Sinner firma il bis a Wimbledon: Jannik è il nostro “Wonderwall”

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Jannik Sinner, il nostro wonderwall

Dopo il back to back di Jannik Sinner a Wimbledon, lo possiamo affermare: il Mondiale di calcio non ci manca. Abbiamo un Campione che ci trascina, ci salva sportivamente parlando, ci fa godere, ci rende orgogliosi e che, dulcis in fundo, ci sta trasformando. Da popolo di fini calciofili, tattici, risultatisti o giochisti, profondi conoscitori del 4-4-2, della difesa a tre e delle transizioni negative, ci sta aiutando ad evolverci in habitué di circoli tennis e amanti della racchetta, per la gioia della FITP e dei Maestri federali. 

Jannik Sinner ci incanta e ci fa cantare. Domenica 12 luglio 2026, dopo l’ultimo punto contro Alexander “Sascha” Zverev, proprio quando il ragazzo di San Candido si è lasciato cadere sull’erba verde dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club, abbiamo capito che lui è il nostro muro delle meraviglie, il nostro wonderwall, come direbbero gli Oasis.

Sinner è il nostro porto sicuro, l’atleta a cui aggrapparci quando tutto il mondo partecipa ad una festa e noi stiamo a guardare, con disinteresse e senza neppure provare invidia, perché sappiamo che prima o poi esulteremo su un altro campo verde e senza buttare una pallina in rete. 

Il nostro muro delle meraviglie diventa così fonte di speranza e d’ispirazione. Non è solo il GOAT dello sport italiano, nonostante i suoi 25 anni (li compirà il prossimo 16 agosto), ma anche un modello da seguire. E quando parliamo di modello, ci riferiamo ad esempio per le future generazioni.

Sinner concede il bis a Wimbledon: Jannik è il nostro Wonderwall
Così le testate inglesi celebravano il successo di Sinner a Wimbledon soltanto un anno fa (Credits – ID Shutterstock: 2653201781 | Photographer: Steve Travelguide)

Il successo di Sinner a Wimbledon? Dolcissimo come le strawberries and cream

Il secondo successo di fila a Wimbledon, impresa centrata solo da altri 9 tennisti in precedenza, è dolcissimo come le strawberries and cream, le fragole con panna che si consumano a Wimbledon insieme al Pimm’s o allo champagne. Il gusto del successo non è cambiato, è rimasto lo stesso. Neppure la modalità di assaporare una simile delizia è variata. Come un anno fa contro Carlos Alcaraz, Sinner ha perso il primo set, per poi imporsi per 3 set a 1 con il suo stile, con il suo metodo e con la sua capacità di resistere alle difficoltà.

Ripetersi sull’erba inglese non era per nulla scontato. Vero, non c’era il murciano, fermo per un infortunio, ma Sinner arrivava all’appuntamento con quel pugno preso al Roland Garros che ci aveva tenuti con il fiato sospeso per le sue condizioni di salute. Come hanno ribadito i suoi tecnici, gli straordinari Simone Vagnozzi e Darren “papà” Cahill, la vittoria è stata una liberazione.

Il numero uno delle classifiche ATP si è rialzato e ha ripreso la marcia, raccogliendo il primo Slam dell’anno, il quinto in carriera, dopo  i 5 Masters 1000 su 5 conquistati in questo sfavillante 2026 (Indian Wells, Miami, Montecarlo, Madrid e Roma). I successi  in carriera diventano così 30, mentre le vittorie negli Slam salgono a 100. Numeri impressionanti, numeri da numero 1 dei numero 1.

