Sinner da leggenda: trionfa a Roma e scrive la storia

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Sinner a Roma scrive un altro capolavoro. L'altoatesino trionfa al Foro Italico 50 anni dopo Panatta

La sua racchetta è una penna che scrive pagine nuove, mai lette prima. In alcuni casi riprende o si lascia ispirare da storie che hanno mezzo secolo di vita. Le aggiorna con il suo stile potente e fluido e con una grammatica basata su una sintassi fatta di colpi di dritto o di rovescio taglienti, fluidi e impattanti. Jannik Sinner è uno splendido autore del romanzo sportivo italiano.

Le sue vicende narrative e sportive hanno una meravigliosa capacità: catturano l’attenzione. Questo ragazzo altoatesino tiene incollato alla sua storia non solo l’appassionato di tennis, ma anche chi fino a pochi mesi fa parlava di altri sport e non sapeva nulla di una disciplina che ha lati diabolici, tanto per parafrasare una celebre citazione di Adriano Panatta. 

Più gioca e vince, più Sinner ha occhi addosso. Tutti si aspettano il masterpiece. Ogni volta sembra costretto a scrivere l’ennesimo capolavoro. Ma la pressione e i favori del pronostico non lo scalfiscono. L’atleta narratore è tanto solido in campo quanto fuori. Non è un computer, ma un ragazzo capace di gestire le emozioni e i momenti di un match, conscio dei suoi mezzi, consapevole che una sconfitta non debba rappresentare un dramma, attento ai dettagli e sempre pronto a migliorarsi, anche dello 0,1%.

Sinner e il valore della vittoria al Foro Italico

A Roma Sinner ha aggiornato la sua bibliografia. Non ha scritto un capitolo della sua carriera, ma un intero volume, che era atteso dagli italiani da cinquant’anni e che rappresenta una novità per gli addetti ai lavori. Dopo Adriano Panatta, vincitore sulla terra rossa del Foro Italico nel 1976, l’albo d’oro degli Internazionali di Tennis ha ritrovato un altro nome azzurro.

Il doppio 6-4 rifilato al norvegese Casper Ruud è valso il 29° titolo e il completamento del Career Golden Masters. L’unico tennista che era riuscito a mettere il suo sigillo in tutti i 9 Master 1000 del circuito ATP era stato Novak Djokovic, proprio il tennista a cui Sinner somiglia di più per la capacità di rispondere e di rimanere sempre collegato mentalmente alla partita.

La vittoria nella 83ª edizione degli Internazionali ha permesso a Sinner di allungare la striscia di successi nei 1000 del circuito, allungando la sua imbattibilità a 34 partite nei tornei più importanti dopo gli slam. Dopo Parigi, arrivato nell’ultima parte della stagione 2025, il 2026 ha portato in dote ed in bacheca il Double Sunshine con le vittorie di Indian Wells e Miami, a cui sono seguiti Montecarlo, Madrid e, per l’appunto, il Foro Italico. Ora i 1000 consecutivi sono diventati 6: un record che inserisce Sinner direttamente nella storia del suo sport. 

La grandezza di Sinner non si misura con il numero di titoli vinti o con la facilità con cui spazza via i suoi avversari (a Roma sono caduti in serie: Ofner, Popyrin, Pellegrino, Rublev, Medvedev e Ruud), bensì con il suo atteggiamento e con il suo comportamento. Mai una parola fuori luogo. Mai un gesto per irretire o schernire l’avversario. Mai una protesta, anche perché rappresenterebbe una perdita di tempo e di energie. Anzi, sempre un sorriso sulle labbra e, come accaduto durante la premiazione al cospetto del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, un pizzico di autoironia che non guasta mai. 

La prossima fermata sarà il Roland Garros. Anche in questa occasione il numero 1 delle classifiche sarà l’uomo da battere. Senza Alcaraz, fuori per infortunio, tutti si aspettano che l’italiano possa conquistare la sua prima Coppa dei Moschettieri, l’unico Slam non ancora presente nella sua ricchissima collezione. 

Non solo Sinner, che trionfo per il doppio Bolelli-Vavassori

Roma non ha celebrato solo la narrativa sinneriana. Altri portacolori sono saliti alla ribalta delle cronache. Il primo è Luciano Darderi, capace di raggiungere la semifinale e di scaldare il pubblico del Foro Italico anche nelle notti più umide della Capitale. Il cammino dell’italo-argentino, uscito con le ossa rotte dal match contro Ruud (il norvegese si è fatto benvolere dal pubblico italiano, a tal punto che dopo la finale è stato salutato da un lunghissimo e calorosissimo applauso), è stato comunque notevole. Darderi ha dimostrato il suo valore e la sua propensione a lottare e a non mollare mai.

Trionfale, invece, è stato anche il percorso del doppio formato da Simone Bolelli e Andrea Vavassori. Se un anno fa erano state le donne a prendersi la scena, con i successi di Jasmine Paolini nel singolare e in doppio con Sara Errani, quest’anno gli uomini sono diventati i veri principi del Foro. Bolelli e Vavassori hanno coronato il loro sogno: vincere davanti al proprio pubblico. Per scrivere la loro personalissima impresa, hanno dovuto sudare, superare difficoltà e passaggi a vuoto, fino a sciogliersi in un abbraccio finale sul Centrale. 

Il successo dal punto di vista tecnico dei tennisti italiani fa il paio con i risultati registrati dalla 83ª edizione degli Internazionali. Al Foro Italico è stata scritta un’altra pagina storica. Nel corso delle due settimane, hanno varcato i tornelli oltre 400 mila persone, che arrivano ad essere 579.000 se si contano anche gli addetti ai lavori. In più di un’occasione è stato battuto il precedente record di 43.000 presenze nell’area.

Come ha sottolineato il Presidente federale Binaghi durante la conferenza stampa di chiusura, il tennis in Italia rappresenta “il miglior investimento sportivo possibile”. Il torneo, che genera 490 milioni di valore aggiunto, si conferma uno straordinario volano per il sistema economico nazionale e locale e pure per il turismo.


 

Immagine di copertina – ID Shutterstock: 2780072333 | Photographer: ErreRoberto

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