecchio Continente, ma anche il filippino Luis Antonio Tagle, nominato cardinale da Benedetto XVI ed arcivescovo di Manila, ha molti tratti in comune con Papa Francesco. In primis, lo stile pastorale e poi le posizioni su quegli argomenti che l’ala più conservatrice della Chiesa cattolica ha sempre rinfacciato al Vescovo di Roma scomparso lo scorso 21 aprile.

L’ala conservatrice: l’influenza di Erdo e Ambongo
Tra gli esponenti della corrente tradizionalista, un ruolo di spicco lo ricopre l’ungherese Peter Erdo. L’arcivescovo di Budapest, che per dieci anni ha ricoperto il ruolo di presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE), ha una certa influenza. Le sue indicazioni e le sue idee potrebbero spostare i voti in una direzione lontana da un identikit di pontefice di Bergogliana memoria.
Qualcuno lo ha accostato a Giovanni Paolo II, altri a Benedetto XVI, Erdo è apprezzato per la sua fermezza e per essere un sostenitore della riscoperta delle radici cristiane. Sui temi più divisivi, come la comunione ai divorziati risposati, le unioni civili tra omosessuali, la contraccezione e l’aborto, le sue posizioni sono nette. Nonostante le tante divergenze con Papa Francesco, non ha mai alimentato il fuoco della polemica. Anzi, sul dialogo tra occidente e oriente le loro vedute hanno trovato convergenza e punti in comune.
Non avrà lo stesso spessore di Erdo, ma per i cardinali elettori del continente africano Fridolin Ambongo è una guida carismatica ed autorevole. Inflessibile sulla dottrina, il porporato di Kinshasa viene dipinto come un tradizionalista, poiché ha criticato apertamente Bergoglio sull’apertura alla benedizione delle coppie omosessuali.

Outsider? No, Battaglia, Aveline, Lopez Romero e Tolentino De Mendonça sono profili autorevoli e vicini alla Chiesa di Bergoglio
All’interno della Cappella Sistina, nel conclave che inizierà nel pomeriggio di mercoledì 7 maggio, potrebbe spuntare un nome a sorpresa, proprio come accadde nel 2013 quando fu domandato a Jorge Mario Bergoglio se volesse accettare l’incarico e quale nome papale volesse assumere. La sensazione è che non ci sarà una resa di conti tra le correnti progressiste e conservatrice, ma che si proseguirà nella continuità e nel solco tracciato da Papa Francesco, il prete del popolo venuto dalla fine del mondo e vicino agli ultimi.
Se venisse rispettato questo principio, allora avrebbero ottime chance di salire al soglio pontificio anche Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli, Jean Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia ma nato in Algeria da una famiglia di immigrati francesi, Cristobal Lopez Romero, arcivescovo di Rabat ma spagnolo di nascita, e José Toletino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la cultura e l’educazione.
Nominato cardinale da Bergoglio lo scorso dicembre, don “Mimmo” Battaglia ha sempre definito le riforme di Papa Francesco come evangeliche e non politiche. Come l’argentino, può essere definito un prete di strada ed un uomo amico dei più fragili e di coloro che sono a rischio emarginazione sociale.
Quelli di Aveline e Romero sono altri due nomi altisonanti che circolano nelle stanze cardinalizie e che gli operatori dell’informazione di mezzo mondo hanno ripreso ed indicato come papabili. Gli arcivescovi di Marsiglia e di Rabat hanno molti tratti in comune. Tra questi, spiccano il dialogo interreligioso ed interculturale, soprattutto con l’islam, e la difesa dei poveri e dei migranti.
Anche le loro personalità sono simili. Risultano gioviali, cordiali ed allegri. Le loro qualità e caratteristiche potrebbero essere premiate non solo dai cardinali europei e africani, ma anche da quelli latino-americani e dell’area mediterranea. Se Jean Marc Avenil ha estimatori anche in medio-oriente, Cristobal Lopez Romero, per aver ricoperto incarichi in Bolivia e Paraguay, potrebbe beneficiare delle preferenze del Centro e Sudamerica.
Proviene dall’isola di Madeira, infine, il cardinale José Tolentino De Mendonça. Poeta ed intellettuale, è stato scelto da Bergoglio per sostituire il cardinale Gianfranco Ravasi e per avere al super Dicastero un’altra figura di grande spessore culturale e morale. Come Papa Francesco, Tolentino De Mendonça è apprezzato per le sue capacità di ascolto e di dialogo con tutti. Soprattutto con chi non crede o ha perso la fede.

Immagine di copertina: ID Shutterstock 2619374935 – Photographer: Marco Iacobucci EPP