Spaziale, a tratti fenomenale. Senza dubbio trascinante

Spaziale, a tratti fenomenale. Queste sono due etichette che potremmo appiccicare addosso a Sinner, ma sono pure due aggettivi da accostare al Campione visto all’All England Lawn Tennis and Croquet Club. Dopo averci portato sulla luna, tanto per citare l’espressione coniata da Paolo Bertolucci in occasione del successo di Sinner alle ATP Finals 2024, il venticinquenne di San Candido ci sta facendo esplorare lo spazio, l’ignoto. Non ci rendiamo conto dove possa arrivare, ma siamo felici di accompagnarlo in questo viaggio, seguendolo anche da un divano. Per la cronaca, sono stati 4,2 milioni gli italiani che hanno visto la finale davanti alla tv o nei bar, proprio come accadeva un po’ di anni fa con Valentino Rossi.  

Ormai, viviamo con partecipazione emotiva ogni suo match. Magari non saremo come mamma Siglinde, che ogni tanto è costretta ad abbandonare il suo posto a causa della tensione, ma esultiamo e soffriamo tremendamente per il nostro numero portacolori. Chiedere a chi ha seguito l’esordio a Wimbledon del campione in carica, quando per piegare Kecmanovic sono serviti cinque lunghissimi set. 

E se il prosieguo del torneo è stato un crescendo di consapevolezza, con il climax toccato in semifinale contro Novak Djokovic, uno capace di mettere a referto 409 vittorie negli Slam, la finale ha assunto, almeno per noi, tonalità cupe, fosche e drammatiche dopo il primo set, perso al tie-break giocando un ottimo tennis. Il nostro Campione, invece, non si è lasciato abbattere. Niente lo scalfisce, nulla lo turba se sta al 100% della condizione fisica e mentale, figuriamoci un tie-break. Lui ha continuato a disegnare i contorni della vittoria, per poi riempirli a suo piacimento con pennellati vivaci, potenti, veloci o raffinate.

Mantenendo sempre la stessa velocità di palla e di pensiero, Sinner ha sgretolato le certezze di un ottimo Zverev, vincitore al Roland Garros e alla ricerca del secondo Slam in carriera con un gioco deluxe nei primi due set. Pian piano, però, la strategia e le variazioni del numero 1 italiano, come una goccia che scava nella roccia, hanno lasciato il segno. La percentuale vincente di prime del tedesco si è abbassata. Il dritto, il suo colpo meno preciso, ha iniziato a vacillare, accusando la fatica e la pressione dell’italiano.

La conseguenza? La percentuale di errori non forzati si è alzata e le palle break, invisibili fino al terzo set, si sono palesate. Sinner, concentrato e affamato come sempre, non si è fatto pregare. Ha aggredito l’occasione, il  tempo, lo spazio e la pallina, strappando il servizio al suo avversario, senza concedere successivamente passaggi a vuoto o repliche per un controbreak. 

Lo spettacolo non è mancato. Alcuni scambi sono diventati epici nella narrativa della finale. Altri, invece, possono essere catalogati come game fenomenali. Uno su tutti? Il punto che ha portato Sinner a servire per il match. Irreale per tutti, privo di qualsiasi logica, ma non per la fantasia di Jannik, che sul campo riesce a disegnare traiettorie immaginifiche.

Dichiarazioni tenere e piene di emozione, proprio come “Wonderwall

Se Angelo Binaghi, presidente della FITP, se lo coccola e nel mentre canzona l’Italia del calcio per la sua assenza dal Mondiale, noi ci godiamo il momento e cantiamo “Wonderwall” degli Oasis, dedicandola al nostro muro delle meraviglie che ci sta regalando storie di sport e lezioni di vita, tanto nel caso di vittoria quanto in quelle poche occasioni in cui è costretto ad inchinarsi alla malasorte, a un malessere o ad un avversario più bravo.

Non è un fallimento non vincere uno Slam”, ha sottolineato Sinner in conferenza stampa. “Sono giorni rarissimi e io ne ho ottenuti cinque in tutta la mia vita. Parliamo di cinque Slam, ma alla fine sono cinque giorni su tantissimi altri. Se avessi perso, sarebbe stata comunque una grande giornata. Giocare una finale Slam è così raro e speciale, non do mai nulla per scontato”.

 

Immagine di copertina – ID Shutterstock: 2418094707 | Photographer: Victor Velter

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